Quando finisce un’epoca finiscono con essa la cultura, le tradizioni, la morale e la mentalità collettiva che l’hanno contraddistinta. Per fortuna la saggezza e la conoscenza maturate vengono mantenute, sebbene secondo i paradigmi del nuovo mondo.
Lo stesso accade per le figure e i personaggi di riferimento dell’epoca, i cosiddetti notabili, oggi sostituiti dagli influencers che abitano soprattutto il mondo dei social media.
Sino al secondo dopo guerra i cosiddetti notabili potevano ancora contare sul prestigio e la considerazione che avevano presso la comunità dei cittadini di paesi e città. Loro erano i medici, gli avvocati, i notai e i parroci; tutti personaggi riconosciuti come l’élite che aveva il più alto grado di cultura, conoscenza ed esperienza per guidare la comunità al meglio.
Forse il più importante tra di loro era il medico, il più considerato, perché era quello che tutti prima o poi avrebbero incontrato durante la loro esistenza. Probabilmente dell’avvocato o del parroco si faceva volentieri a meno, ma del medico no, non potevi scansarlo, la salute da sempre è il bene più prezioso tra tutti.
Nell’ordinamento giuridico italiano il diritto alla salute è previsto e disciplinato dagli articoli 2 e 32 della Costituzione, ed è annoverato tra i diritti fondamentali. Peraltro, già vigente la Costituzione, ancora fino al 1978 il diritto alla salute in Italia non era trattato come un diritto universale spettante a tutti i cittadini, ma veniva per lo più riconosciuto da enti mutualistici di categoria solo per i lavoratori dipendenti e a cagione del rapporto lavorativo.
Si penserà che la Costituzione non venisse applicata.
E si penserebbe giusto. Tuttora la Costituzione non viene totalmente attuata e viene perfino disattesa. Esempi ne siano le norme a tutela della famiglia naturale non attuate, e la norma sul ripudio della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti disattesa. Ma tant’è!
Con la legge n. 833/1978 venne istituito il Servizio Sanitario Nazionale che finalmente introdusse il sistema pubblico e gratuito della sanità, riconoscendo il diritto all’accesso alle cure a tutta la popolazione indistintamente. Vennero introdotte le Unità Sanitarie Nazionali che si occupavano di dare esecuzione alla normativa gestendo capillarmente la sanità sui territori.
Ma la globalizzazione già infusa nelle menti sotto forma di progresso cominciava ad apparire esplicitamente anche nella normativa e nei provvedimenti assunti dai poteri dello Stato.
E arrivarono gli anni 90 e tutta una serie di leggi trasformarono le USL in ASL. Le Unità Sanitarie vennero trasformate in ‘Aziende’ a gestione politica affidata ad una dirigenza aziendale, alla quale era imposto un budget economico/finanziario tendente al sempre maggiore controllo/risparmio della spesa sanitaria e alla realizzazione di profitti aziendali. Per intenderci: basta spese sulla base della domanda dei pazienti, ma spese tante quante ne consente la programmazione basata sulla razionalizzazione e sul risparmio delle risorse. I pazienti divennero degli utenti, poi clienti e infine dei semplici numeri su progetti, statistiche e rendiconti.
E nel frattempo cos’è accaduto alla classe medica?
I pazienti sono sempre gli stessi ed hanno le stesse dinamiche comportamentali, chiedono di essere curati e guariti, ma i medici? Com’è cambiata, in senso lato, la categoria al punto tale da fargli perdere la qualità di prestigiosi notabili degni di massimo rispetto e considerazione?
A dirla tutta, attualmente, anche per gli altri notabili, come parroci e avvocati, la diffidenza dei cittadini supera la fiducia; ma i medici, senza voler generalizzare, la fiducia dei cittadini l’hanno proprio persa.
Prima di iniziare l’attività professionale i medici prestano il giuramento di Ippocrate: ”non maleficere sed beneficere”; un vero inno alla vita espresso attraverso la tutela della salute psico fisica degli individui.
Ma oggi sempre maggiori sollecitazioni culturali e progressiste spingono i medici ad abbracciare ideologie di morte: dall’aborto sempre e comunque all’eutanasia standardizzata. È di questi giorni la notizia che lo Stato del Canada vuole raggiungere il numero di 100.000 morti per assistenza al suicidio, come si trattasse di un traguardo evolutivo. Questi nuovi valori etici vengono accettati da certa parte della comunità civile ma anche dalla comunità scientifica e da certa parte della classe medica. I convegni di bioetica si affannano a portare chiarezza e trasparenza, ma siamo ben lungi anche semplicemente dal porre le giuste domande.
Nel Codice Deontologico medico è previsto che l’attività del medico debba essere improntata alla competenza, alla ricerca dell’alleanza terapeutica con gli utenti, ad ottenerne la fiducia, ricercando sempre il loro consenso ben informato. Respinto da tempo l’approccio paternalistico del medico verso il paziente, a volte trattato come un minus habens, oggi impera lo ‘sguardo medico distaccato’ denunciato da Michel Foucault negli anni sessanta. Quanto fu profetico lo storico e filosofo lo possiamo comprendere solo adesso. Sostenne più volte che la medicina moderna aveva trasformato il paziente in un ‘caso clinico’, dove si trattava il corpo senza porre alcuna attenzione alla totalità della persona. Si sosteneva che il medico dovesse mantenere il distacco emotivo per meglio curare il paziente. Certo! Peccato che tutto si evolve e che tale distacco oggi lo si percepisce come indifferenza.
Sempre negli anni novanta, alla trasformazione della sanità in azienda, coincise anche l’esplosione della medicina preventiva e difensiva, come strumento di difesa dei medici di fronte alle sempre più innumerevoli domande di risarcimento dei danni civili subiti dai pazienti a causa del loro operato colposo.
Alla fortuna delle Compagnie Assicuratrici che stipulavano per loro contratti di responsabilità civile milionarie corrispose la tendenza di questi di ‘mettersi al riparo’ prescrivendo ogni sorta di esame e di medicina, ingenerando l’idea nel cittadino che il senso di responsabilità del medico era ravvisabile dalla miriade di esami e farmaci prescritti e non dalle competenze che in scienza e coscienza metteva in gioco. Per arginare tale emorragia di sanità, il welfare, già da anni dismesso, ha cercato svariate soluzioni. Una di esse? L’Azienda Sanitaria invita e incentiva economicamente – un tot per ogni paziente – i medici di base a prescrivere meno e meglio farmaci e accertamenti specialistici. Si chiama ‘razionalizzazione’ della spesa sanitaria, perché di non solo assistenza sanitaria si politicizza, ma anche di ideologia woke che va finanziata al pari della prima. Ecco che lo Stato Azienda dà l’addio definitivo allo Stato pater familias.
Certo è che, oltre a riconoscere che l’Italia è un paese di anziani, bisogna anche concludere che tutto quel bacino di pazienti/utenti fatto incrementare in decenni di lassismo economico, adesso viene abilmente scaricato tra gli ambulatori della medicina convenzionata e privata.
Il settore della medicina – così come quelli dell’istruzione, della giustizia etc. – è in crisi d’identità, ancora a metà tra un deperito pubblico e un vorace privato. Le prestazioni sanitarie sono inadeguate e carenti, mentre il rapporto di alleanza terapeutica tra medico e paziente è attualmente compromesso.
Non giova neppure leggere di medici imputati in procedimenti di truffa ai danni dello Stato, di molestie sessuali ai danni di pazienti, di danni irreversibili o morti provocate con le loro cure – è ancora caldo il cadavere del povero bimbo Domenico che doveva ricevere un trapianto del cuore all’ospedale Monaldi di Napoli – di corrotti erogatori di certificati falsi agli immigrati clandestini, di publicizzatori e prescrittori di farmaci altamente dannosi alla salute, di conniventi di big pharma in palese conflitto d’interessi, di firmatari della falsa letteratura scientifica etc.
Il loro ‘favoloso mondo di Amélie’ sta per crollare, è bene che se ne rendano conto, per riparare il vaso prima che si rompa in mille pezzi. Se ciò accadesse a beneficiarne sarebbe solo l’AI che sta cercando di sostituire l’essere umano, la telemedicina docet.
Tante persone attendono la vera svolta progressista: tornare all’umanità, anche nel rapporto medico/paziente.

Hai ragione caro avvocato. Io avevo una fiducia immensa in tre istituzioni: la sanità, l’istruzione ed il servizio per la sicurezza. Oggi non credo in nessuno di essi. Spero che il mondo si fermi e torni indietro
Cara Anna una volta toccato il fondo non si può che risalire.
publicizzatori e prescrittori di farmaci altamente dannosi alla salute, di conniventi di big pharma in palese conflitto d’interessi, di firmatari della falsa letteratura scientifica etc.
Il loro ‘favoloso mondo di Amélie’ sta per crollare, è bene che se ne rendano conto, per riparare il vaso prima che si rompa in mille pezzi. Se ciò accadesse a beneficiarne sarebbe solo l’AI che sta cercando di sostituire l’essere umano, la telemedicina docet.
Tante persone attendono la vera svolta progressista: tornare all’umanità, anche nel rapporto medico/paziente. Questo lungo e progressivo cambiamento nella sanità dimostra un cambiamento di valori importanti come il valore della vita! La sanità ha trasformato il valore della salute per la Vita, nel valore della malattia per la morte; ha trasformata la persona, essere umano da rispettare per tutti i valori che porte in sé, in un “essere numero programmato” per gli interessi delle multinazionali farmaceutiche!
Grazie, condivido la visione della realtà, sempre più palesemente lampante e vergognosamente evidente.
Sarebbe il momento di smettere di essere conniventi con la nostra ignoranza e la nostra indifferenza.