Il basilico sta crescendo
(Dialogo)
Lui – Da dove vengo e dove vado, chiedi e come sempre l’inizio si collega alla fine. Ho l’impressione che quando scoprirai la morte t’interrogherai sulla vita.
Lei – Se avessimo il dono dell’immortalità, non ci interrogheremmo sulle origini. È il pensiero del niente davanti a noi che ci fa volgere indietro.
Lui – Il problema è senza soluzione: siamo nulla nel nulla.
Lei – Che cosa intendi dire?
Lui – Che viviamo in una sorta di limbo compreso tra il niente di origine e fine. La tua bellezza, per esempio, è contenuta in questo niente.
Lei – Tuttavia la comprendi. Se hai trovato del bello in me, è un buon segno. In ogni caso, il bello si può vedere in ogni persona.
Lui – Come si raffigura la bellezza nella tua mente?
Lei – Certamente non è rappresentata dal fuoco che, sebbene dia luce, distrugge ciò che lo alimenta. In esso c’è qualcosa di tragico. Di negativo…
Lui – La tua che tipo di bellezza è?
Lei – Appartengo all’acqua: diviene bello tutto ciò che in essa s’immerge.
Lui – Non di rado, però, ciò che nell’acqua appare prezioso, da fuori può apparire opaco.
Lei – L’acqua è intimamente luminosa…
Lui – Niente male l’ambiente cui appartieni. A me pare, però, che ci sia la volontà di preservarti nella cavità amniotica oppure che cerchi di ovviare alla caducità della vita con la “Fontana della Giovinezza”.
Lei – Parlo d’altro: dell’acqua che cela più tesori di quanti possa nascondere un vulcano, dell’acqua che purifica e fa star bene.
Lui – Parli di armonia? Io, ti sembro armonico? L’armonia non si trova forse al termine della vita? Il canto del cigno non è forse un canto armonico di morte?
Lei – Hai del fascino. In te note consonanti e dissonanti affiorano quotidianamente. Alcune di esse si sentono tanto belle che sembrano isolarsi in una sorta di limbo aristocratico. In ogni caso esistono.
Lui – Quando dici sei bello, che tipo di bellezza mi attribuisci?
Lei – Quella del fuoco.
Lui – Una bellezza negativa!
Lei – …
Lui – La bellezza è amore?
Lei – Spesso l’amore unisce individui differenti fra loro. Ma perché amore sia, ogni individuo deve portarsi dietro tutto se stesso…
Lui – Deve non dividersi.
Lei – Sì, appunto. Non bisogna, però, temere di perdere se stessi; se è amore questo non accade.
Lui – Come si fa a essere se stessi mescolandosi?
Lei – Non ci si mescola, ci si unisce.
Lui – Non mi pare una via facilmente percorribile.
Lei – Certamente tradurre in realtà i progetti non è agevole, ma che senso ha vivere privi d’idee o defraudarle del proponimento di realizzarle?
Lui – Adesso sembri tu fuoco: hai la tendenza a bruciare…
Lei – Esprimo idee difficili da seguire; ma che cosa è facile?
Lui – La bellezza si raggiunge attraverso una serie di prove?
Lei – Credo di sì.
Lui – Tu sei libera?
Lei – Dentro? Sì.
Lui – Vuoi dire che fai sempre ciò che devi e che ritieni giusto?
Lei – Ci provo. Tu, invece?
Lui – Percorro rotte nuove e vecchi sentieri conosciuti. Anch’io ci provo. Trovi bella la rosa?
Lei – Sì.
Lui – È più fortunata di noi. Non ha necessità di curare il suo essere. Non ha bisogno di conoscere l’origine della propria esistenza. La rosa è!
Lei – Noi non siamo rose, né margherite né gigli né altri. Abbiamo l’ambizione di conoscere, confrontarci, procedere. Noi vorremmo sfondare gli argini e smarrirci nell’illimitato.
Lui – L’illimitato non è conoscibile.
Lei – Sapere che esiste è conoscenza.
Lui – «In principio era il Verbo»… Direi che prima è venuto il Pensiero…
Lei – Giovanni risolve il problema delle origini, ma a che epoca risale il principio…
Lui – È soltanto l’Idea.
Lei – Intendi dire la parola. Essa non ha né inizio né fine.
Lui – È vero. Ma la strada all’andata è sempre più lunga.
Lei – Forse nelle mappe mentali. Non puoi, però, percorrere sempre la stessa strada perché ti appare più corta.
Lui – Tu esisti?
Lei – Sì. Esisto come entità biologica. La mia persona esiste perché gli altri mi riconoscono.
Lui – Allora esisti per convenzione. Il tuo non è un valore intrinseco ma determinato dagli altri. Sei come le vecchie mille lire. né pagabile a vista né convertibili.
Lei – Non come le mille lire, ma come persona.
Lui – Intendi dire come maschera teatrale.
Lei – No. Lo sai bene. Siamo seri. Guarda, il basilico sta crescendo.
Lui – Il basilico è una mappa mentale?
Lei – Non so, ma sento il desiderio di veder crescere qualcosa oppure di mangiare trenette con il pesto.
Lui – Crescono anche prezzemolo e rosmarino…
Lei – Probabilmente cerco di perpetuare le esperienze infantili.
Lui – Tendi a ricostruire il legame con la terra?
Lei – Forse. Le piante sul balcone lo richiamano.
Lui – Sei egoista?
Lei – Penso che esistano altre anime oltre la mia.
Lui – Che cosa pensi di me… della mia anima?
Lei – A volte mi pare che tu ami in modo selvaggio la solitudine.
Lui – L’amore va nutrito di qualcosa, anche di odio.
Lei – Confondi i sentimenti.
Lui – Nel cerchio, principio e fine coincidono. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo.
Lei – Non stiamo parlando di figure geometriche. In esse non vi è mai confusione.
Lui – Il tempo è circolare. Si nasce, si muore.
Lei – Ho l’impressione che questo dialogo sia privo di consistenza. È aria a corto di ossigeno. Siamo in apnea. Dialoghiamo, ma non comunichiamo.
Lui – Non è un inutile bizantinismo. Certamente non ragioniamo sul destino dell’essere umano; la nostra conversazione può apparire fredda e distaccata, ma corrispondiamo. Le solitudini s’incontrano e s’interrogano…
Lei – Torneranno a essere solitudini…
Lui – Può darsi! Ma il basilico ha affondato le sue radici.
Lei – Sì. Il basilico sta crescendo.
