di Patrizia Rossato
È impossibile non restare affascinati da Jannik Sinner e da Carlos Alcaraz, giovanissimi, splendidi ragazzi che, in alternanza, si sono giocati il primo e il secondo posto nel tennis mondiale. Due personalità interessanti, forti e opposte che il sacrificio dell’agonismo ha forgiato in modo meraviglioso.
Lo spagnolo Carlos Alcatraz è nato 22 anni fa a El Palmar in una piccola località sul mare a pochi km da Valencia, un luogo particolare, sospeso nel tempo famoso e visitato per la peculiarità dei tramonti. Ci mostra un temperamento mediterraneo, pieno del calore dei tramonti sul mare, di fuoco, energia e fantasia.
Carlos è figlio d’arte, secondogenito di quattro fratelli. Ha cominciato a giocare all’età di quattro anni nella scuola di tennis diretta dal padre, diventando campione regionale under 10. A quindici anni, notato da Juan Carlos Ferrero, ha iniziato ad allenarsi all’Accademia Esquelite di Villena gestita dall’ex numero uno del mondo.
È il più giovane tennista ad essere diventato il n° 1 al mondo nella storia del ranking ATP. Vanta 23 titoli conquistati nel circuito maggiore. È considerato tra i migliori talenti tennistici di tutti i tempi. Solare, determinato, spirito combattivo, dotato di grande forza fisica, concentrato nei obbiettivi, rapido e con grande resistenza, offre un gioco spettacolare e creativo. Tiene a bada il suo temperamento grazie alla solidità mentale e all’attitudine al lavoro e al sacrificio.
Jannik Sinner, meraviglioso, apparentemente algido, tranne nei capelli, altoatesino, ventiquattro anni dedicati allo sport fin da piccolo sui campi da sci.
È nato a San Candido (BZ), è cresciuto a Sesto Pusteria (BZ) da una famiglia di madrelingua tedesca ha un fratello adottato prima di lui, Mark, nato in Russia.
L’infanzia di Jannik è immersa nell’incantevole e suggestivo paesaggio delle Dolomiti. Sportivo da sempre a tre anni e mezzo inizia a cimentarsi con lo sci e il tennis a San Candido. A 12 anni è campione italiano di sci nella sua categoria, per poi optare definitivamente per il tennis.
È considerato il tennista italiano migliore di sempre. La sua tecnica è metodica, qualcuno, in errore, sostiene prevedibile.
È figlio delle sue montagne, le Dolomiti, e in lui possiamo vedere la forza, il sacrificio, il metodo e un grande lavoro senza risparmio. Educato e rispettoso ma incisivo nelle sue risposte, fa intravedere una chiarezza di pensiero e di percorso. Serio e puntuale.
È il tennista italiano più vincente di sempre, il 10 giugno 2024 è diventato il primo e unico tennista italiano ad aver raggiunto la 1° posizione del Ranking ATP in singolare.
Nell’aprile del 2025 Sinner istituisce la Jannik Sinner Foundation a supporto della formazione sportiva di bambini e giovani.
Carlos Alcaraz e Jannik Sinner si sono affrontati per la prima volta nel 2021 e hanno disputato 15 incontri, con un bilancio per ora favorevole allo spagnolo. Si è creata così una sana rivalità. Due campioni diversi, quasi opposti nel fisico e nel carattere che nella stima reciproca diventano l’uno l’asticella dell’altro per la loro crescita sportiva e personale.
Le vittorie e le sconfitte sono passaggi, come nella vita. Sono due facce della stessa medaglia, in un buon percorso educativo si insegna a giocare per la vittoria e ad accettare la sconfitta considerandola lo stimolo per comprendere i propri limiti e per capire dove lavorare per prepararsi alla prossima sfida.
Vincere o perdere sono strumenti straordinari per allenare alla fatica, alla pazienza, al sacrificio, alla fiducia.
La fiducia di poter superare se stessi, di vivere ogni istante nella sua pienezza perché le cose belle della vita si conquistano gradualmente, assumendoci in ogni istante la responsabilità delle nostre scelte.
I sogni guidano le nostre decisioni, ma raggiungerli richiede fatica e bisogna accettare il rischio di poter perdere. Alzare l’asticella nello sport e nella vita richiede la capacità di affrontare il rischio e le sue conseguenze.
Nella nostra società colleghiamo la vittoria al successo e la sconfitta all’insuccesso, ma questo è un punto su cui tutti, soprattutto gli educatori, dovrebbero lavorare. Imparare a cadere è la prima cosa da insegnare ai bambini come l’imparare a rialzarsi.
È l’altalena della vita ed è il segreto per sentirsi sicuri, appagati e felici in mezzo alle intemperie.
Risulta evidente che Carlos e Jannik nella fase della loro infanzia e adolescenza hanno avuto ottimi educatori e maestri sia in famiglia sia nella vita sportiva. Traspare in entrambi, sebbene con modalità diverse, una grande stabilità interiore, autocontrollo e sicurezza.
Sono consapevoli che quando si scende in campo si può vincere o perdere, ed è interessante osservare le modalità con cui le due personalità gestiscono entrambe le evenienze.
Carlos manifesta il suo temperamento esuberante sia nell’insuccesso sia nella vittoria, ha imparato comunque a gestire gli impeti giovanili e a manifestarli nel dopo partita.
Jannik appare più tranquillo, più posato, risulta forse più maturo, d’altra parte a vent’anni, due anni in più possono fare la differenza.
Quello che conta però è che entrambi dopo una sconfitta non perdono tempo a puntare il dito a incolpare e cercare un colpevole. Con umiltà riflettono sui propri punti deboli, analizzano i punti di forza dell’avversario e tra una partita e l’altra lavorano intensamente per modificare il loro gioco in funzione dell’avversario. In questo modo, di partita in partita, si trasformano non solo come giocatori ma come persone.
Si può azzardare a dire che piano piano Carlos avrà acquisito una parte di Jannik e Jannik viceversa svilupperà alcune caratteristiche di Carlos.
Noi come spettatori, potremo godere della loro crescita sportiva, in realtà la vera profonda crescita è nella loro interiorità.
È un arricchimento personale, una capacità di apprendere e di adattarsi, una metamorfosi dell’anima alla ricerca dell’equilibrio perfetto.
Se tutto questo accadesse nelle nostre vite, le relazioni, anche le più ostiche, sarebbero un impulso per migliorarci, nella relazione e nel mondo.
L’agonismo nello sport mette alla prova il fisico ma ancora di più il carattere, il sentire soprattutto. Infatti per acquisire le caratteristiche dell’avversario è necessario averne una profonda stima, bisogna amarlo nei suoi modi, nei suoi gesti.
Non si può infatti riprodurre in scioltezza ciò che non si ama.
Viviamo in un mondo che corre, che esige tutto subito, che ripudia la fatica, che non sa riflettere: un mondo in cui si confonde la prepotenza con la determinazione, un mondo che non sa osservare né ascoltare, un mondo in cui l’altro è un fastidio se non utile a uno scopo.
Ecco in questo mondo loro due, Jannik e Carlos sono un esempio di positività, di quello che sarebbe bello essere, un esempio da imitare.
Fuori dal campo fra questi due campioni oltre alla stima si è instaurata una bella amicizia, cosa che rende ancor più esemplari le loro sfide.
Sul Centre Court di Wimbledon è incisa una frase:
“VITTORIA E SCONFITTA SONO DUE IMPOSTORI”.
Questa frase deriva dalla lettera che di Rudyard Kipling intitolata “Se” ed è il simbolo dell’importanza di non lasciarsi esaltare dalla vittoria né farsi abbattere dalla sconfitta in quanto vittoria e sconfitta sono ingannevoli e passeggeri.
Se riesci a conservare il controllo quando tutti intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare, o se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne, o se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio, e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;
Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina e trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi o a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante, e piegarti a ricostruirle con strumenti logori;
Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite e rischiarle in un colpo solo a testa e croce, e perdere e ricominciare di nuovo dal principio e non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi a servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti, e a tener duro quando in te non resta altro tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.
Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù, e a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa, e – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!
