Milano vede una serie di match di Brazilian Jiu Jitsu. Tommaso Lenti, accompagnato dal coach Andrea Ladu, dimostra grande maturità agonistica.
Siamo nuovamente a parlare della straordinaria professionalità della “Officine Training Center” di Aosta che, nel trascorso fine settimana, si è recata a Milano con un atleta di altissimo livello, di cui vi abbiamo già parlato più volte: Tommaso Lenti.
Ad accompagnarlo in questa importante tappa sportiva ed agonistica il Coach di Brazilian Jiu Jitsu e Grappling, Andrea Ladu.
Il commento tecnico, postumo all’incontro, lo ha fatto il Coach Emanuele Zardo che ha tenuto a precisare come Tommaso ha disputato tre match di ottimo livello nella Categoria “No-Gi” (senza kimono) Juvenile 61.5Kg.
Al netto dei match siamo in grado di dire che “nei primi due incontri Lenti ha dominato gli avversari e ha chiuso entrambi gli incontri per triangolo, dimostrando una tecnica solida e una progressione tattica eccellente”.

Per i “non addetti ai lavori” è bene dire che con “chiudere a triangolo” si intende una finalizzazione nella quale Tommaso Lenti ha intrappolato la testa ed un braccio del suo avversario all’interno di un anello ideale formato con le sue gambe. Sostanzialmente ha creato uno “strangolamento sanguigno” che ha reso inerme lo sfidante.
Nella finale, invece, trovandosi dinanzi ad uno sfidante – che Coach Zardo ha definito “ostico” – Lenti ha perso “per squalifica” a causa di “una valutazione arbitrale fondata su un’infrazione tattica”.
Lo stesso Tommaso Lenti ha poi alzato l’asticella delle sue performance nella Categoria “Gi” (con Kimono) 64Kg.
Nel primo match disputato – ci spiega Coach Zardo – Lenti “ha chiuso per “armbar” confermando la sua solidità”. Anche qui è necessario esplicitare che l’“armbar” traducibile come “chiave al braccio” è una tecnica di sottomissione molto difficile che “consiste nell’isolare un braccio dell’avversario e applicare pressione sull’articolazione del gomito per costringerlo alla resa tramite iperestensione”.
Nel secondo match si è vista l’applicazione della stessa “chiave al braccio”. Questo conferma la coerenza combattente di Tommaso Lenti e la sua capacità di controllare un incontro con determinazione e costanza.
Nel terzo match, invece, Lenti ha mostrato altissima versatilità negli stili di combattimento imponendosi con un “triangle choke”, ossia con una tecnica di sottomissione molto usata nel Judo ed assolutamente spettacolare nel Brazilian Jiu Jitsu.

In parole povere, Tommaso ha stretto le sue gambe attorno al collo e a un braccio del suo avversario (a formare un’immagine triangolare), costringendo il suo avversario ad un’inevitabile resa per l’evidente strangolamento.
Anche in questa occasione – come già al “14° Torneo Internazionale Open di Submission Fighting” di Torino, disputatosi il 21 giugno 2026 – Tommaso Lenti “ha dimostrato maturità agonistica, padronanza della tecnica, capacità di competere ad ottimi livelli”, come ci ha voluto esplicitare Coach Emanuele Zardo.
La “Officine Training Center” di Aosta sta calcando i più importanti eventi legati agli Sport da Combattimento e da Contatto del panorama nazionale ed internazionale.

Grazie al magistrale lavoro dei Coach Emanuele Zardo e Andrea Ladu, molti giovani della Valle d’Aosta si stanno mettendo in gioco in modo serio, disciplinato responsabile.
I frutti si vedono.
Ovunque vanno, gli Atleti della “Officine Training Center” vengono apprezzati per la loro correttezza, lealtà, e per il profondo senso di rispetto che dimostrano verso gli avversari.
Andrea Ladu ed Emanuele Zardo sono maestri nelle loro discipline ma, ancor di più, nella vita e nell’esempio. A loro si può senz’altro applicare la massima secondo cui “ogni albero buono produce frutti buoni” (Matteo 7:17).
Tommaso Lenti è un frutto buono e – visti i copiosi risultati – assai maturo e promettente.
L’immagine di copertina è stata generata con Microsoft Copilot AI.

Tommaso Lenti ha intrappolato la testa ed un braccio del suo avversario all’interno di un anello ideale formato con le sue gambe. Sostanzialmente ha creato uno “strangolamento sanguigno” che ha reso inerme lo sfidante.
In parole povere, Tommaso ha stretto le sue gambe attorno al collo e a un braccio del suo avversario (a formare un’immagine triangolare), costringendo il suo avversario ad un’inevitabile resa per l’evidente strangolamento.
“chiave al braccio” è una tecnica di sottomissione molto difficile che “consiste nell’isolare un braccio dell’avversario e applicare pressione sull’articolazione del gomito per costringerlo alla resa tramite iperestensione”.
Correttezza e lealtà e profondo senso di rispetto.
FAN-TAST-ICO!
Giuro che se avessi qualche anno di meno mi iscriverei a questo sport con grande entusiasmo!
Correttezza e lealtà e profondo senso di rispetto, anche mi interesserebbero alquanto. Però dipende.
Del resto, non é difficile riconoscere l’avversario, nel versetto “Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco” (Matteo 7:19)
Nello sport, nella vita e nella Fede.
E nella politica?
Vannacci oppure vedrei bene Roberto Fiore.
E io li voto!