Museo Storico Nazionale d'Artiglieria di Torino - Deposito Visitabile - da Associazione Nazionale Artiglieri d'Italia - Sezione Provinciale di Torino
Quando una degna sistemazione del Museo d’Artiglieria di Torino?
Riceviamo dal dr. Giancarlo Melano un’approfondita documentazione storico-tecnica su parti dell’enorme materiale della collezione del Museo d’Artiglieria, nella quale viene posto in una nuova luce il valore storico e artistico delle stesse, poco note e degne di particolare attenzione.
Attualmente questa collezione è ospitata, come deposito provvisorio, nella Caserma A. Carlo Amione di corso Lecce, 10 a Torino.
In sintesi, dalla lettura del testo allegato, riceviamo la percezione che emerga una preoccupazione, ampiamente condivisa, sulla nuova sistemazione e organizzazione di questo grande, importante e vario “patrimonio armigero” che rappresenta la storia dell’artiglieria, delle armi bianche e da fuoco, delle bandiere e delle altre dotazioni portatili e pesanti.
La destinazione che attualmente sembra confermata sarebbe la Caserma Vittorio Dabormida lungo corso Lepanto a Torino (piazza d’Armi).
Il patrimonio storico, militare, artistico, tecnico, rappresentato da queste eccezionali collezioni, costituisce un bene culturale multifunzionale-educativo, non solo usufruibile nella versione museale, ma soprattutto in funzione didattico-scientifica per le nuove generazioni e nello stesso tempo un riferimento basilare per possibili ed auspicabili studi scientifici.
Questa prospettiva, che riteniamo da prendere in considerazione e da privilegiare, ci induce ad auspicare, per questo ambizioso obiettivo, che la nuova organizzazione espositivo-didattica degli oggetti della collezione, sia realizzata anche con la fattiva partecipazione di più soggetti, che sono – purtroppo pochi – di provata competenza in materia (esempio: studiosi di storia, di armi antiche, del Politecnico, altre figure provenienti dalla società civile).
In fondo, il successo riconosciuto del circuito turistico-culturale delle Dimore Sabaude, potrebbe arricchirsi armonicamente con l’inserimento del nuovo allestimento del Museo dell’Artiglieria.
Se la politica e le istituzioni della società civile torinese esistono ancora e se non intendono abdicare alla loro funzione partecipativa, sarebbe ora che, con i militari, rivendicassero questo ruolo! (m. b.)
Preparare l’Armata Sarda – Modelli per il Risorgimento
Giancarlo Melano
Un “tesoro” del Museo d’Artiglieria che Torino non conosce è l’incredibile collezione di artiglierie storiche di importanza e dimensioni forse maggiori di quella orgogliosamente esposta dalla Francia nella Corte d’Onore dell’Hôtel des Invalides a Parigi.
Questa collezione, descritta in un volume di recente pubblicazione [1], contiene splendide bocche da fuoco rintracciate in tutti gli Stati italiani preunitari ed è stata formata mentre Torino era appena diventata capitale del neonato Regno d’Italia: una collezione che meriterebbe una presentazione e una visibilità di grande prestigio, adeguate al suo livello.
Ma c’è un’altra collezione, anch’essa del tutto ignorata, un documento di grande importanza per la storia del nostro Paese, voluto dal re Carlo Alberto nel quadro del suo grande programma di rinnovamento e potenziamento dell’Esercito piemontese in funzione antiaustriaca.
Questa collezione è un patrimonio incredibilmente ricco di storia, arte e tecnologia, si tratta del gran numero di modelli in scala di armamenti e dotazioni militari del Regno di Sardegna che in realtà, per una serie di ragioni, non si trova solo nel Museo d’Artiglieria ma è sparso fra ben quattro Istituzioni culturali torinesi: oltre al Museo d’Artiglieria, il Museo Nazionale del Risorgimento [2], l’Armeria Reale e la Scuola Ufficiali dell’Esercito. Vi sono, in più, alcuni pezzi conservati in collezioni private.

Sono fondi di varia consistenza, il più numeroso dei quattro è sicuramente nel Museo d’Artiglieria (oltre 300 pezzi) mentre di minore entità sono quelli delle altre tre Istituzioni. Nel Museo d’Artiglieria, oltre a quella piemontese, sono conservate anche due altre collezioni giunte a Torino dopo l’Unità politica d’Italia: una, più ridotta, pervenuta da Firenze e creata dal Granducato di Toscana, l’altra, più ricca e varia, giunta dal regio Arsenale napoletano di Castellamare di Stabia. In Museo sono poi presenti modelli settecenteschi di varia provenienza.

Il fondo principale, quello sabaudo, si è tuttavia formato negli anni del Regno di Carlo Alberto ed è stato creato grazie alla grande capacità operativa della “Compagnia di maestranza” che faceva parte dell’Arsenale torinese. Questi pezzi riproducono, alla scala 1:6 o 1:5 gli armamenti pesanti e tutte le dotazioni accessorie dell’Armata che Carlo Alberto stava gradualmente rinnovando e potenziando. Essi sono stati costruiti impiegando gli stessi materiali (tipo di legname, metalli, vernici, cordami, ecc.) usati per stati gli originali e corrispondono alle tavole litografiche che venivano contemporaneamente stampate alla stessa scala e raccolte in appositi splendidi album dal Laboratorio Litografico dello stesso Arsenale.
Lo stimolo alla produzione di questi pezzi venne proprio dal Re perché essi facevano parte del suo vasto progetto di rinnovamento del Regno, inclusa la formazione di un’Armata in grado di competere per qualità organizzative, ma anche sul piano delle dotazioni tecnologiche, con i principali eserciti delle Potenze europee. In particolare, è facile intuirlo, l’Esercito doveva raggiungere un livello capace di confrontarsi con le forze dell’Impero Asburgico che occupavano il confinante Lombardo-Veneto.
Per assicurare dotazioni d’avanguardia occorreva conoscere quelle degli altri Stati – e per questo molti Ufficiali sabaudi venivano inviati a compiere viaggi di studio all’estero – ma anche a compiere studi e prove su prototipi per essere poi in grado di produrre e di usare le innovazioni in modo adeguato.
I modelli in scala hanno svolto proprio queste funzioni di studio e addestrative: di studio quelli che la Direzione d’Artiglieria impiegava per valutare la funzionalità dei pezzi, decidere eventuali modifiche e redigere i manuali d’impiego da distribuire agli Ufficiali dei Reparti per imparare l’uso nel teatro d’operazioni. Sono compiti per i quali oggi si dispone di supporti informatici sempre più complessi ed interattivi

Modello di furgone per il trasporto dei medicinali, con due assali sterzanti per poter trainare il veicolo in entrambe le direzioni, coperchio ribaltabile rivestito in tela olona verniciata; a cassetta, panca per il conducente con mantice e paragambe, scala 1 : 5 (MNA/09.02.0086) ) – foto collezione privata.
Altri modelli erano invece prodotti per la Scuola di Artiglieria e Genio per essere impiegati come strumenti didattici da esaminare in aula prima di affrontare gli originali sul campo di prove di San Francesco (o anche su quello più prossimo, del Rubatto, del quale ora restano poche tracce).
Questi sono essenzialmente i modelli ora conservati nella Scuola Ufficiali dell’Esercito. I pezzi più belli e raffinati sono infine quelli che erano prodotti per la collezione personale del Re e fanno parte della dotazione all’Armeria Reale.
Con il passare dei decenni, questi splendidi modelli persero progressivamente l’utilità operativa immediata, poi svanì anche il ricordo della loro specifica destinazione pratica. I cimeli del Museo d’Artiglieria rimasero così “parcheggiati”, senza un particolare criterio espositivo, in vetrine e ripiani, esposti alle ingiurie del tempo. In altre Istituzioni sono diventati soprammobili decorativi o componenti complementari di presentazioni museografiche più complesse, altri ancora sono finiti in deposito.

I Responsabili dei Musei hanno quindi finito per soffermare l’attenzione su pochi oggetti considerati di particolare pregio estetico o legati ad eventi storici di specifico interesse, trascurando l’insieme delle raccolte (così al Museo del Risorgimento sono presentati alcuni cannoni nelle sale dedicate a fatti d’arme, mentre altri sono di necessità lasciati in Deposito), e allo stesso modo hanno operato i curatori di saltuarie Mostre temporanee nel fare richiesta di prestito di singoli pezzi..
Non si conoscono invece studi specifici condotti sull’insieme di questi Fondi, come sarebbe indispensabile avvenisse date le comuni e contemporanee origini e finalità, e lo stesso vale anche per il solo Fondo maggiore, appartenente come si è detto al Museo d’Artiglieria.
Rimane però indiscutibile che queste collezioni di modelli sabaudi rappresentano un unicum a livello mondiale in quanto documentano tutte le dotazioni pesanti (artiglieria, ponti e attrezzature logistiche) di cui l’Armata Sarda era provvista durante le Guerre del Risorgimento: esse, unite alle coeve armi (bianche e da fuoco) e alle altre dotazioni portatili, anch’esse raccolte, in originale. in Museo per volere di Carlo Alberto, potrebbero dar vita ad un eccezionale “Museo delle armi del Risorgimento” in uno spettacolare allestimento dinamico e interattivo.
Gli studiosi e il pubblico in generale avrebbero così un ulteriore elemento di alto livello culturale e di forte attrazione turistica che si affiancherebbe alle tante prestigiose Istituzioni che oggi ha della nostra Città.
Le due collezioni (modelli e dotazioni portatili), ciascuna delle quali basterebbe a formare un museo completo, non esauriscono però la caleidoscopica ricchezza del Museo d’Artiglieria, che va dalla storia delle armi bianche (a partite dalla più remota preistoria) a quella delle armi da fuoco, alle testimonianze dei pochi avventurosi decenni africani dell’Italia (con un collezione di bandiere mahdiste seconda sola al londinese Victoria and Albert Museum) per finire con le artiglierie moderne tipiche di un Museo d’Arma.
Che ne sarà di tutto questo? Dopo tanti decenni di attesa, l’Esercito ha destinato ad accoglierlo una parte delle Caserma Dabormida (corso Lepanto) e ha incaricato un generale di coordinare l’operazione di risistemazione.
Non discutiamo la soluzione adottata e non ci resta che attendere i risultati, che si confida saranno positivi nonostante i limiti che in primo luogo conseguono dalla stessa collocazione che alla fine è stata prescelta.
[1] Fabrizio Antonielli d’Oulx, Giancarlo Melano, , Arma su arma. L’araldica nella “Collezione Angelucci” del Museo Storico Nazionale d’Artiglieria di Torino, Torino, Centro Studi Piemontesi, 2024.
[2] Poiché il Museo del Risorgimento si è formato gradualmente in epoca più tarda rispetto alle altre Istituzioni, ulteriori ricerche potranno chiarire se i modelli di questo Museo siano stati prelevati dalla collezione del Museo d’Artiglieria, come sembra probabile, o da altra fonte.
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Purtroppo, l’amico Giancarlo Melano ha perfettamente inquadrato la situazione. Da diversi anni, il Museo Nazionale d’Artiglieria non è visitabile, e per vari motivi, pure il gruppo “Amici del Museo” è stato disciolto, ed il laboratorio di restauro è stato chiuso.
Come as dis en piemunteis brau che ed deve da fe.