Un libro su Maria Antonietta incredibilmente accurato,
edito da Diarkos edizioni
Articolo di Katia Bernacci, fotografie di Marino Olivieri
Qualche mese fa è uscito un libro sulla vita di Maria Antonietta, scritto da Stefan Zweig e pubblicato dalla casa editrice Diarkos. Si tratta di una biografia storica, puntuale e accurata che porta alla luce le più oscure particolarità della vita della bella regnante, la cui fama, accresciuta da una pessima pubblicità, è arrivata sino a noi con un riverbero piuttosto negativo.
L’autore, Stefan Zweig, (1881-1942) è stato uno scrittore, drammaturgo, giornalista, biografo e poeta austriaco. Nato a Vienna, ha vissuto il periodo di fermento culturale prima della Prima Guerra Mondiale, per poi cadere in una quieta depressione negli anni successivi. Era un convinto pacifista e internazionalista, e la sua opera riflette spesso il rimpianto per un’Europa unita e cosmopolita. Zweig è noto per le sue biografie di figure storiche come Maria Stuarda, Maria Antonietta e Joseph Fouché, oltre che per i suoi racconti e romanzi psicologici. Con l’ascesa del nazismo, fu costretto a lasciare l’Austria a causa delle sue origini ebraiche e si rifugiò prima in Inghilterra, poi negli Stati Uniti e infine in Brasile. Profondamente segnato dall’esilio e dalla guerra, si suicidò nel 1942 insieme alla sua seconda moglie.
Zweig, nella sua biografia, non lesina le parole forti sulla giovane Maria Antonietta, definita una giovane superficiale, che sfuggiva le responsabilità e i discorsi impegnati. D’altronde lo dichiarò anche il suo precettore, così come, circa vent’anni dopo, i cortigiani, che avevano iniziato a vedere la giovane sovrana come un elemento di forte disequilibrio. Era una giovane di buona famiglia, vezzeggiata e abituata a una vita di nulla, non sembra così strano che avesse una certa mollezza nel comportamento, abituata com’era ad avere tutto.
Chi era davvero Maria Antonietta? Di lei è stato detto di tutto, sia nel bene che nel male, soprattutto nel male. La biografia di Zweigg ha un approccio psicologico oltre che storico e affronta anche gli anni giovanili, quando a quattordici anni la giovane futura regina, nata a Vienna come Maria Antonia Josepha Johanna d’Asburgo-Lorena, sposò il futuro re Luigi XVI, diventando regina nel 1774. La graziosa ragazzina dagli occhi dolci, abbastanza piacente per un principe e dal carattere mite, si trovò così catapultata in un mondo di apparenza, nel quale sin dai primi mesi è guardata con sospetto, almeno fino a quando non si verrà a sapere che Luigi XVI non aveva consumato il matrimonio. Ci vollero anni perché si comprendesse che Luigi aveva un problema fisico, forse una fimosi. Era necessario operare, ma il ragazzo, con scarso coraggio, tentennava e solo dopo sette anni nacque il loro primo figlio: Maria Teresa Carlotta. Luigi XVI aveva un carattere introverso e timido e forse a causa dei primi anni di convivenza con Maria Antonietta e del problema succitato, divenne schiavo delle opinioni della giovane, probabilmente più forte di carattere di lui.
Da cosa nacque l’odio nei confronti della regina? Zweig evidenzia come la rivoluzione francese abbia dovuto colpire la regina per attaccare la monarchia, trasformandola in bersaglio di ogni tipo di diffamazione. I rivoluzionari la dipinsero come un’incarnazione della corruzione e della depravazione per giustificare la sua condanna, associandola a figure storiche come Messalina e Agrippina. Dopo la Restaurazione, invece, la sua immagine fu riabilitata e celebrata con un’aura di santità e martirio, con racconti intrisi di pathos per esaltare la sua purezza e il suo coraggio. Secondo Zweig, Maria Antonietta non fu né un’eroina né una donna viziosa, ma piuttosto una figura ordinaria, priva di straordinarie virtù o malvagità. La sua tragedia non derivò da un destino eroico o da una grandezza eccezionale, ma dal divario tra la sua personalità e il suo destino. La storia, secondo Zweig, non ha bisogno di un personaggio straordinario per creare una tragedia; anche una persona comune può essere protagonista di un dramma, se posta in un contesto che la supera e la schiaccia, proprio come accadde a Maria Antonietta.
Ed ecco allora che le pagine del biografo prendono vita, anche grazie alle lettere scritte dalla regina stessa, che ancora nella sua ultima mattina prima del patibolo, lascia scritti i suoi pensieri, dopo settanta giorni alla Corciergerie, quando i suoi trentotto anni sembrano settanta, mentre nella piazza i contadini urlano e chiedono a gran voce la sua morte.
Quello che accadde lo sappiamo tutti, ma il pregio di questo libro è quello di tirare fuori la donna, le sue idee, i suoi sentimenti: una persona normale, appunto, alla quale è toccata una sorte difficile.

