A Milano si è tenuto il processo di appello per l’omicidio di Giulia Tramontano. La Famiglia dissente dalla negazione della premeditazione da parte di Alessandro Impagnatiello.

Il 25 giugno 2025 verrà ricordato come il giorno nel quale Alessandro Impagnatiello, responsabile del femminicidio di Giulia Tramontano e del bambino che portava in grembo, è stato condannato dalla Corte di Assise di Appello di Milano alla pena dell’ergastolo.
Al termine del processo dibattimentale di primo grado, tenutosi presso la Corte di Assise di Milano, il 25 novembre 2024, Alessandro Impagnatiello era stato condannato all’ergastolo e a tre mesi di isolamento diurno per l’omicidio, tramite accoltellamento, di Giulia Tramontano.
Di fatto, dunque, il secondo grado di giudizio ha confermato la sentenza del primo grado pur indignando l’opinione pubblica per aver escluso “l’aggravante della premeditazione” omicidiaria. Chiara Tramontano, sorella della vittima, ha solo trovato la forza di dire: “Vergogna, è premeditazione”.
I giornalisti hanno ben chiaro che le sentenze vanno sempre rispettate ma è comunque possibile commentarle e porre in essere quello che in gergo viene chiamato “ragionevole dubbio”.
Il “ragionevole dubbio”, nel caso di specie, sta nel fatto che è difficilmente digeribile la “non premeditazione” quando è stato lo stesso Impagnatiello – durante il processo dibattimentale di primo grado – a riconoscere “di avere avvelenato la sua vittima nei mesi precedenti all’omicidio”.
Vero è che ha fatto passare il concetto di averlo fatto “al solo scopo di causarle un aborto” ma è comunque sufficiente ad individuare in Impagnatiello la volontà pregressa di metter fine ad una vita.
Gli avvocati che rivestono il ruolo di difensori di Alessandro Impagnatiello hanno chiesto l’archiviazione per le aggravanti della premeditazione e della crudeltà nei confronti di Giulia Tramontano.
Il Tribunale ha stabilito che crudeltà c’è stata – in quanto la povera Giulia è stata uccisa con 37 coltellate, all’interno della sua abitazione di Senago, provincia di Milano – ha rigettato le “attenuanti generiche” ma, come detto, purtroppo, ha escluso “l’aggravante della premeditazione”.
Durante la fase requisitoria del processo il Sostituto Procuratore Generale di Milano, Maria Pia Gualtieri, ha più volte sostenuto che Impagnatiello “ha sempre sviato le indagini” e che “è enorme la quantità di bugie che l’imputato ha riferito in vario tempo”.
Parole forti, vere, comprovate dal grande e meticoloso lavoro portato avanti dai militari dell’Arma dei Carabinieri che, sin dall’inizio, hanno svolto il ruolo di polizia giudiziaria per consentire alla Magistratura di avere elementi certi, prove tangibili e materiale inquirente utile a sostenere il processo dibattimentale.
Giulia Tramontano, come ormai noto, è stata colpita alle spalle, è stata brutalmente assassinata, è stata vilmente colpita con un numero altissimo di fendenti, è stata vittima innocente, come innocente era la creatura che portava in grembo.
Sicuramente la Famiglia Impagnatiello ricorrerà al terzo grado di giudizio, alla Suprema Corte di Cassazione, ma, per il momento, non si può non far eco al grido di straziante dolore emesso, oggi, dopo la lettura della sentenza, da Chiara Tramontano: “L’ha avvelenata per sei mesi. Ha cercato su internet: ‘Quanto veleno serve per uccidere una donna’. Poi l’ha uccisa. Per lo Stato, supremo legislatore, non è premeditazione”.
Storie come questa fanno male al cuore, ledono l’anima, addolorano la società tutta.
Mai si vorrebbe leggere di simili atrocità, tali nefandezze, indecenti storie di cronaca nera.
Eppure, anche se non si vorrebbe, ci si trova, con cadenza assai periodica, a parlare di uomini che si trasformano in mostri e che uccidono, senza pietà alcuna, le donne colpevoli di averli amati, rispettati e, purtroppo, di portare nel loro grembo quello che dovrebbe essere un frutto d’amore e che, invece, diventa motivo di pianto, dolore e morte del sentimento.
Come sempre, va ribadito che Alessandro Impagnatiello è da ritenersi innocente sino a sentenza definitiva, anche se, ad oggi, due tribunali lo hanno ritenuto colpevole di omicidio, procurato aborto e occultamento di cadavere.
L’opinione pubblica è delusa, straziata dal dolore ed incredula dinanzi ad una narrazione sempre più violenta di una società malata e senza cuore.
Chi si occupa di cronaca non può che elogiare i militari dell’Arma dei Carabinieri per l’ottimo lavoro di indagine, repertazione e successivo approfondimento investigativo volto solo – come sempre – a rendere onore alla verità e a far concretizzare il motto per il quale “La Legge è uguale per tutti”.

Come possono i giudici aver deciso per la non premeditazione? Ci prendono tutti per stupidì? Hanno offeso gravemente la famiglia Tramontano prendendola in giro e costringendola a deglutire questo boccone! I giudici si sono fatti un baffo di tutta l’opinione pubblica per giunta. Ma perché? Perché una sentenza così beffarda? Mi stanno venendo cattivi pensieri e una corte di giustizia deve essere così giusta da non far venire cattivi pensieri, e mi fermo qui
Margherita, purtroppo questa Magistratura ha una visione strana delle cose e gli italiani non si fidano più.
Oltre alle condivisbili considerazioni già espresse, il fatto più grave in cui sono incorsi i giudici di primo e secondo grado, sta nel non aver contestato a Impagnatiello i due omicidi.Il feto è una Persona Umana e va così correttamente considerata. Invece….