Il fuoco della conoscenza
Krishna rappresenta la voce di Cristo nel cuore: indivisa, pura, saggia e amorevole. Essa trasmette il sapere autentico e perfetto che conduce alla conoscenza di sé e quindi al campo di battaglia. È nell’arena della vita, e non in astratto o in privato, che elaboriamo e impariamo ogni giorno e ogni minuto.
I contatti della materia, o Arjuna, danno luogo a freddo, a caldo, a piacere e a dolore. Essi vanno e vengono, impermanenti. Sopportali coraggiosamente, o Arjuna. Sappi poi che è indistruttibile ciò da cui quest’universo è pervaso. Nessuno può distruggere ciò che è indefettibile.
Nelle tenebre cerchiamo l’origine e la fonte di tutta la vita, nei suoi aspetti più eclatanti e in quelli più insignificanti. Ma alla fine, fissiamo lo sguardo nel vuoto, nel nulla, nell’inafferrabile. La creazione divina non conosce età, tempo, passato, futuro, si rinnova a ogni secondo e non si ripete mai. Quella vita resta nascosta alla nostra comprensione, non riusciamo a pensarla, ad attirarla, ad afferrarla. La danza della vita è inaspettata, infinitamente duttile, bella e vera. Nel suo aspetto del dio Shiva, rompe ogni cristallizzazione, distrugge ciò che non segue il movimento, pulisce il cuore e la testa per aprirli all’inatteso miracolo della creazione.
A quel modo che un fuoco bruciante riduce in cenere il combustibile, o Arjuna, così il fuoco della conoscenza riduce in cenere tutte le azioni. La conoscenza la trova chi è pieno di fede, e che, dedito ad essa, tiene ben a freno i suoi sensi. E ottenuta che sia la conoscenza, raggiunge in breve la pace suprema.
L’ignorante, chi manca di fede, chi è preso da dubbi è destinato a perire. Non questo mondo, non quell’altro, non la felicità sono per l’uomo che dubita. Quindi, colla spada della conoscenza, recidi questo dubbio che ti siede nel cuore, nato dall’ignoranza. Pratica lo yoga e sorgi, o Arjuna!
Così Krishna insegna ad Arjuna a combattere contro tutto ciò che lo separa dall’unica realtà e aumenta in questo modo la comprensione nel suo cuore, lo purifica e lo apre al mistero indicibile dell’unica vera vita. Nell’equilibrio e nel silenzio di un cuore consapevole e intrepido, gli si rivelano uno dopo l’altro gli ostacoli del cammino ed egli accetta il combattimento.
Lo farà distaccandosi dai frutti delle sue azioni. Così, nella forza di Cristo, la presa dell’essere aurale diminuirà progressivamente. Ora il cercatore si trova davvero sul cammino. Arjuna significa il bianco, il puro. Arjuna ha aperto la sua anima alla Gnosi universale, che parla all’interiore, non all’esteriore. Si è allontanato dalle immagini ingannevoli da lui stesso create, dai frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male. La sua anima si nutre ora dei frutti dell’albero della vita.
Riuscirà alla fine a perseverare, comunque, nella nuova lotta, liberamente e consapevolmente accettata, relativa ai suoi rapporti col mondo, con l’umanità e con se stesso?
In un campo di battaglia in cui gli opposti si alternano costantemente, riuscirà a rimanere orientato, libero e incolume, sulla Luce che mai si oscura? Quella Luce che illumina il suo sentiero come una lampada davanti ai suoi piedi? Come sostegno, come conoscenza, risuona continuamente la voce di Krishna, la voce del Cristo nel cuore: inequivocabile, pura e saggia, amorevole, illuminante.
IL SACRIFICIO
Questo è il sacrificio: la Luce proveniente dai mondi interiori vergini, puri e incontaminati attraversa tutti i mondi apparenti e penetra nel nostro io più profondo. Come apriremo adesso le nostre porte?
Spezzando il cerchio magico, la sfera dentro cui abbiamo costruito la nostra vita e che costituisce la nostra prigione. Aprendo davvero il nostro cuore e conoscendo la Luce, la Redentrice del mondo, del grande e del nostro piccolo mondo.
Questo è il sacrificio che possiamo offrire.
Sacrificare il sangue, ossia l’anima, la vita, significa interrompere, nella forza di Krishna o, nella lingua dei misteri cristici, di Gesù Cristo, la nostra circolazione sanguigna ristagnante. Questa offerta permette di intraprendere con successo la battaglia e di sconfiggere l’essere aurale.
Non ha forse detto Gesù: Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato?
Questa parola, quest’essenza, questo sangue divenuto carne, come sappiamo è venuto a vivere in mezzo a noi. Le energie del regno originale penetrano la nostra realtà di vita, premono ogni secondo sulle regioni più profonde del nostro mondo, quello grande e quello più piccolo, il microcosmo. Con e in questa sostanza possiamo creare un nuovo corpo eterno. Questo sangue spirituale pulsa e circola anche nel Corpo Vivente della Scuola spirituale, come una sostanza liberatrice concentrata.
Chi comprende questa parola e vi apre il proprio essere, retto fino a quel momento dal sé aurale, e comincia a vivere su queste basi sarà trasformato totalmente. L’offerta di quanto è più puro non avviene nel cercatore in un’unica volta ma risuona continuamente quale parola liberatrice. Se vi capiterà di cadere – e a chi non capita? – ci sarà sempre la mano amorevole del Padre che, compassionevole, viene incontro al figlio; poiché avrete spezzato strutturalmente il movimento circolare della vita mortale.
In questo senso sappiamo di essere degli Arjuna, dei principi bianchi e puri, dei figli dell’Altissimo! Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.
Fonte: Lectorium Rosicrucianum
https://www.lectoriumrosicrucianum.it
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