Il sorriso di nonna Mimina
L’imbrunire faceva rincasare i cinquecento abitanti di Sant’Alessio.
Quel giorno di gennaio, però, quello che era considerato un avvenimento per il minuscolo centro, aveva condotto un lungo corteo di persone nella casa di nonna Mimina. La donna, infatti, che mai aveva voluto abbandonare la fatiscente casa di legno in cui risiedeva – sebbene i familiari abitassero nell’unico albergo del paese e fossero molto ricchi – si era spenta per vecchiaia lì dove era nata.
I concittadini di nonna Mimina le rendevano omaggio e pregavano per la sua anima. I bambini si muovevano intorno al feretro, quasi ilari: erano contenti dell’uscita imprevista. Poi ognuno ritornò alla propria abitazione. A vegliare la morta rimasero il nipote Beppe con l’amico Lello.
Beppe era un ragazzo socievole e, nonostante la situazione, prese a raccontare barzellette a Lello, che rideva divertito. Trascorso del tempo e forse stanco di parlare, Beppe propose all’amico di bere un caffè.
Percorrendo lo stretto corridoio giunsero in cucina. Beppe preparò la moka e la mise sul fuoco. Nell’attesa riprese a raccontare storie divertenti.
Lello nell’ascoltarlo si distrasse per andare a curiosare nella propria infanzia; ricordò il fratello più giovane che, armato di un minuscolo fucile giocattolo, lo precedeva nella campagna, a caccia di fantasie. Una volta scoprirono, dietro una parete di vetro all’interno di una chiesuola, uno scheletro umano che poi assieme ad altri ragazzi decapitarono, per fare del teschio una macabra palla per giocare al calcio. Rammentò il vecchio Santo che, mentre veniva trasportato a spalle verso il cimitero, sortì dalla bara facendo fuggire i portatori: era stata una morte apparente. L’uomo, colpito dall’avvenimento capitatogli, aveva poi voluto scrivere un libro sull’esperienza vissuta.
Le parole di Beppe cadevano dappertutto a cascata; Lello sorrideva ai ricordi e rideva alle battute dell’amico.
Stavano per bere il caffè, quando un rumore imprevisto li colpì come un pugno nello stomaco: rimasero senza fiato. Beppe piantò gli occhi in quelli di Lello. I corpi erano immobili, la fronte dei due s’imperlava di sudore gelido. Le gocce, quasi simultaneamente, apparivano sulla fronte per poi rimbalzare sul tavolo. La mano di Lello sembrava fusa con la tazzina; Beppe era rimasto in una posizione che lo vedeva né in piedi né seduto. I loro sensi erano in ascolto. Dall’esterno non giungeva alcun rumore. Parve strano che quella notte neanche i cani lanciassero i loro richiami. Il silenzio sarebbe stato totale se non avessero avvertito il battito impazzito dei loro cuori. Dopo dieci minuti gli occhi comunicarono fra loro imponendosi l’azione: dovevano andare ad accertarsi su quanto era avvenuto. Mossero a fatica i corpi che sembravano inchiodati alle assi del pavimento e imboccarono lo stretto corridoio, che ora appariva più lungo. Improvvisamente percepirono elementi che, fino a quel momento, non avevano notato. Il corridoio era debolmente illuminato da una fioca lampadina e la scarsa illuminazione evocava immagini spettrali. Da più parti, mentre i lenti passi facevano scricchiolare sinistramente il pavimento, si concretavano enormi ragnatele. Il corridoio, dove gli amici facevano a gara per non precedersi, incuteva timore. Giunsero presso la porta della stanza dove si trovava nonna Mimina, ma non ebbero il coraggio neanche di sporgere la testa per indagare sull’accaduto. Rimasero per minuti, che sembrarono loro interminabili, in attesa di eventi paurosi. Lello, facendo leva sul coraggio che in quel momento riusciva a esprimere, esclamò:
– Beppe, è tua nonna… Tocca a te entrare!
L’amico gli serrò maggiormente il braccio e si affacciò sull’uscio. La morta era come l’avevano lasciata. Entrarono quasi avvinghiati.
Trascorse altro tempo.
I due, nuovamente immobili ma pronti alla fuga, provarono a considerare i fatti: nonna Mimina, come Santo, era stata oggetto di una morte apparente? La tesi non fu convincente: se cosi fosse stato, perché era di nuovo nella bara? Voleva burlarsi di loro?
Evitando le sedie vuote messe intorno al feretro, si avvicinarono alla morta con circospezione, ma nessun indizio confortò la loro ansia; niente chiarì l’accaduto.
Beppe sbottò:
– Adesso basta. – Poi rivolto al cadavere: – Se proprio non vuoi stare lì, alzati e vieni a bere il caffè con noi.
Travolgendo le sedie uscirono dalla stanza.
Nel ripercorrere, con passo deciso, il sinistro corridoio, fecero in tempo a scorgere la coda di un gatto che guadagnava l’uscita attraverso un finestrino. Il giallo era risolto e risero rinfrancati. Ogni cosa riprendeva una logica umana.
Tornati in cucina Beppe riprese a raccontare barzellette mentre Lello vuotò le tazzine dal caffè ormai freddo e si accinse a prepararne dell’altro.
Fuori era silenzio. La notte ritornava fredda. I cuori dei ragazzi ripresero il ritmo normale; finalmente avrebbero potuto trascorrere una nottata fuori di casa.
Il viso di nonna Mimina sembrava sorridere.

Bello questo racconto, in bilico tra ironia e mistero. L’atmosfera sospesa, i ricordi e le superstizioni accompagnano il lettore fino alla soluzione finale, apparentemente rassicurante.
Racconto elegante e godibile. Il finale è lasciato all’ interpretazione del lettore. Da parte mia mi piace pensare che la nonna si sia burlata dei due ragazzi!
Che piacevole racconto. Sembra quasi di entrare in un horror che invece in un attimo diventa un occasione per sorridere con più gusto. Bravo l’autore!
Bello questo racconto. E mi piace molto il finale della nonnina!
Elisabetta
Il racconto, come altri che ho letto in passato dello stesso autore, è scorrevole, di facile lettura. La storia lascia il lettore in sospeso fino alla fine. Sembra di trovarsi in un film di Alfred Hitchcock.
Una considerazione sulla nonna: sarà morta contenta. L’ultimo viaggio lo fa nella casa che l’aveva vista nascere e vivere.
Rosa Lastella
Rispetto a «Se una sera…» pubblicato il 18 luglio scorso, in questo racconto si narra di una nonna, un nipote e del suo amico che gli tiene compagnia durante la veglia notturna.
In una stanza c’è la salma contornata da sedie, secondo tradizione lasciate libere perché evochino le anime degli antenati del defunto a fargli visita.
I due giovani sono in cucina, scherzano, ridono, bevono caffè.
Poi, accade qualcosa e i personaggi “vivi” inaspettatamente scoprono la paura che serra la gola, che gela il sangue…
Dal racconto traspare una sottile ironia e un pizzico di magia.
Se ci sarà, vedremo che cosa ci riserverà il prossimo.
Beatrice
Bel racconto, crea suspense che si risolve simpaticamente e allegramente. Mi piace
Tutto in questo racconto mi hai rimandato alla casa dei miei nonni in Abruzzo, quando da ragazzina trascorrevo le giornate in compagnia della mia amatissima cugina…ricordi e sentimenti come le madeline proustiane!
È interessante rilevare in questo breve racconto, l’equilibrio tra fede, rispetto delke tradizioni,mistero, paura, gioia, amicizia. E si entra in sintonia. Complimenti
Un racconto piacevole, che “tiene incollati”. Unisce con maestria le tradizioni di un piccolo paese, l’ilarità, i ricordi intimi di un nipote e di un amico,, la paura bambina che affiora e annebbia, il senso di realtà offuscato dalla superstizione che aleggia. Sempre bello leggerti, Francesco!
Un racconto che suscita ricordi, non uguali, ma lo stesso intrisi di paura, di gioia ,di amicizia e si gusta con grande piacere
Una pennellata da vero artista.
Racconto magico semiserio dove due ragazzi si trovano in una vecchia casa accanto al letto della nonna di uno dei due morta. La serenità dei giovani viene oscurata da un improvviso rumore sinistro: affiorano paura e vecchie credenze. Dopo attimi di tensione e timore tutto viene risolto e si torna alla normalità. Il racconto si snoda tra leggerezza, ironia, sensazioni , dialoghi intimi su vecchi ricordi…ma su tutto aleggia il sorriso di nonna Mimina e anche il nostro!
Un racconto di piccole-grandi emozioni che, pur nella brevità del fatto, entrano nella lunga memoria di ognuno e suscitano sensazioni intense. Ottimo Francesco Rodolfo Russo
Bella l’idea della morte che non fa paura anzi trova ancora il modo di “farsi beffa” di chi resta…
Paola.
Un racconto delicato e allo stesso tempo misto tra ironia e mistero! Anche questa volta invoglia a leggerlo immedesimandosi nei vari personaggi e prendere la versione della morte beffandosi di essa!
Con notevole ritardo leggo “Il sorriso di nonna Mimina” di Francesco Rodolfo Russo, pubblicato l’11 corrente.
A lettura terminata, mi rendo conto che, dopo aver fatto i miei complimenti a Russo per il suo breve, ma intenso racconto, sarei portato a fare mie molte delle considerazioni di chi ha letto il testo prima di me.
Mi rimane una sola domanda, che si snoda in un duplice dubbio.
“Il viso di nonna Mimina sembrava sorridere”, mi chiedo: ma nonna Mimina, in realtà, sorrideva o non sorrideva?
Anche nella veglia si possono osservare i diversi modi di recepire la morte.