16 Ottobre 2026

18 thoughts on “Funambolismi”

  1. Splendido racconto con una tagliente ironia che evita il cinismo del sarcasmo.
    Il ciuco dimostra una grande intelligenza.
    Complimenti.
    Chapeau!

    1. Ognuno si costruisce la propria gabbia di protezione. Racconto dolente sulla difficoltà dello stare al mondo, anche quando agli occhi dei più non appare.
      Complimenti! 👏👏👏

  2. Il “ciuco” intelligente capisce di essere impotente davanti all’ignoranza altrui e senza possibilita’ di difesa.
    Complimenti per il racconto!

  3. Splendido racconto che invita a capire i vari personaggi e a rivedere in loro l’intelligenza, impotenza e ironia
    Complimenti

  4. Bello e sostanzioso racconto, forse amaro piu’ancora che ironico, e in quanto anche realistico, certamente condivisibile da tutti noi per esperienze personali!

  5. L ‘ ironia amara del racconto ci indica chi sono i veri ciuchi e cioè gli ubriachi del loro piccolo sapere, del loro piccolo mondo, delle loro teorie, delle prassi e dei comportamenti stereotipati. E’ difficile avere rapporti con i saperi codificati e settoriali : quanti commenti su film, musiche, quadri sono frutto di vera conoscenza? Il racconto è un inn o alla vera cultura: più leggi, più ti poni domande, più cerchi di sapere, più sei curioso…più sei vivo e vero!

  6. Mi viene in mente Socrate e il suo metodo che parte da ” so di non sapere”, parte dell’ironia , perche lui finge di non sapere e loda la sapienza altrui per smascherare le false certezze e le illusioni . Il Ciuco che ha letto 4000 libri è un grande Maestro..
    Un racconto fortemente educativo, direi maieutico per rimanere in campo socratico.
    Bravissimo Francesco Rodolfo Russo.

  7. Perché vorrei essere un asino.

    Caro Russo,
    terminata la lettura del “Ciuco”, non ti nascondo che mi dispiace di non potermi affiancare a te e dire che anch’io sono un “ciuco”, un “asino”, un “ciuco maledetto”!
    In verità, se rivedo la mia vita, mi sento più vicino ad un altro equino: il mulo.
    A differenza dell’asino (che è una speciale animale autonoma), il mulo è un bastardo (in termini “politicamente corretti” lo chiameremmo un “ibrido”) che nasce dall’accoppiamento tra un asino e una cavalla.
    A differenza dell’asino, il mulo è quasi sempre sterile.
    Come vedi ho buone ragioni per invidiarti, se considero le differenze genetiche che caratterizzano le due razze. Ma non basta.
    Avendo avuto in gioventù a che fare con gli animali (ovini, equini, bovini, ecc.), non ho mai creduto alla vulgata dell’asino come sinonimo di ignoranza, ottusità, testardaggine e chi più ne ha più ne metta.
    Se uno osserva attentamente questo animale scoprira’ che l’asino, dinanzi a una situazione per lui nuova, non agisce mai d’impeto come un cavallo, perché, a differenza del cavallo, è portato ad osservare, a valutare il rischio e solo dopo passare all’azione.
    Si tratta di un animale estremamente prudente, che cerca di capire in quale situazione si trova prima di decidere che cosa fare.
    Se poi considero che fra gli asini ti annoveri tu, Francesco Rodolfo Russo, che sei “Uno che ha una biblioteca personale di circa quattromila libri, quasi tutti letti. Uno che ascolta Chopin e al motivo si commuove; uno che sa che il Restaurant de la Sirène à Asnières di Van Gogh è un luogo realmente esistito e che Michelangelo, per dipingere la tavola del Peccato originale, si è ispirato alla Genesi. Uno che si reca dal medico e si permette di suggerire la diagnosi…”, allora non posso che dolermi della mia situazione di mulo.
    Pensa che proprio nella nostra Puglia, incrociando cavalle murgesi con asini di Martina Franca, si ottenevano i famosi muli martinesi, ottimi per l’artiglieria e la fanteria alpina.
    Carne da macello, insomma!
    Invece, l’asino , contrariamente a quanto possono pensare i più, è un animale che, stando alla Bibbia, è sinonimo di fatica, disponibilità, umiltà e pace.
    Ricordo solo alcuni punti dove si parla di lui.
    Al contrario del cavallo che era la cavalcatura dei re, dei potenti e dei ricchi, l’asino è animale di fatica, di lavoro e di pace.
    E’ addirittura più sapiente del suo padrone, vedi il racconto di Balaam per la rivelazione ispirata da Dio alla sua asina (Nm 22,22-35): qui l’asina è presentata come una figura sapienziale, perché riconosce la volontà di Dio prima ancora dell’uomo che si ritiene veggente.
    L’asino non viene mai impiegato per la guerra, a differenza del cavallo; per questo è collegato di solito al Messia pacifico (Zc 9,9-10 ; Cfr. Mt 21,1-11 ).
    Insieme al bue troviamo l’asino nella scena del presepe: i Padri della Chiesa vedono in questi animali il simbolo della presenza di tutti i popoli davanti al Re-Messia: il bue rappresenta il popolo eletto in quanto animale “puro” secondo la legge, mentre l’asino rappresenta i pagani in quanto, secondo la legge, è animale impuro.
    La settimana santa viene introdotta da Gesù che entra a Gerusalemme su un asino.
    Qui, come in altre parti della Bibbia (fuga in Egitto, ecc.) l’asino rappresenta l’animale di servizio, bestia “da soma”, sempre mite, che porta i pesi degli uomini. Come Gesù, che si caricherà di tutti i peccati e le infermità degli uomini di ogni tempo.
    Ti pare poco essere un asino?

  8. Un racconto ironico e sicuramente molto realistico. Il ciuco è troppo intelligente rispetto a tanti che credono di essere più intelligenti di lui. Fa riflettere!
    Grazie Francesco!

  9. Gli animali sono intelligenti. Perdono la loro dignità quando vengono sfruttati o sono costretti a vivere situazioni paradossalmente umane.

  10. Un racconto intelligente, profondo, educativo, coinvolgente. Mi è proprio piaciuto. Batto le mani a F. R. Russo. Bravo.

  11. Ho letto l’intervista ad Antonella Costa in cui a un certo punto si parla di onoterapia. Se qualcuno andrà a leggere quel passaggio, si renderà conto dell’utilità dell’asino. L’intervistatore è lo stesso autore del racconto; ha dimostrato intelligenza in entrambi i casi. Complimenti.
    Rosa Lastella

  12. Gli asini sono animali noti per la loro intelligenza e adattabilità e hanno capacità cognitive notevoli. Apprendono facilmente e, in alcune situazioni, dimostrano una forma d’intelligenza pratica, proprio come il “Ciuco” del racconto e come lui sono empatici. In conclusione “Il ciuco” ci conduce in un mondo reale in cui accadono cose che possono far sorridere o ridere gli altri. Forse anche lui.
    Beatrice

  13. Una verità che ci riguarda tutti: in fondo, ciascuno di noi condivide la strisciante sensazione di essere un ciuco di fronte alle complessità del mondo. La vita e le situazioni sociali, tuttavia, ci dirottano di continuo in un doppio gioco assurdo, costringendoci a fare finta di non esserlo per non affondare, o al contrario a recitare la parte dell’ingenuo quando conviene. Ma ciò che traspare di più da questo racconto è una profonda fragilità umana, fintamente celata da una saccente copertura — sia quella ostentata dagli “esperti” di turno con i loro paroloni, sia quella con cui noi stessi cerchiamo di proteggerci ogni volta che ci sentiamo disarmati. Un ritratto ironico ma al contempo impietoso e spaventosamente reale di ciò che siamo. Il ciuco è davvero ciuco?

  14. Bel racconto molto ironico ma anche molto profondo . Mi richiama alla memoria la canzone di Tenco Ciao Amore Ciao in cui si recita ” non saper fare niente in un mondo che sa tutto”. Molto ironica la digressione che riguarda i medici.

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