Federico Catani e il progetto politico dei maomettani in Italia che sta avanzando nelle nostre Istituzioni.
Il Direttore della campagna “Pro Italia Cristiana”, Federico Catani, lancia un allarme da non trascurare: “Dalle piazze alle urne: il progetto dell’islam in Italia”.
In un comunicato ben argomentato, Catani scrive: “Non possiamo più raccontarci che “va tutto bene”, che si tratta solo di integrazione, che chi lancia l’allarme sta esagerando”. Parole che tutti abbiamo sentito almeno una volta nella nostra vita.
Nel momento in cui ci si permette di dire che c’è un pericolo legato all’islamizzazione dell’Italia e dell’Europa, ci si sente epitetare come “razzisti”, “xenofobi”, “intolleranti”, ecc…
Catani non ha dubbi: “L’islam politico sta avanzando nelle nostre istituzioni, e lo sta facendo in modo sempre più visibile, strutturato e consapevole”.
Le persone sanno che le cose stanno così. I maomettani presenti in Italia vogliono imporre la loro legge coranica e vogliono attuare la shari’a.
“Non è una paura astratta: è un processo già in atto, che passa dalle elezioni locali, dalle piazze, dalle reti associative e da un’alleanza ormai stabile con centri sociali, sigle extraparlamentari e partiti della sinistra radicale”, ben scrivono da “Pro Italia Cristiana”.
Tutto assolutamente vero. Lo si vede in città come Cuneo e Torino dove le comunità maomettane hanno trovato terreno fertile per la loro ideologia nelle cooperative sociali, nei centri sociali, nelle realtà di sinistra che vivono di bandi pubblici, finanziamenti di Fondazioni bancarie, e che – anziché sostenere la cultura autoctona – spalleggiano le sedicenti culture di chi viene da Paesi nei quali i Cristiani vengono martirizzati con una ferocia inenarrabile.
Si sta esagerando?
Catani fornisce dei dati: “A Roma, città con oltre 110mila musulmani, di circa 30mila con diritto di voto, le sale di preghiera sono già diventate palcoscenici elettorali”. Tutto assolutamente vero. “Progetti come “Musulmani per Roma” non nascono per caso: nascono con un obiettivo dichiarato, quello di incidere sull’agenda politica partendo dai principi dell’islam, fino ad arrivare a una shari’a declinata in chiave italiana”.
Il pericolo è reale e lo dimostra la tanta, troppa, immigrazione criminale che spesse volte abbiamo narrato, dati delle Forze dell’Ordine e delle Procure della Repubblica alla mano.

Bisogna essere netti nel dire che “l’islam politico non riconosce la separazione tra Stato e religione” perché “è un sistema totale che entra inevitabilmente in rotta di collisione con la nostra Costituzione e con il nostro modo di vivere”.
Bisognerebbe che queste cose le capissero quei Vicari per la Pastorale che non si vergognano di parlare di integrazione di coloro i quali vedono come valori “poligamia, punizione per l’apostasia, sottomissione della donna, negazione della libertà individuale”.
La “negazione della libertà individuale” la vediamo nel concreto quando “imam radicali, sigle di estrema sinistra, movimenti pro-Pal e persino ambienti contigui a Hamas sfilano insieme nelle piazze italiane”.
Si sta esagerando?

Catani ci fornisce un nuovo elemento su cui riflettere: “le parole pronunciare dai leader islamici attivi in Italia, come Brahim Baya, predicatore islamico di Torino, non lasciano spazio a interpretazioni: ‘La nostra comunità conta tre o cinque milioni di persone… deve diventare consapevole del proprio peso politico’”.
Inutile girarci attorno, deleterio stare “a bagnomaria” come la rana bollita, “è una chiamata esplicita alle urne, una strategia per trasformare la presenza numerica in forza istituzionale”.

Non si può restare attoniti ed impassibili. Non si può trascurare l’appoggio che il Vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, ha dato all’imam della comunità maomettana di Via Saluzzo a Torino.
I maomettani si sono organizzati e hanno trovato tanti e notabili soggetti all’interno della chiesa vaticana. Bene dice Federico Catani quando asserisce che “è necessario dire che l’Italia non è una terra di conquista ideologica, che la nostra democrazia non è negoziabile, che la nostra identità non è sacrificabile sull’altare del buonismo”.
Il clima che si respira in Italia non è affatto rassicurante. Il rischio di divenire una colonia maomettana è più che tangibile e far finta di non accorgersene non terrà lontano il problema.
L’immagine di copertina è stata generata con Microsoft Copilot AI.

Non dobbiamo stancarci di prounciarci, caro Elia, a sostegno dell’Italia Cristiana e non mussulmana. Spiace constatare che il discusso vescovo di Pinerolo sia tutt’altro che un Defensor fidei a danno di coloro che ingenuamente seguono la sua azione pastorale
Caro Francesco, sono tanti i nostri lettori scandalizzati dal modus operandi di Derio Olivero. Si intrattiene con maomettani, massoneria, celebra con la bandana in testa, …
Vescovo dall’approccio ben più articolato e interessante di come nel pezzo viene descritto, tra molto altro posso mettere in rilievo la riflessione su “Laicita e religioni, come educare al futuro” nata da un convegno di gran valore e la sottolineatura della centralità delle relazioni, Mons. Derio Oliveto ha “dato l”appoggio” bensì evidenziato il lavoro che l’imam in questione ha fatto in città (e oltre) per pace e convivenza, sottolineando poi che le accuse si debbono provare e che in una democrazia evoluta non dovrebbero esistere “reati di opinione” (e ogni liberale credo non possa che concordare)@
Leggo la sua opinione che non la condivido affatto.
Derio Olivero può dire quello che vuole la sull’imam estremista ma i Servizi Segreti ne sanno qualcosa in più.
Grazie per la sua opinione.