Di Alessandro Mella
Premessa
Penso spesso al fatto che, se non me ne avesse parlato, non avrei mai saputo nulla di questa storia di famiglia senza l’indicazione ricevuta dallo scomparso e caro cugino Giuseppe Rama.
Era uno di quei pomeriggi passati a casa sua a discorrere sulle memorie di famiglia che lui, legato tramite la mamma alla mia, mi raccontava. Storie, vicende e ricordi sulla parte dei miei parenti rimasta al paesello di Mongrando dove i Mella vivevano fin dal XVI secolo.
La cosa che più mi stupì fu quando mi mostrò un biglietto con le date di nascita e di morte di Tancredi Mella ed in calce la nota: “deportato nel 1944 a Ludwigshafen“.
Questo appunto mi fece saltare sulla sedia. Crebbe la curiosità ma il caro Beppe ricordava la faccenda in modo vago ed io divenni matto nel tentativo di saperne di più. Tentai immediatamente di procurarmi il foglio matricolare per capire se fosse stato catturato in guerra anche se l’età non mi convinceva. Il documento, tuttavia, risultò purtroppo irreperibile presso l’archivio di stato di Vercelli che avrebbe dovuto averlo in custodia. (1)
Passò del tempo poi, quando meno me lo sarei aspettato, mi si aprì un’incredibile porta su quella verità che, fino ad allora, non aveva avuto nessun riscontro documentale oltre a quel bigliettino vago e nebuloso. Grazie all’Archivio Arolsen mi fu possibile, finalmente, scoprire che tutta la questione era incredibilmente vera.

Un cittadino di Mongrando
Nei primissimi anni del novecento Paride Mella era emigrato da Mongrando a Torino. Forse su invito e suggerimento del fratello Remigio che, nel capoluogo sabaudo, aveva trovato impiego e messo su famiglia. Fu qui che, il 25 novembre 1901, nacque Tancredi uno dei suoi figli. La famiglia, tuttavia, tornò presto a Mongrando e quindi anche il giovinetto seguì, nel 1910, i suoi genitori al paese. Nel frattempo erano nati i fratelli Osvaldo, Enrico e Margherita Leopolda.
Venuta la maggiore età, nel 1922, il nostro Tancredi fu chiamato al servizio di leva. Vissuto per 21 mesi con le fiamme verdi degli alpini al bavero della divisa grigioverde. Insensibile ai mutamenti politici in corso, finito il militare, il nostro Tancredi tornò a Mongrando mettendosi a lavorare per sbarcare il lunario. E gli anni corsero velocemente finché un’altra guerra venne a sconvolgere l’Europa. Tancredi fu richiamato? Era ormai quarantenne ma nulla si può escludere. Più probabilmente, tuttavia, rimase al paese. Nelle banche dati ufficiali non risulta un suo coinvolgimento formale nell’epopea della Resistenza ma l’assenza del nome resta un dato relativo.

Certamente a Mongrando, nel 1944, l’atmosfera si era fatta incandescente ed i rapporti della Guardia Nazionale Repubblicana al Ministero dell’Interno della Repubblica Sociale Italiana seguitavano a citare la comunità come quelle in cui operavano reparti partigiani:
Viene ora riferito che nella zona montana di Mongrando, Netro, Sordevolo e Donato, si sono concentrati circa 1000 ribelli al comando di due ufficiali inglesi, lanciatisi da aerei con paracadute nei giorni decorsi. L’affluenza dei ribelli continua e si ritiene che il numero dei partigiani possa arrivare ad oltre 3.000, di cui diverse centinaia armati di fucile mitragliatore, recentemente forniti da apparecchi nemici. (2)
Proprio nel maggio 1944 le autorità fasciste alzarono il livello di guardia aumentando le “operazioni di polizia” sul territorio e probabilmente in una di queste fu preso nella rete anche il nostro Tancredi.

E qui ci vengono in soccorso i documenti dell’Archivio Arolsen. Incartamenti che furono prodotti dall’amministrazione militare alleata a guerra finita per fare il quadro relativamente ai deportati ed ai lavoratori coatti del Reich. Nella Renania Palatinato, a Ludwigshafen am Rhein, si trovavano gli stabilimenti chimici della celeberrima IG Farben. Colosso chimico tedesco, asservito volente o nolente ai desiderata del Terzo Reich, reso noto anche per la produzione del famigerato Zyklon B. Il gas asfissiante impiegato nell’orrore dei lager nazisti. Ma la grande industria produceva molto altro ed in particolare gomma e carburante sintetico indispensabili per il fabbisogno bellico della Germania.
Tancredi giunse presso gli stabilimenti I.G. Farbenidustrie di Ludwigshafen am Rhein il 24 maggio 1944. Probabilmente, nel male, la sua fu una mezza speranza perché diventare uno “schiavo di Hitler” forse gli impedì di morire in un lager.
Per sua fortuna in quegli impianti smisurati gli italiani non mancavano e qualche possibilità di stringere rapporti umani di mutuo soccorso c’era. Tancredi doveva essere un ragazzo sveglio ed abile nel lavoro tant’è che fu subito inquadrato come “hilfs schlosser” e cioè assistente fabbro. La sua capacità di adattarsi, probabilmente, contribuì a salvargli la vita ed i tedeschi lo mandarono ad effettuare due corsi brevi di riqualificazione per poterlo impiegare in altre mansioni.

La vita, tuttavia, fu durissima. Migliaia di deportati schiavizzati intorno a lui e come lui, con poco cibo e molta disperazione. Orari sfiancanti e come se non bastasse l’urlo inquietante delle sirene antiaeree. Dal suo arrivo in poi la città fu bombardata pesantemente dagli alleati almeno altre undici volte. Il sibilo delle bombe dovette diventargli terribilmente familiare. (3)
Tenne duro, strinse i denti, fino al giorno in cui, il 7 febbraio 1945, fu trasferito temporaneamente nella vicina Frankenthal. Poi, finalmente, a marzo i tank americani entrarono in Ludwigshafen, il cuore industriale del Reich. (4)
L’autorità militare alleata, dopo aver liberato i lavoratori coatti schiavizzati dal regime nazista, ne registrò generalità e dati in elenchi e documenti che furono redatti anche molto in là nel tempo.

A quel punto, tuttavia, Tancredi Mella poté finalmente lasciare la Germania e tornare a casa dai suoi cari. Sfinito, sfiancato, indebolito e devastato nel corpo e nell’anima. Non si sposò mai, non mise su famiglia, rimase a lavorare al suo paesello sperando forse di dimenticare.
Il 21 luglio 1962, stanco ma ancora relativamente giovane, si trovava seduto sulla gradinata della casa nuova di Ferdinando Siletti. Tempo prima aveva subito un ricovero per un problema cardiaco ma, tenace, si era ripreso. Quel giorno non andò così e ad un tratto, in quel sabato d’estate, crollò su di un lato. Fu portato esanime nel suo letto, a casa, ma non ebbe reazione alcuna. Un infarto ne spezzò per sempre la vita. Un appunto sul fatto fu pubblicato dal bollettino parrocchiale di Ceresane di Mongrando. Nel registro dei defunti si trova ancora oggi la nota relativa alla sua morte, avvenuta alle nove del mattino. Il parroco fece a tempo ad impartirgli l’estrema unzione. (5) Alcuni mesi dopo i coscritti di Tancredi, per onorarne la memoria, fecero un’offerta di 3.200 lire all’Asilo Infantile Tamagno Favre di Mongrando. (6)
Povero, poverissimo, Tancredi. Era stato travolto dalla storia come tanti altri. Aveva sentito l’orrore delle urla in tedesco, vissuto la fatica della schiavitù, patito la fame e la paura, era tornato a casa e non aveva più trovato la sua mamma mancata pochi mesi dopo la sua deportazione, aveva sofferto tanto. Ma in tutto questo male, almeno, egli era riuscito a sopravvivere al suo sfruttamento. Nella logica perversa della macchina industriale nazista il deportato si sfruttava fino a consumarlo ed ucciderlo. Lui era sopravvissuto ed aveva, così, sconfitto la infame macchinazione nazista. Anche Tancredi, in fondo, aveva vinto la guerra.
Alessandro Mella
NOTE
1) Lettera di riscontro del 20 aprile 2023.
2) Rapporto del 7 maggio 1944, numero 20.
3) Alcuni esempi: Bombardieri nordamericani sono penetrati da occidente ed a mezzogiorno nel territorio del Reich ed hanno attaccato parecchie località nella Germania meridionale e sud-occidentale. Particolarmente nei quartieri di abitazione di Monaco, Mannbeim, Ludwigshafen e Schweinfurt si sono avuti danni e perdite di persone. (Estratto del Bollettino Militare Germanico del 22 luglio 1944 pubblicato su La Gazzetta del Popolo, 204, Anno XCVII, 23 luglio 1944, p. 1). In seguito agli attacchi di formazioni di bombardieri nemici, si sono verificati ieri danni a Mannheim, Ludwigshafen, Treviri e Kaiserslautern. La popolazione ha subito perdite. Il duomo di Treviri è stato gravemente colpito. (Estratto del Bollettino Militare Germanico del 16 agosto 1944 pubblicato su La Gazzetta del Popolo, 228, Anno XCVII, 16 agosto 1944, p. 1). Nel corso di attacchi terroristici contro il territorio della Germania occidentale sono stati causati danni, specialmente a Mannheim, Ludwigshafen, Coblenza e Magonza. (Estratto del Bollettino Militare Germanico del 22 settembre 1944 pubblicato in La Gazzetta del Popolo, 266, Anno XCVII, 23 settembre 1944, p. 1). Formazioni aeree nemiche hanno effettuato attacchi terroristici contro Kassel, Colonia, Mannheim, Ludwigshafen e Magonza, come contro varie località nella zona della Renania e della Westfalia. (Estratto del Bollettino Militare Germanico del 28 settembre 1944 pubblicato in La Gazzetta del Popolo, 272, Anno XCVII, 29 settembre 1944, p. 1). Bombardieri nord-americani hanno continuato ieri le loro incursioni terroristiche su Manneim, Ludwigshafen ed hanno sferrato ulteriori attacchi sul territorio della Germania sud-occidentale (…). (Estratto del Bollettino Militare Germanico del 22 gennaio 1945 pubblicato in La Gazzetta del Popolo, 23, Anno XCVIII, 23 gennaio 1945, p. 1).
4) Il Giornale del Mattino, 56, Anno I, 22 marzo 1945, p. 1. Il nemico ha effettuato, durante tutto il giorno, forti attacchi da nord e da sud-ovest contro Ludwigshafen. Dopo dure lotte, che sono costate gravi perdite ad ambo le parti, esso è penetrato nell’interno delta città. (Estratto del Bollettino Militare Germanico del 24 marzo 1945 pubblicato in La Gazzetta del Popolo, 84, Anno XCVIII, 25 marzo 1945, p. 1). Fra Worms e Ludwigshafen il nemico ha varcato il Reno. (Estratto del Bollettino Militare Germanico del 26 marzo 1945 pubblicato in La Gazzetta del Popolo, 86, Anno XCVIII, 27 marzo 1945, p. 1).
5) Registro dei Defunti della Parrocchia di San Rocco di Mongrando consultato il 19 giugno 2014.
6) Eco di Biella, 5, Anno XVII, 17 gennaio 1963, p. 6.

Mi fa piacere comunicare ai lettori che nel corso del 2026 a Tancredi Mella, per decreto del Capo dello Stato, è stata assegnata, alla memoria, la medaglia d’onore degli internati.