Emana due Editti dal contenuto dispotico e brutale verso la popolazione di Casale
La storia politica delle potenze europee degli ultimi secoli ha sempre confermato che le decisioni importanti del “potere di turno”, hanno sempre trovato esecutori zelanti, rigidi nell’interpretazione di queste e pronti a darne seguito alla lettera, anche attraverso forme intimidatorie o addirittura al ricorso della pena capitale.
Gli esempi più clamorosi non mancano: ad esempio diversi generali di Napoleone Bonaparte, di Pietro il Grande, di Carlo XII di Svezia e in epoca recente di Stalin, di Hitler, del governo nipponico nella 2 Guerra Mondiale, ecc. hanno praticato questa consuetudine di terrore, di violenza, sovente aggravata da una brutale arbitrarietà.
Che questo comportamento sia da sempre stato dettato da una rigida obbedienza, supportata da una scontata condivisione, o da servile opportunismo, dovuto al desiderio d’avanzamento di carriera, di potere personale, per soddisfare altre pulsioni, lo lasciamo alla complessa valutazione degli storici.
Nella fattispecie la prof.ssa Carla Amoretti ci propone una interessante ricerca sul Feldmaresciallo Imperiale Silvio Enea Caprara (Bologna, 16 novembre 1631 – Vienna, 3 febbraio 1701) che, attraverso due Editti del 2 giugno 1693, relativi alla Guerra della Lega di Augusta e all’intenzione di conquistare la piazzaforte di Casale, conferma il “comportamento” identico a quello sopra illustrato.
In sintesi il potere assoluto seduce e trova sempre, nelle diverse realtà storiche, una schiera di subordinati affascinati di farne parte e di trasformarsi in interpreti ed esecutori dei voleri della loro autorità suprema di riferimento.
Tuttavia, nella trattazione che segue, la figura del Feldmaresciallo Caprara ne troverà una completamente opposta e cioè quella del Principe Eugenio di Savoia-Soissons (Parigi, 18 ottobre 1663 – Vienna, 21 aprile 1736) che, impareggiabile per genio militare ed audacia, lo sarà anche per capacità umane, diplomatiche e politiche.
Buona lettura. (m. b.)
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Articolo di Carla Amoretti
Nel 2018 stavo finendo di scrivere il libro “La battaglia della Marsaglia – una diversa lettura della storia” ed ero all’archivio di Stato di Torino per cercare la documentazione sulle trattative segrete tra Vittorio Amedeo II, Duca di Savoia e Luigi XIV, Re di Francia.
Scorrendo i diversi faldoni che mi venivano dati in consultazione, due editti colpirono la mia attenzione: erano due foglietti fatti stampare dal Gen. Enea Caprara, comandante delle truppe imperiali in Italia, inviate a soccorso del Duca dopo la firma di alleanza contro la Francia.
Siamo durante la guerra della Lega di Augusta, poco prima della battaglia della Marsaglia, avvenuta il 4 ottobre 1693.
Il Caprara con i suoi due editti del 2 giugno 1693, attestava l’intenzione dell’impero di voler entrare in possesso di Casale.
Leggendoli, mi apparve chiaro l’obbiettivo vero dell’imperatore Leopoldo I, la conquista di Casale., punto strategico per il controllo della pianura padana.
CONSIDERAZIONI
Dal mio libro del 2018 ”La battaglia della Marsaglia-Una diversa lettura della storia”, cito quanto avevo scritto: “L’imperatore Leopoldo I non finanziava una campagna in Italia, in cui mandava truppe a morire, senza un ritorno politico o territoriale. La sua ricompensa, nel corso della guerra degli otto anni, si capì che era la città di Casale con la sua potente cittadella, roccaforte francese. Avere Casale significava possedere una potente piazza tra il Ducato di Savoia e quello di Milano (all’epoca sotto il dominio spagnolo). Era il controllo della pianura padana. Era il primo passo per il possesso di Milano, sogno da sempre anche del Duca di Savoia. Casale, possedimento francese, non poteva rimanere tale, non poteva andare al Duca, non doveva andare agli imperiali.
Stretto tra le aspirazioni di due grandi potenze, la volpe savoiarda decise che la cittadella di Casale doveva essere demolita, nel momento stesso in cui la Francia la perdeva, e la città non doveva andare agli imperiali, ma piuttosto restituita al Duca di Mantova.
… Il Ducato di Savoia era, prima dell’ entrata nello schieramento alleato, un stato dotato di piazze potenti, ma totalmente asservito alla Francia, con il Louvois che trattava Vittorio Amedeo II come un paggio. Dopo l’ingresso nella Grande Alleanza il Ducato venne invaso dal Catinat, devastato e perse quasi tutte le sue piazze, tra cui Nizza, Montmelian, Susa. Già Pinerolo e Casale erano francesi, creando una morsa ad ovest ed a est della capitale.”
Nei due editti che ora potrete leggere, il Caprara impartisce ordini perentori, tipici di editti di guerra, rivolgendosi direttamente alla popolazione, con l’atteggiamento di chi vuol per primo accaparrarsi l’ambita piazza, punto strategico nella pianura padana. Si pone come se già Casale ed i centri limitrofi fossero imperiali. Come motivazione adduce il fatto che erano feudi imperiali

| Carta del Borgonio (BRT) – elaborata da Carla Amoretti |
DUE EDITTI PARTICOLARI (Archivio di Stato di Torino)
Con data 2 giugno 1693 troviamo, all’Archivio di Stato di Torino (Materie militari 1693, mazzo 4, imprese, n. 18), diverse copie di due editti redatti in modo imperioso dal Conte Enea Silvio Caprara.
Li riportiamo integrali e con la loro trascrizione.
Successivamente andremo a cercare informazioni su questo personaggio ….

NOI ENEA CONTE CAPRARA
GENTILUOMO DELLA CAMERA, L’INTIMO CONSIGLIERO DI STATO, GENERAL MARESCIALLO DI CAMPO, E VICE PRESIDENTE DI GUERRA DI S.M. CESAREA, COLONNELLO D’UN REGGIMENTO DI CORAZZE, GENERALE PERPETUO DI VARADINO IN CROVACCHIA, E DE CONFINI DELLA SCHIAVONIA, E PETRINIA, E MARESCIAL COMANDANTE DELL’ARMI CESAREE IN ITALIA & C.
Con il presente nostro editto, che dovrà essere pubblicato & c. affisso per tutte le Comunità, e Luoghi delle due Provincie del Monferrato di qua e di là dal Tanaro, difendiamo, proibiamo e vietiamo a tutte, e singole persone di ogni grado e condizione di portare, condurre, o introdurre in Casale, per sè, o per mezzo d’altri, viveri, e vettovaglie di qual si sia sorte, sotto qual si voglia pretesto o titolo d’esenzione, o privileggio, annullando, cassando, & inhibendo in questa congiontura tutti i privilegii, e prerogative: intendendo, e volendo, che quella Piazza sia totalmente & affatto ristretta , e priva di comercio, così portando il servizio della Cesarea e Cattolica Maestà, e di tutta la Lega. E perchè ciascuno sappia le strade da frequentarsi, e non succedino disordini, sia dalla parte delle nostre milizie come da quella de Viandanti Forastieri, e Paesani, dichiariamo, che chiunque sarà trovato di là da Mirabello, Ozzano, Rossignano, e Pontestura, con somme di denari, viveri, bestiami, legna, vini., & ogn’altra cosa benchè minima di comestibili, e tutto quello, che può essere utile, e servizio al nemico, anche col pretesto di condurre le suddette cose alle cascine ò à Luoghi, vicini à Casale, come Frascinetto del Po, San Martino, Quarto, Coniolo, Torcello, & altri sospetti d’introduttione, non ostante qual si voglia Passaporto, sia di chi si sia; non solo perderà le robbe, che portarà, ma sarà immediatamente impiccato, se sarà persona ordinaria, se di conditione decapitato, non ammettendosi alcuna scusa, ove la legge di guerra comanda. Quelli, che vorranno andare a Vercelli, dovranno tenere la strada di Valenza e Pontestura e non altra sotto le pene qui di sopra accennate. E perchè intendiamo, che alcuni Paesani e Birbanti sotto titolo d’essere soldati della Guarniggione della Cittadella di Casale, vanno latrocinando e assassinando nel Paese, proibiamo a tutti di darli ricovero nelle loro case, & obblighiamo li sindaci delle Comunità, e gli abitanti alla campagna d’avvisare subitamente al più prossimo Presidio delle Truppe di Sua Maestà Cesarea il luogo dove si trovano, sotto pena alli sindaci & agl’abitanti d’essere impiccati.

NOI ENEA CONTE CAPRARA
GENTILUOMO DELLA CAMERA, L’INTIMO CONSIGLIERO DI STATO, GENERAL MARESCIALLO DI CAMPO, E VICE PRESIDENTE DI GUERRA DI S.M. CESAREA, COLONNELLO D’UN REGGIMENTO DI CORAZZE, GENERALE PERPETUO DI VARASDINO IN CROVACCHIA, E DE CONFINI DELLA SCHIAVONIA, E PETRINIA, E MARESCIAL COMANDANTE DELL’ARMI CESAREE IN ITALIA & C.
Appartenendosi, l’altro, e retto dominio del Monferrato alla Maestà di Cesare, come Feudo Imperiale, & essendosi risoluto dalle armi sue Augustissime, e Cattoliche di stringere Casale, Piazza Capitale di quel Stato, occupata da Francesi, nemici di Cesare, dell’ Augustissima Casa d’Austria, della Casa Real di Savoia, di tutti li Principi, e membri del Sacro Romano Imperio, e delle Corone, e Potentati interessati nella causa comune, con la presente Avocatoria, a nome di Sua Maestà Cesarea nostro Clementissimo Signore, intimiamo a tutti, e singuli li Monferrini sì con la Città di Casale, come si tutte le due Provincie di qua, e di là dal Tanaro, siano di qual si voglia grado e conditione, di dover subito lasciare, & immediatamente abbandonare il servizio della Francia, siano dove si vogliono, sotto le pene , e castighi, che in appresso si spiegaranno, & irrevocabilmente s’essequiranno. A quelli che sono nel Presidio della Cittadella di Casale, si concedono due settiamne, & a quelli che militano in Francia, o in qualunque altra parte, lo spatio di due mesi inclusive susseguenti alla pubblicatione di questa Avocatoria, doppo il qual termine, se non avranno effettivamente lasciato & abbandonato il servizio dell’inimico, saranno immediatamente e senza appellatione, dichiarati ribelli del Sacro Romano Imperio, e come tali privati di tutti li loro privileggi, prerogative, titoli, esentioni, dritti, raggioni; e le loro Terre, Beni, Feudi & Appartenenze quocumque nomine vocentur, saranno spogliate e concesse alla licenza militare, incenerite e li fondi confiscati, & incorporati in perpetuum alla Cesare Camera, senza speranza di poterle recuperare, né per gratia, o in qual si voglia altra maniera. Intimiamo parimenti alli padri che avranno li loro figlj al servizio della prenominata Francia di doverseli richiamare nello spatio, e tempo come sopra preffisso e non ultra, sotto le medesime pene, e punitioni dichiarate, seguitandosi in questo l’essempio della medesima Francia ch’obbiga li padri a richiamare li figlj dà servizj stranieri, sotto pena della perdita de’ Beni & altre arbitrarie, e non solo li Sudditi del suo Regno, ma della Lorena, & Alsatia & C. Principati sopra li quali non ha altro ius, che l’usurpativo. Lasciato ch’avranno il servizio, quelli, che sono nella guarniggione di Casale, devono, non solo uscire dalla Cittadella, ma anche dalla Città, e quelli, che sono in Francia, o in presidj di Piazze usurpate dalla medesima, usciranno dal Regno, e si gl’uni, come gl’altri andaranno a loro Beni, o in qualunque altra parte ove gli piacerà; e non uscendo, e dalla Città di Casale, e dal Regno, o Presidj nel termine assignato, si riputaranno, come s’attualmente servissero, & irremissibilmente soccomberanno alli fastidi di sopra prescritti, & imperdonabili a chi che sia, anzi cadendo in guerra, o in altra maniera nelle mani dell’Armi di Sua Maestà Cesarea, saranno come ribelli irremissibilmente giustiziati. Significhiamo anche a tutti , e singuli li disertori, sia Alemani, Spagnuoli, Piemontesi, delle truppe alleate, che sono nella guarniggione de la Cittadella di Casale, che benignamente da tutti loro comandanti se li condona ogni pena, e mancamento ch’avessero commesso, e che ritornando alli loro stendardi, saranno con ogni amorevolezza accolti, e volendo continuare a servire ne loro Reggimenti, saranno rimessi al Ruolo, e considerati come prima, e caso non volessero ulertiormente militare, se li daranno passaporti, e denari per andare ove vorranno.
Torino, li 2 giugno 1693
Enea Conte Caprara
ALTRA CITAZIONE DI UNO DEI DUE EDITTI
Nelle “Notizie storiche della cittá di Casale del Monferrato”, tomo 8 (su dieci in totale), scritto da Vincenzo De-Conti nel 1841, è segnalato a pag. 664, mediante una breve citazione, uno dei due editti, trovati all’Archivio di Stato di Torino. Chiaramente le sedi di ricerca d’archivio del De-Conti, sono più legate al territorio di Casale, Vercelli e Milano, che a quello di Torino.

“Questo (NdR Generale imperiale Houchin) con suo editto del dì 21 maggio proibisce con pene rigorose il porto delle vettovaglie in Casale Ordine in filza C. ”
“Addi 2 giugno il conte Enea Caprara pubblicò un editto in data di Torino, con cui dice, che appartenendo l’alto e retto dominio del Monferrato a S . M. Cesarea, e avendo intenzione di stringere Casale per ricuperarlo dai francesi, nemici dell’impero e dell’Austria, però rìchiama, sotto pena di ribellione, tutti i casalaschi e monferrini che servono la Francia, dando giorni 15 a quelli che servono dentro Casale, e mesi due a quelli che servono in Francia, per uscirne, comminando la stessa pena ai padri che non richiamassero i figli, come hanno già fatto i francesi stessi dei loro “nazionali della Lorena ed Alsazia. Ivi.”
CAPRARA – CENNI BIOGRAFICI
Per meglio comprendere la personalità del generale Conte Enea Silvio Caprara (Bologna, 16 novembre 1631 – Vienna, 3 febbraio 1701), che firma i due editti, leggiamo una bella descrizione della sua figura nel libro di Giovanni Fantuzzi, Memorie del Maresciallo Enea del conte Niccolò Caprara · 1783, pag. 2.

“Nacque il Conte Enea Antonio li 14 Novembre 1631, quartogenito del Conte Senatore Niccolò Caprara, Cavaliere di S. Jacopo di Spata, e dalla Contessa Vittoria d’ Ottavio Piccolomini d’ Aragona Senese; la quale. oltre i titoli d’ onore, e di grandezza portò in questa già illustre Famiglia Caprara il genio militare del Fratello Generale Ottavio, e degli altri rinomati suoi Maggiori. La Fama del Zio, e quella ancora grandiosissima del Generale Raimondo Montecuccoli Modonese congiunto alla suddetta Casa Caprara eccitarono ne’ figli, che nacquero da questo matrimonio, il desiderio di segnalarsi nella via dell’armi, e l’ottima educazione gli dispose a riuscirvi gloriosamente, avverandosi ciò che dice Cicerone nell’ Orazione pro Rabirio Posthumo : Si qua in Familia Laus aliqua forte floruerit, hanc fere qui sunt ejus stirpis cupidissime persequuntur.
Mori il Conte Niccolò li 28 Giugno dell’anno 1634, e lasciò i figli in età pupillare, e tutto il carico d’essi alla Madre. Questa virtuosa Donna non si spaventò del peso, e coraggiosa lo intraprese, e lo sostenne senza risparmio ne di spesa, ne di pensieri, finchè giunse a deporlo gloriosamente. Sembra che i Signori Caprara abbiano in retaggio dalla Providenza oltre la nobiltà, e le ricchezze anche la scrupolosa attenzione di bene educare i loro Figli, e procurarne gli avvanzamenti, essendosene veduto anche a’ nostri giorni conservato lodevolmente l’impegno nella Contessa Vittoria ultimamente defonta.
Tutto ciò che la fama spargeva a que giorni delle gloriose azioni del Zio Generale Piccolomini, e dell’ amico, e parente Generale Montecuccoli animava i Giovinetti Caprara, e sentivansi stimolati ad imitarli, ma in Patria non vedevano come poterlo porre ad effetto. La parentela del Piccolomini, l’amicizia del Montecuccoli li mossero, ed ajutarono ad entrare nella loro carriera. Il Conte Francesco, il Conte Silvio, ed il Conte Lodovico, come abbiamo dimostrato nella nota prima, precedettero; il Conte Enea quartogenito, che non aveva più di tre anni, quando perdette il Padre, compiè la gloria di questa Famiglia.
Giunto all’ età capace sostenne in Patria il Magistrato degli Anziani l’anno 1669 nel Confalonierato del Conte Girolamo Bentivogli, e addestrato mirabilmente in tutti gli esercizi cavallereschi, ne diede un luminosissimo saggio nel superbo Torneo a piedi, intitolato Amor vindicato, che fù rappresentato l’anno 1652 da’ Signori Cavalieri Infiammati nel Teatro della loro Accademia nel Palazzo Senatorio Malvezzi in congiuntura delle Nozze del Conte Filippo Pepoli con la Contessa D. Anna Maria Borromei; e novamente l’anno 1662 in una Festa d’armi, e di ballo intitolata le Gare d’ Amore, e di Marte rappresentata nel Pubblico Palazzo il Carnevale del suddetto anno alla presenza dell’ Eminentissimo Cardinale Farnese Legato a quel tempo di Bologna. Quest’ era ben’altro a que’ giorni, che l’ assidersi, come ora, neghittosi appresso le Dame alla rappresentanza d’ un Dramma, o vegliar le notti a un tavolino da giuoco, …”
Integriamo con ulteriori informazioni tratte dal libro “Il Principe Eugenio di Savoia”, volume 1, scritto da Alfred Arneth in tedesco nel 1858 e tradotto in italiano nel 1872.

… “Mentre pertanto di comune accordo colla Inghilterra e coll’ Olanda si decideva di continuare la guerra in Italia, si stabiliva parimenti di affidare il comando superiore delle forze alleate al duca di Savoia, in ricompensa della fermezza con cui aveva ripetutamente respinte le proposte seducenti di Luigi. XIV. Gli fu aggiunto per comandante degli imperiali il maresciallo conte Enea Caprara.
Era questi pure uno di quegli italiani che l’Austria chiamava al suo servizio. Nato di distinta famiglia bolognese, parente di Piccolomini (ndr Siena, 1640 circa – 1689) e di Montecuccoli (ndr Montecuccolo (Modena), 21 febbraio 1609 – Linz, 16 ottobre 1680)), aveva trovato presso di questi protezione ed appoggio, ed erasene reso degno col suo valore, e particolarmente colla presa brillante di Neuhausel. Godeva fama di generale istrutto, e versato molto nella scienza della guerra, ma gli si apponeva a colpa di amare troppo il danaro, per cui non rifuggisse dal saccheggio per avere la sua parte della preda; di difettare di prontezza, di decisione, di energia, ed inoltre di essere, per natura aspra ed invidiosa, di convivenza difficile cogli altri generali.
… Era difficile evitare di venire alle mani (ndr battaglia della Marsaglia 4 ottobre 1693). Per dir vero Eugenio e Caprara cercarono dissuaderne il duca, ma a questi bruciavano le mani. Ardeva dal desiderio di vendicare la rovina del Piemonte consumata dal maresciallo (Ndr Catinat), per ordine espresso di re Lodovico (ndr Luigi XIV), e dispose le sue truppe in ordine di battaglia. Il duca stesso e Caprara guidavano l’ala destra, Leganez la sinistra, ed Eugenio il centro.
… Non era per certo piacevole né facile in questa condizione di cose il comando supremo delle forze imperiali in Italia, che Eugenio otteneva, dopo che Caprara fu mandato in Ungheria.”
RAPPORTI TRA CAPRARA E IL PRINCIPE EUGENIO DI SAVOIA SOISSONS
Nel volume citato precedentemente , in nota al testo si legge: “L’ Autore francese della Vita del Principe Eugenio di Savoia stampata in Vienna l’ anno 1755, rapportando la querela intentata dal Co: Enea Caprara, che allora era nel Consiglio di Guerra contro il Principe Eugenio di Savoia, perchè malgrado gli ordini contrari ricevuti da Cesare, e dal Consiglio aveva dato a Zenta battaglia al Turco (ndr 11 settembre 1697), con esito pienamente felice, e chiedesse altamente, che null’ ostante gli fosse fatto processo di questa disubbidienza, attribuisce questo Autore tal condotta del Caprara a durezza, ed invidia vedendo questo giovine Principe, che già era stato sotto i suoi ordini, fare così rapidi progressi; non riflettendo il detto Autore alla maniera di pensare di un Vecchio Generale, che non cura l’ esito delle cose, ma che solo ha presente i più sicuri fondamenti dell’ Arte, e le lontane conseguenze degli eventi ancor più felici, ne gli soviene, che non valse ne l’esser Figlio, ne tutta la sua Vittoria a Tito Manlio Romano per non essere condannato dal Padre alla Morte per una simile disubbidienza.
Di tale processo ne parla diffusamente anche, a pag. 286, “La storia del Principe Eugenio di Savoia-tomo 1-1789”

“… si mutò il cuore del Monarca in favore di Eugenio, ed un giorno, che il Caprara in pieno Consiglio gli faceva istanza di dar ordine, che il Principe fosse citato a comparire avanti il Consiglio di Guerra per esser ivi interrogato, ed esaminato da’ Generali esperti nelle cose militari, diedegli questa bella risposta: Guardimi Iddio dal trattar come un malfattore un Principe, pel di cui mezzo il Cielo mi ha colmato di tanti favori, senz’ avergli io meritati. Come mai può esser reo chi è stato l’istrumento, onde si valse Iddio per punire gl’inimici del suo Figliuolo? Queste parole turarono la bocca all’invidia; dovette ammutolire il Caprara, e contentarsi del vano piacere di avere intavolato contro Eugenio un processo, il di cui cattivo esito fu il castigo del Caprara, e la sola vendetta, che trar ne volesse Eugenio. Imperciocchè il suo cuor generoso si dimenticò ogni cosa, ed egli non lasciò mai travedere alcun risentimento di quanto avea sofferto …”
ULTERIORI INFORMAZIONI SU ENEA SILVIO CAPRARA
Per una trattazione più approfondita della figura del Caprara, segnalo ill link all’articolo scritto da di Gino Benzoni.
Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 19 (1976)
CAPRARA, Enea Silvio – Enciclopedia,
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La Dott.ssa Amoretti continua a stupirci con le sue ricerche ed approfondimenti storici. Ottimo lavoro Carla.
Un approfondimento non solo sull’arte della guerra ma anche su protagonisti e uomini di quel periodo storico. Grazie prof.ssa per questi suoi studi che arricchiscono la storia di nuovi ed inediti episodi e personaggi.
Periodo difficile e controverso in Piemonte negli anni novanta del ‘600 affrontato con chiarezza di studi e fonti , riportando in vita personaggi forse minori ma figure importanti per l’epoca , ed approfondito con la stessa passione del padre da parte di Carla Amoretti. Grazie
E.C.Ostellino