Alla Libreria Belgravia il libro denuncia di Eleonora Coletta
Sabato 31 maggio si è tenuto, presso la libreria Belgravia di Torino, un coinvolgente incontro con l’avvocato Eleonora Coletta, autrice del libro “Il canale terminale”, edizioni Cantagalli.
Eleonora, avvocato pubblico che ha lavorato per quindici anni alla Asl di Taranto e docente universitaria a contratto
è passata attraverso una terribile esperienza: la morte prima del marito e poi, a distanza di pochi giorni, del padre, a causa del Covid, o meglio, come si legge dal libro, a causa della mala gestione degli ospedali in quel periodo caotico, nel quale sembrava che le fondamenta stesse dell’umanità fossero state messe in discussione.
Il libro scritto dalla Coletta non è un diario o un flusso di coscienza o un’esperienza catartica. Ha rappresentato una necessità, l’esigenza di una donna perfettamente inserita nel contesto sociale che improvvisamente si trova ad aver a che fare con un mondo che è andato a gambe all’aria. Sì, perché a seguito della morte dei suoi cari, Eleonora, che non si accontenta delle giustificazioni date dall’autorità sanitaria, va a fondo, richiede le cartelle cliniche, apre una vera e propria indagine personale che scaturirà poi nel libro e che porta alla luce negligenze, aggiunte successive e invenzioni di sana pianta rispetto alle condizioni di salute del marito e del papà, che diventa, tra l’altro, da uomo atletico di 65 kg, un ottant’enne in sovrappeso.
Nel fare questa indagine, seguita da una denuncia presso le autorità, sono emerse decine di testimonianze di persone che hanno subito la stessa drammatica esperienza di Eleonora, in particolare in riferimento all’ospedale Moscati di Taranto, che prima della pandemia era considerato uno dei migliori ospedali italiani. È nato così il “Comitatato verità e giustizia vittime Covid ospedale Taranto”, del quale la Coletta è presidente. Le persone che vi fanno parte sono tante, troppe, che si
trovano di fronte alla volontà di tutti di dimenticare quel triste periodo, ma loro non possono farlo, perché i loro cari non sono morti di Covid ma per il Covid, dopo aver contratto infezioni ospedaliere, nella noncuranza generale, in quel “canale terminale”, che era la terapia intensiva, diventata l’anticamera della morte.
La denuncia di Eleonora e degli altri testimoni è al vaglio degli inquirenti, ci sarà una risposta? L’autrice è scettica a questo riguardo, ma allo stesso tempo la guerriera che è Eleonora non può tacere. Per questo, nonostante le tre figlie in età universitaria, ha cercato di portare questo libro denuncia, che rappresenta una vera e propria indagine, al grande pubblico, perché non si può tacere su avvenimenti come questi, che minano il pensiero di una società moderna, consapevole e rispettosa della vita.
Leggere “Il canale terminale” lascia basiti e allo stesso tempo apre gli occhi sulla assoluta necessità non solo di eliminare comportamenti che si scontrano con quello che dovrebbe essere la cura, ma anche sulla prevenzione e sul far diventare i nostri ospedali luoghi sicuri, dove non si abbia il timore di entrare per non uscirne più.
Tutto tace, ma cosa stiamo ad esempio facendo per eliminare gli agenti patogeni, i virus, i batteri dalle corsie ospedaliere? Per aggiungere medici e infermieri per gestire tutti gli ammalati? Sappiamo che nei prossimi decenni la situazione peggiorerà anche solo per l’incremento di persone anziane, cosa accadrebbe se si affacciasse, come dicono gli esperti, una nuova pandemia?
È probabile che non si avrà una risposta a breve e che non ci sarà una assunzione di responsabilità o delle scuse, non solo per quanto è accaduto all’ospedale Moscati, ma per tutti gli ospedali italiani che hanno “ospitato” gli ammalati di Covid. Forse un giorno, tra molti anni, come sempre succede nella storia, qualcuno finalmente lo ammetterà, ma fino a quel momento, dobbiamo ringraziare persone come Eleonora Coletta, che con forza e coraggio ha preso sulle spalle un fardello incredibile, facendosi portatrice non solo della sua esperienza ma anche di quella di molti altri che senza di lei non avrebbero avuto voce.
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