Le Camere delle meraviglie derivarono dai primi gabinetti scientifici e contribuirono ad avvicinare gli uomini alla natura
La capacità di stupirsi e la curiosità sono caratteristiche psicologiche che appartengono alle persone intelligenti. Meglio forse dire che appartengono egli esseri viventi che possiedono il desideri di conoscere e di indagare l’ambiente e la natura.
La capacità di osservazione, il desiderio di scoprire oggetti o esseri viventi nuovi e misteriosi, ha determinato la spinta verso le ricerche di nuove terre e il desiderio di portare con sé reperti di vario tipo, provenienti da viaggi ed esplorazioni.
Non possiamo dire con certezza quando l’uomo mosse i primi passi verso l’attuale Europa, l’Asia e l’Oriente, lasciandosi alle spalle le assetate savane d’Africa. Possiamo supporre che alcuni individui abbiano iniziato a spostarsi alla ricerca di cibo e di nuove terre da esplorare.

Si trattò, probabilmente, di pochissimi individui dotati di carisma e di coraggio inaudito, e quasi certamente la maggior parte dei loro tentativi si risolse in modo drammatico.
Tuttavia quel desiderio di esplorare nuove terre, superare ostacoli e confini naturali produsse anche grandi vantaggi, permettendo ad intere popolazioni di espandersi oltre i luoghi conosciuti.
Quello che potremmo metaforicamente definire “il gene dell’esploratore” non è mai scomparso dalla scena della nostra evoluzione, lo ritroviamo ancora oggi negli ambiziosi progetti di indagini spaziali, dove sonde e telescopi espandono i nostri sensi per milioni di anni-luce di distanza.
Verso la fine del quattrocento nacquero, negli studioli degli umanisti rinascimentali, dei locali situati all’interno di palazzi nobili che contenevano delle autentiche raccolte di reperti bizzarri che non possedevano particolari velleità scientifiche, ma piuttosto stimolavano suggestioni e curiosità.
Il fenomeno delle Wunderkammer si sviluppò per tutto il Seicento, alimentandosi delle grandiosità barocche, e si protrasse fino al Settecento, favorito dal tipico amore per le curiosità scientifiche proprio dell’Illuminismo.
La Wunderkammer si può considerare come un primo germe del concetto di museo, sebbene non abbia ancora, di quest’ultimo, le caratteristiche della sistemazione e del metodo.
Fu certamente l’Ottocento il secolo in cui potremo collocare il passaggio tra le antiche raccolte di curiosità naturali (naturalia) ed artificiali (artificialia), ed il più moderno concetto di museo, teso a dare un ordine più rigoroso a tali raccolte, per soddisfare le crescenti esigenze di studio e conoscenza.
Molte realtà museali odierne presentano all’interno delle proprie sale espositive, delle rappresentazioni storiche di Wunderkammer, fedeli riproduzioni delle più antiche esposizioni del passato.
Il Museo di storia naturale dell’Università di Pisa ospita la ricostruzione completa di una Wunderkammer, quella che alla fine del XVI secolo ha costituito il nucleo originario del museo: nella fedele ricostruzione sono presenti numerosi reperti storici risalenti al Cinquecento.
Un altro esempio particolare di Wunderkammer è inoltre la cosiddetta “Camera delle meraviglie di Palermo”:
a metà strada fra realismo e sogno, recentemente aperta al pubblico, è uno spazio nascosto tra le strade dell’Albergheria. Gli infiniti fili che legano la Sicilia al mondo musulmano, sembrano in questa stanza snodarsi.

Tra le tesi più accreditate, ma ancora in fase di possibili evoluzioni, in previsione dei futuri lavori di restauratori e studiosi, la stanza sembra essere un luogo di meditazione, di impatto fortemente emotivo e spirituale.
A Napoli era famosa la Wunderkarnmer seicentesca di Ferrante Imperato, una sala della sua abitazione di via Monteoliveto ricolma dal pavimento, alle pareti, al soffitto di animali preparati realisticamente frammisti a creazioni mostruose (chimere). È considerato «uno dei primi musei di storia naturale sorti in Italia».
Ferrante Imparato venne soprannominato lo studioso che aveva un coccodrillo appeso al soffitto. Possedeva un erbario storico con migliaia di esemplari di grande valore, che purtroppo venne distrutto e disperso nel Settecento dopo il crollo della repubblica e il rientro dei Borbone. i 9 volumi superstiti del grande erbario pervennero a Sante Cirillo, medico, botanico, membro della Royal Society, che li trasmise al nipote, il grande botanico Domenico Cirillo. Costui partecipò attivamente alle vicende della Repubblica partenopea, quindi fu arrestato, processato e condannato a morte. Il giorno stesso della sua esecuzione, il governo borbonico, poco sensibile agli studi naturalistici, permise a una folla di fanatici sanfedisti di saccheggiarne la casa, distruggendo molti scritti e materiali scientifici di inestimabile valore, incluso l’erbario di Imperato.

Ancora oggi numerosi musei espongono nelle proprie sale reperti di grande bellezza e valore estetico, per incuriosire il pubblico attento e desideroso di scoprire quali meraviglie possano ancora celarsi negli ambienti naturali.
Il fascino della bellezza risulta essere uno strumento di grande attrattiva soprattutto per i giovani che desiderino intraprendere un percorso di studi naturalistici. Probabilmente in futuro con l’ausilio di strumenti digitali e grazie alle nuove applicazioni dell’AI, si potranno creare ambienti interattivi e riproduzioni fedeli di quegli angoli del Pianeta che risultano essere poco esplorati, se non completamente sconosciuti.
Avvicinare il pubblico alla natura è una attività di enorme importanza, una strategia culturale che potrà permette a molti giovani di riscoprire le bellezze e di aiutare a far sopravvivere questo nostro straordinario pianeta.
Fotografie di G.Guerreri
