Trascrizione di un manoscritto scomparso del 1694/5
Il 4 maggio ricorre la festa liturgica della Sindone: in suo onore, quest’anno compiremo un percorso inusuale. Nel 2010, in occasione del terzo centenario della morte del Beato Sebastiano Valfré, è stato ripubblicato questo testo scomparso, traendolo da una trascrizione del manoscritto originale, andato perduto, conservata nell’archivio della chiesa di San Filippo in Torino. Tale testo è databile al primo Ottocento, dell’autografo si è persa ogni traccia, le ricerche intraprese presso gli archivi non hanno dato alcun esito. Il merito di questa riscoperta e nuova scrittura va all’agiografo torinese Daniele Bolognini ripreso per la prima volta in edizione integrale negli Annales Oratorii, Anno 2009, fasciculus 8.
Il Valfré dedica la sua fatica, dal titolo Alcune notizie concernenti la historia della SS. Sindone con qualche divota agionta indottiva alla Divozione verso la medesima, dedicata a due Serenissime Principesse di Casa Savoia: Maria Adelaide (Torino, 6 dicembre 1685 – Versailles, 12 febbraio 1712) e Maria Louisa (Gabriella) (Torino, 17 novembre 1688 – Madrid, 14 febbraio 1714).
Maria Adelaide è la figlia primogenita di Vittorio Amedeo II di Savoia e della prima moglie Anna Maria d’Orléans. Promessa sposa a Luigi di Francia, Duca di Borgogna, nel giugno 1696 si trasferisce in Francia in virtù del Trattato di Torino. Duchessa di Borgogna fino al 1711, alla morte del suocero, il Gran Delfino, diventa a sua volta Delfina di Francia. Il suo ultimo figlio, nato nel 1710, sarà il Re di Francia Luigi XV.
Maria Louisa, terzogenita di Vittorio Amedeo II, sposa Filippo di Borbone Duca d’Angiò, che succede sul trono di Spagna allo zio Carlo II col titolo di Filippo V. Quando, nell’aprile, 1702 Filippo V è costretto a lasciare la Spagna e a trasferirsi in Italia, Maria, nonostante la giovanissima età, è nominata reggente. Molto amata in Spagna, Maria Luisa muore di tubercolosi a soli 25 anni, il 14 febbraio 1714; è sepolta nella Cripta Reale del Monastero dell’Escorial.
Torniamo al Valfré e alla sua “dissertazione”. Il testo viene da lui redatto a ridosso della traslazione della Sindone nel Duomo di Torino, nella Cappella della Sindone appositamente voluta e costruita da Casa Savoia.
In calce al testo Annales Oratorii si trovano anche due lettere indirizzate dal Valfré a Vittorio Amedeo II (conservate all’Archivio di Stato di Torino) per chiedere e incoraggiare la costruzione di detta Cappella, scritte il 13 giugno 1692 e il 28 7bre (settembre) 1706, pochi giorni dopo la definitiva vittoria sui Francesi. Nella prima, egli scrive in apertura: «Mi sento una replicata spinta al cuore si supplicare V.A.R. acciò si compiaccia di far affrettare il compimento della Cappella della Santissima Sindone (…)».
Nel proemio dell’opera il B. Valfré esorta le due Principesse destinatarie a visitare e onorare la Sindone; egli fa riferimento a due nobili figure del passato: «Le Serenissime Infanti Cattarina e Maria di degna e gloriosa memoria decoro e pregio di questa Real Casa di Savoia erano si divote della Santissima Sindone che passavano molto tempo avanti di essa in longe orationi e meditazioni et ivi ritrovavano le loro più chiare delizie e p. parlare solamente della Infanta Cattarina ella stava quasi statua entro al nichio della Capella della Santissima Sindone p. ivi assistere a bon numero di messe che in quella Sacra Capella si celebravano (…)».
Le due “Infanti” sono Maria Apollonia (1594 – 1656) e Caterina (1595 – 1640), figlie di Carlo Emanuele I e di Caterina d’Asburgo, dette anche le “Venerabili Infante”:
Non vi è nulla di nuovo, rispetto al passato, in quel che scrive Sebastiano Valfré: il grande pregio del suo lavoro è riassumere tutte le notizie sino ad allora conosciute sulla Sindone, porgendole in una nuova e organica chiave di lettura per i credenti. Nel primo capitolo l’autore affronta le differenze fra Sindone e vari Sudari: «Sindone è una sorta di pannolino più grande assai del Sudario che noi dicessimo lenzuolo. Questa Sindone è diferente dal Sudario, et anche da quelle fascie sepolcrali con che li Ebri legavano le mani e piedi a cadaveri prima di sepelirli.»
Nel sesto capitolo descrive con immediatezza i segni della Passione visibili sul tessuto, facendo chiarezza sulle modalità della crocifissione: «La si vegono le feritte de Chiodi nelle mani, e ne piedi, et il luogo vero di essi, il quale non è nella propria palma della mano, né in mezzo del piede p. quanto si è potutto avertire da chi vi ha fatto matura considerazione, ma le piaghe delle mani si veghono piu in su della palma nel finimento di essa, o sia nella parte più carnosa e rivelatta verso la giontura che al brachio la unisce (…)».
Valfré scrive che la Sindone «fu donatta al Duca di Savoia Lodovico da Margeritta de Charni come contra scritura autentica delli 22 marzo 1452 (…)», indicandoci anche le modalità temporali e concrete del passaggio di proprietà.
Egli non tace sul lungo silenzio che riguarda la Sindone, dai primi secoli alla ricomparsa in Francia: «Apresso chi sia statta la Santissima Sindone prima che fosse nella casa Charni, e poi di Savoia. Come non si ritrovino scriture che mettino in questa chosa in chiaro ò perché non si siano fatte o se si sono fatte si siano smaritte o p. causa delle guierre o di pestilenze o altre simili però non si può proceder che p. via di congeture».
Nel capitolo 9 troviamo le approvazioni papali riguardanti la Sindone, la sua esposizione ai fedeli e il culto ad essa riservato, a partire da Papa Paolo II (1464 – 1471), che eleva a collegiata la cappella di Chambéry.
Nel capitolo 11, Valfré cita un viaggio di ringraziamento verso la Sindone: «Il Duca Carlo di Savoia preservatto in Torino dalla peste che faceva grandissima strage p. l’Italia, passò a piedi le Alpi con dieci soli compagni, e si portò a Chiamberij p. visitare la San.ma Sindone e p. ringraziare Dio, quale p. virtù di quella lo avesse liberatto dalla peste». L’episodio riguarda la signoria di Carlo III (1489 – 1553).
Trascorre qualche decennio e la Sindone, al termine del suo lungo viaggio, approda a Torino: «San Carlo Boromeo havendo inteso che il Duca Emanuel Filiberto haveva fatto transferire da Chiamberij a Torino la San.ma Sindone, sì per haverla appresso di sé, sì p. levarla da ogni pericolo p. le guerre di Francia, venne da Milano a Torino in Pelegrinaggio con molti in sua compagnia per riverire et adorare la San.ma Sindone (…)».
Questo pellegrinaggio era stato in precedenza descritto da Monsignor Agaffino Solaro nel testo manoscritto Sindone Evangelica, historica, e theologica (Cavalleris, 1627).
Nel capitolo 34, l’ultimo, il Valfré cita la «sontuosa Capella, che si va perfesionando ad honore della San.ma Sindone (…)». E lì è rimasta, sino ad oggi, quasi ininterrottamente, fra ulteriori rischi e traversie, come l’ultimo conflitto mondiale e l’incendio del 1997.
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