Dalla tolleranza zero sui coltelli alla tutela legale per gli agenti
Il governo in seguito agli scontri di Torino ha ridotto i tempi per il varo del decreto Sicurezza, già allo studio dopo le violenze giovanili e le manifestazioni cruente ad opera di estremisti organizzati, con maggiori tutele per gli agenti e fermo preventivo per chi manifesta.
Così il Consiglio dei ministri si è riunito nel pomeriggio di giovedì 5 febbraio per discutere e deliberare i seguenti provvedimenti:
- DECRETO-LEGGE: Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle Forze di polizia e del Ministero dell’interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale
– DISEGNO DI LEGGE: Disposizioni in materia di sicurezza e per la prevenzione del disagio giovanile, nonché di ordinamento, organizzazione e funzionamento delle Forze di polizia e del Ministero dell’interno.
Uno Stato che «non si gira dall’altra parte» difende «chi ci difende» e restituisce «sicurezza e libertà ai cittadini». Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rivendica, dopo due ore di Consiglio dei ministri, il nuovo pacchetto sicurezza, frutto di un serrato confronto preventivo con il Quirinale. «Non misure spot», assicura la premier mentre i suoi ministri le illustrano in conferenza stampa a Palazzo Chigi, ma «un ulteriore tassello» della strategia dell’esecutivo. Che la prossima settimana prevede un focus sull’immigrazione, con la delega per ricevere il Patto Ue e un disegno di legge con anche il blocco navale. «Cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare» che «si ripetano» i «tristi momenti» delle Brigate rosse, è la sintesi del Ministro della Giustizia Carlo Nordio. E non si introducono norme «liberticide» garantisce Matteo Piantedosi, riferendosi a una delle novità più controverse, il fermo preventivo di 12 ore di cui, nella stesura finale, il magistrato deve essere informato e può decidere il rilascio immediato se mancano le condizioni.
Decreto e ddl rispondono alle attese con l’inasprimento delle sanzioni, ma anche con misure di prevenzione. Stop alle manifestazioni selvagge, pene più severe per i borseggiatori, stretta sulle occupazioni abusive e sostegno alle famiglie contro il disagio giovanile.
I temi trattati nel dettaglio:
Stretta su coltelli e armi improprie, nuove fattispecie di reato per rapine e danneggiamenti durante le manifestazioni, poteri rafforzati per prefetti e forze di polizia e tutele estese per gli operatori della sicurezza. È quanto prevede, tra l’altro, il decreto-legge in materia di sicurezza pubblica, insieme al disegno di legge che integra il cosiddetto “pacchetto sicurezza”.
Tra le misure più rilevanti del ddl, la tutela di specifiche categorie professionali, come i giornalisti e il personale ferroviario, interventi di natura sociale per le famiglie e i giovani, una profonda riforma organizzativa del Dipartimento della pubblica sicurezza.
Cosa prevede il decreto Sicurezza
Il decreto si compone di 33 articoli e interviene a più livelli su sicurezza urbana, ordine pubblico, attività di indagine dell’autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, funzionalità delle Forze di polizia, immigrazione. Il provvedimento punta a rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto dei reati, con particolare attenzione ai fenomeni di violenza giovanile e ai disordini legati alle manifestazioni pubbliche.
Tolleranza zero sui coltelli
Vengono inasprite le sanzioni per il porto ingiustificato di armi e strumenti da taglio, prevedendo la reclusione da sei mesi a tre anni. Vietate lame superiori agli 8 centimetri, e superiori ai 5 centimetri se pieghevoli e dotate di blocco della lama o apribile con una sola mano. La norma consente anche l’applicazione di sanzioni amministrative accessorie, come la sospensione della patente, e introduce una responsabilità pecuniaria per i genitori in caso di violazioni commesse da minori. Previsto il divieto assoluto di vendita e cessione di coltelli e strumenti atti a offendere ai minori di 18 anni, pena sanzioni che nei casi più gravi possono arrivare fino alla revoca della licenza commerciale. Anche i siti di e-commerce dovranno implementare sistemi di verifica dell’età “efficaci e tempestivi”.
Il Daspo urbano per chi devasta e aggredisce le forze dell’ordine
Per quanto riguarda la sicurezza urbana, il testo attribuisce ai prefetti il potere di individuare «specifiche aree del territorio caratterizzate da gravi e reiterate situazioni di illegalità o degrado», nelle quali può essere disposto l’allontanamento di soggetti considerati pericolosi per l’ordine pubblico. Viene rafforzata la disciplina dei Daspo urbani ed esteso l’ambito di applicazione delle misure di prevenzione personali. In riferimento alla gestione delle manifestazioni pubbliche, la misura, emessa dal Questore, potrà colpire chi negli ultimi cinque anni ha precedenti per danneggiamenti aggravati, reati violenti commessi durante eventi pubblici o contro le forze dell’ordine.
Il fermo preventivo di 12 ore
Fra le misure di intervento preventivo, anche una procedura d’urgenza che consente l’allontanamento e il trattenimento temporaneo di soggetti ritenuti pericolosi per l’ordine pubblico. La polizia potrà accompagnare nei propri uffici e trattenere, per il tempo strettamente necessario e comunque non oltre le 12 ore, le persone per le quali vi sia un «fondato motivo» di ritenere che possano mettere a rischio il pacifico svolgimento di un evento. Del trattenimento e dell’orario deve essere data «immediata notizia al pubblico ministero», il quale valutate le condizioni può anche ordinare il rilascio della persona accompagnata.
La stretta sulle manifestazioni non autorizzate
Sul fronte dell’organizzazione delle manifestazioni pubbliche, il decreto interviene sulle riunioni in luogo pubblico prive di preavviso, prevedendo sanzioni amministrative più elevate per promotori e organizzatori, anche quando la convocazione avvenga attraverso piattaforme digitali. In questi casi la competenza è attribuita al prefetto e le sanzioni possono arrivare fino a 10.000 euro. È prevista anche la possibilità di arresto in flagranza differita per i reati di danneggiamento commessi durante manifestazioni pubbliche.
La tutela legale alle forze dell’ordine e il registro separato per la legittima difesa
Il decreto interviene anche sulla tutela legale del personale delle forze di polizia, delle forze armate e dei vigili del fuoco, estendendo le garanzie nei procedimenti avviati in presenza di cause di giustificazione. Nella pratica, niente più iscrizione immediata nel registro degli indagati per chi ha agito in presenza di una causa di giustificazione, come la legittima difesa o l’uso legittimo delle armi. Viene introdotta un’annotazione preliminare in un “modello separato” rispetto al registro ordinario delle notizie di reato. Qualora appaia “evidente” che il fatto è stato compiuto per una causa di giustificazione, il Pubblico Ministero non procederà all’iscrizione formale del nome del soggetto, ma utilizzerà questo nuovo canale comunicativo interno agli uffici giudiziari. Tra le misure previste figura, inoltre, l’istituzione di un fondo da 50 milioni di euro per il rafforzamento della sicurezza nelle stazioni ferroviarie e nelle aree limitrofe, attraverso accordi tra Viminale, Mit e Ferrovie dello Stato.
Mano ferma contro rapine e borseggi
Il testo introduce inoltre nuove fattispecie penali. Tra queste, il reato di «rapina aggravata commessa da un gruppo organizzato», punita con pene che da venti salgono fino a venticinque anni di reclusione, e l’ampliamento della nozione di furto con destrezza, che ricomprende espressamente la sottrazione di telefoni cellulari, documenti di identità e strumenti di pagamento elettronici.
Il carcere per chi fugge da un posto di blocco e crea pericolo
Chi fugge da un posto di blocco, mettendo in pericolo l’incolumità pubblica rischia da 6 mesi a 5 anni di carcere. Scatta inoltre la sospensione della patente da 1 a 2 anni. Il veicolo, infine, viene confiscato definitivamente (salvo appartenga a terzi estranei al reato).
Le misure sull’immigrazione
I detenuti e gli internati stranieri dovranno collaborare all’accertamento dell’identità, prevedendo che il mancato adempimento costituisca elemento di valutazione ai fini della pericolosità. L’articolo 29 interviene su respingimenti, espulsioni e rimpatri, rafforzando il ruolo della polizia di frontiera e disciplinando il trasferimento immediato degli stranieri rintracciati nelle zone di frontiera interna.
L’articolo 30 introduce deroghe straordinarie fino al 31 dicembre 2028 per il potenziamento della rete dei centri di accoglienza e dei centri di permanenza per il rimpatrio, consentendo al ministero dell’Interno di derogare a ogni disposizione di legge diversa da quella penale, nel rispetto dei vincoli europei e antimafia. È prevista anche la vigilanza collaborativa dell’Anac.
All’articolo 32 il decreto consente al Viminale di avvalersi della Croce Rossa Italiana, in deroga al Codice dei contratti pubblici, per le attività di assistenza e accoglienza dei migranti. Il testo si chiude con l’articolo 33, che introduce una nuova forma di protezione complementare, fondata sulla tutela della vita privata e familiare dello straniero. La norma prevede il rilascio di un permesso di soggiorno convertibile per lavoro o studio, subordinato a requisiti stringenti di integrazione sociale, durata del soggiorno e assenza di pericolosità per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato.
Cosa prevede il ddl Sicurezza
Per quanto riguarda il ddl, che consta di 29 articoli, tra i punti del provvedimento figurano l’istituzione di una “Rete territoriale dell’alleanza educativa per le famiglie” per il contrasto al disagio giovanile, che coinvolge scuole, centri per la famiglia e associazioni sportive per sviluppare progetti per supportare i genitori nella funzione educativa; l’inasprimento delle sanzioni per le occupazioni abusive e l’accelerazione delle procedure di sgombero d’ufficio con la rimozione del vincolo della residenza del denunciante; l’inasprimento anche delle sanzioni per le aggressioni ai giornalisti e al personale ferroviario; il potenziamento dei presidi di polizia in ospedali e zone turistiche; la creazione di nuove Direzioni centrali presso il Ministero dell’Interno per la Polizia scientifica, la formazione e i reparti speciali; l’incremento delle dotazioni di polizia e carabinieri per la vigilanza dei litorali e l’estensione della possibilità di utilizzare droni per finalità generali di prevenzione dei reati e mantenimento dell’ordine pubblico.
Infine, il ddl ridefinisce l’assetto strutturale del ministero dell’Interno istituendo tre nuove Direzioni Centrali apicali: Polizia Scientifica, per la pianificazione strategica e il supporto tecnico-scientifico alle autorità giudiziarie; Reparti Mobili e Reparti Speciali per il coordinamento delle attività dei reparti mobili e delle unità ad alto rischio; Formazione, che assume le funzioni dell’attuale Ispettorato delle scuole per programmare l’addestramento del personale.
Il can can delle opposizioni non si è fatto attendere e continuerà. Nella protesta generalizzata e totale non c’è distinzione tra i partiti che hanno partecipato al corteo violento di Torino e il PD e Radicali che, alla resa dei conti fanno massa con gli estremisti, collocandosi sempre più lontani dalla rappresentanza e difesa del cittadino onesto. Così come gli eredi degli “azionisti”, padri degli eroi dei centri sociali che, dopo ogni scontro, come ai tempi delle BR, prendono le distanze, formalmente indignati dai congiunti e dagli ospiti dei loro salotti, ma, con le loro mani sporche, restano i primi responsabili di ciò che avviene.
Il confronto si trasferisce ora nelle Aule parlamentari.
