Un momento di ricerca: di chi erano le barche della Flotilla? Vi sono implicazioni di Hamas?
7 ottobre 2023-2025. Tragico anniversario. Le immagini della raccapricciante incursione di Hamas tornano a bloccare il pensiero e la mente…. Sono passati due anni di atroci avvenimenti e finalmente si apre un barlume di un sospirato “cessate il fuoco”.
Nel frattempo, gli attivisti della Global Sumud Flotilla, pur lamentando qualche maltrattamento morale, sono di ritorno vivi e vegeti, ed è bene tutto ciò che finisce bene.
L’impresa che trasportava aiuti per un imprecisato numero di tonnellate, in ogni caso ha raggiunto ben più di un obiettivo. Ne ha parlato il Pianeta, ha mobilitato il dissenso popolare che è sceso in piazza soprattutto nel mondo occidentale, scuotendo le coscienze dal basso, ponendo la politica di molti Paesi di fronte alle proprie scelte. Negativo è il crescente sentimento antisemita, ma questa è un’altra storia.
Ma cosa significa Global Sumud Flotilla?
Sumud in arabo vuol dire perseveranza, fermezza, in pratica resistenza ed è, quindi, la parola più logica che è stata abbinata alla Global Flotilla, impresa partigiana dal concetto di “liberazione” ben interpretato da un’iniziativa che ora, da direzioni diverse, uguali e contrarie, ha sollevato qualche amletico dubbio e il bisogno di rispondere ad alcune domande.
Di chi erano le barche? Come è stata organizzata e da chi? Esistono implicazioni di Hamas?
Non c’è conferma pubblica e verificabile che renda certa l’origine o il “proprietario” di tutte le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, e le informazioni disponibili sono spesso contraddittorie o provenienti da fonti politicamente schierate. In seguito a una ricerca approfondita, per tutta una serie di domande, si può riassumere ciò che emerge da varie fonti con un livello di certezza relativamente avanzato (euronews, CBS news, Al Jazzera, UNICORN RIOT)
Cosa sappiamo: la struttura e le dichiarazioni ufficiali
- La Global Sumud Flotilla è un’iniziativa guidata da una coalizione di gruppi della società civile (non governi). Le organizzazioni coinvolte includono Freedom Flotilla Coalition, Global Movement to Gaza, Maghreb Sumud Flotilla e Sumud Nusantara
- Il sito ufficiale afferma che il progetto è autofinanziato e che il supporto finanziario viene da “grant e da te” (cioè dalle donazioni pubbliche).
- Un’intervista con Benedetta Scuderi (rappresentante della Flotilla) ha smentito voci che Hamas finanzi l’operazione, insistendo sul fatto che è “una flotta civile e pacifica autofinanziata”. (La7.it)
- Israele, dal canto suo, ha accusato la Flotilla di avere legami finanziari con Hamas. Le autorità israeliane hanno presentato documenti che, secondo loro, dimostrerebbero tali collegamenti, ma la Flotilla ha respinto queste accuse come propaganda e ha chiesto che tali prove siano verificabili da organismi neutrali
- Un’analisi del think tank israeliano ITIC osserva che le fonti di finanziamento restano poco chiare, ma nota che “il coinvolgimento di attivisti di Hamas e dei suoi sostenitori”, in particolare di Zaher Birawi, suggerisce che la leadership esterna di Hamas possa aver aiutato a lanciare la flotilla come strumento di propaganda anti-Israele.
Finanziamento
Alla luce delle fonti:
- La versione ufficiale della Flotilla è che il progetto è autofinanziato e sostenuto da donazioni da parte di individui, ONG o entità che vogliono appoggiare la missione. (UNICORN RIOT)
- In alcune campagne (es. su piattaforme come Chuffed) è indicata una cifra raccolta per la Global Sumud Flotilla (per esempio: 2.984.266 € raccolti su un obiettivo di 1.200.000 €). (Chuffed.org)
- In Italia si parla di raccolta locale di beni: a Genova sono state raccolte oltre 300 tonnellate di materiali di aiuto da associazioni come Music for Peace e dai portuali. (Il Giornale d’Italia)
In sintesi: non vi è prova certa e indipendente che Hamas o un ente statale finanzino la Flotilla, e gli organizzatori smentiscono tali legami. Ma alcune parti criticano che i flussi finanziari siano poco trasparenti.
Proprietà: di chi sono le barche
Le diverse informazioni disponibili comunicano che:
- Le imbarcazioni non sono tutte nuove navi “di proprietà centrale” della Flotilla: molte sono barche civili, piccole imbarcazioni, spesso di proprietà di associazioni, ONG, gruppi locali o attivisti, che si uniscono sotto lo stesso coordinamento.
- Diverse imbarcazioni provengono da varie nazioni: ad esempio quella dell’ONG italiana Emergency, la nave “Life Support”, partecipa con funzione di soccorso medico/logistica.
- Nel convoglio tunisino c’erano barche partite da Gerba, Zarzis, Bizerte; queste sono imbarcazioni locali che si sono aggregate alla missione.
Non è rintracciabile una lista dettagliata che assegni per ogni barca un proprietario pubblico certificato.
Fonti e affermazioni esistenti
Ci sono essenzialmente due filoni principali:
Le affermazioni da parte delle autorità israeliane, che sostengono che ci siano documenti che collegano la flottiglia a Hamas, che alcune barche siano di proprietà di società “copertura” (front companies), che alcuni organizzatori facciano parte, direttamente o indirettamente, della rete di Hamas tramite organismi esteri come il PCPA (Palestinian Conference for Palestinians Abroad).
Le risposte / smentite degli organizzatori, che insistono sul fatto che la flottiglia sia civile, umanitaria, finanziata da donazioni private, ONG, comunità locali, e che non accettino finanziamenti statali né controllo politico (in particolare non da Hamas).
Cosa sostengono le autorità israeliane
Israele ha pubblicato documenti che, secondo il Ministero degli Esteri israeliano, “provano” che Hamas sarebbe coinvolta nel finanziamento e nella realizzazione della flottiglia. In particolare, tra gli israeliani si parla di un individuo, Saif Abu Kishk (o con nomi simili: “Saif Abukeshek”, etc.), che sarebbe dirigente della compagnia “Cyber Neptune”, registrata in Spagna, che secondo queste affermazioni possederebbe diverse delle imbarcazioni della flottiglia. Inoltre, Israele afferma che alcuni membri del comitato organizzativo della flottiglia sono operativi legati al PCPA, a sua volta visto come parte della rete estera di Hamas dalle autorità israeliane.
Cosa affermano gli organizzatori / le fonti critiche
Gli organizzatori negano i legami con Hamas o altri gruppi armati. Dicono che le accuse sono “propaganda”. Affermano che il finanziamento si è basato su donazioni individuali, campagne pubbliche, raccolte comunitarie. Non sono stati accettati finanziamenti governativi.
Cosa è verificato, cosa rimane incerto o ipotetico
Non è stato reso pubblico un documento indipendente confermato da terze parti neutrali che colleghi in modo chiaro e provato finanziamenti, proprietà e controllo operativo da parte di Hamas su ogni nave coinvolta. Le obiezioni degli organizzatori si concentrano su mancanza di prova concreta ed elementi oscuri nei documenti presentati.
Finanziamento tramite donazioni / campagne pubbliche
- Nel sito ufficiale la Global Sumud afferma che il finanziamento è dal basso, da individui, campagne, donazioni; il fatto che siano state raccolte donazioni pubbliche è documentato in parte.
- Non è trasparente il dettaglio di quanto raccolto, come siano distribuiti i fondi, se ci sono costi gestionali elevati, se qualche parte del finanziamento passi per enti intermedi che possano essere collegati a gruppi politici.
Proprietà delle imbarcazioni specifiche
Non è stato possibile ricavare una lista dettagliata e verificata che assegni ad ogni barca un proprietario legale certificato. Non è chiaro quanto siano barche di ONG, proprietà privata, proprietà della compagnia Cyber Neptune, o altre entità.
In conclusione
Alla luce delle fonti interpellate non è provato che tutte (o la maggior parte) delle barche della Global Sumud Flotilla siano direttamente di proprietà di Hamas o finanziate da esso.
Esistono indizi e accuse, basati su documenti presentati da Israele, che collegano alcuni organizzatori e una società spagnola chiamata Cyber Neptune con nomi associati con Hamas, che potrebbero indicare un grado di coinvolgimento. Ma queste affermazioni non sono state verificate in maniera indipendente da fonti neutre, almeno non pubblicamente fino ad ora.
Gli organizzatori dichiarano che la flottiglia è civile e autofinanziata, e formalmente sono presenti società registrate legalmente che avrebbero ruolo nella logistica / proprietà. Ma non è chiaro se il controllo effettivo delle barche, la proprietà economica e la direzione operativa siano totalmente trasparenti.
Nessuna manifestazione oggi sulla strage compiuta dagli jihadisti di Hamas. C’è qualcosa che manca sulle piazze d’Italia

Il risultato più importante conseguito dalla Flotilla è stato quello di risvegliare da un lungo sonno una massa di persone che da qui in avanti – per restare nella metafora – non faranno più dormire sonni tranquilli ai governi occidentali.
esatto, così come indicato al terzo capoverso di questa lunga ricerca su molti aspetti controversi di questa poliedrica vicenda ancora ricca di punti nebulosi
Grazie per l’analisi iteressante. Alla fine i dubbi su chi ha avviato la Flotilla mi sembrano secondari e molto minori di quelli su chi ha avviato il grande sciopero francese del bloquons tout (non s’è mai capito). Conta che in entrambi i casi c’è stata grande partecipazione popolare alle iniziative. E Flotilla, a differenza dello sciopero francese, ha portato un bel messaggio: Ha fatto scattare l’indignazione popolare latente. Questo va al di là degli errori es che magari potevano ascoltare il consiglio di Mattarella.
Aggiungo che pace vuol dire ascoltare le istanze di tutti compresi gli isreaeliani. Oggi ho visto un mural con la bandiera palestinese e tutta l’area Isreaele Cisgiordania Gaza di uno stesso colore: questo non aiuta la pace.
Questa ricerca giornalistica è davvero approfondita ed articolata. Ma ormai il quadro è chiaro. Non è più tempo di dubbi, sospetti e distinguo. Si deve prendere una posizione decisa, ascoltando la propria coscienza. Per quanto riguarda il 7 ottobre ci pensa già la propaganda a tappeto dei sostenitori di chi da vittima si è trasformata in carnefice, superando in ferocia i suoi maestri ( che nelle rappresaglie si limitavano al rapporto 1 a 10).
Mi permetto di suggerire, se possibile, una ricerca sulla cultura della vendetta a partire dall’ antico testamento ed in altre ideologie.
Grazie dello spunto, in realtà volevo andare oltre e approfondire sulla cultura dell’odio e della paura. Questo poichè pur sembrando un paradosso , la cultura araba, alias palestinese, nei confronti prima degli israeliti e poi degli israeliani è di odio, poichè ne contempla la distruzione. Dalla parte opposta la cultura della paura porta a una difesa estrema e a un espansionismo così come è la storia del sionismo. La vendetta deriva da questo dualismo. Provvederò al più presto, e nel frattempo ringrazio ancora
Articolo interessante e dettagliato!!!grazie Carlo!