Marina Berlusconi: “Nessuna manovra politica. Basta retroscena fantasiosi su Forza Italia e centrodestra”
Giorgia Meloni, archiviato l’insuccesso del voto referendario, sta lavorando a una legge elettorale che rafforzi il partito dominante della coalizione, Fratelli d’Italia, consolidando una dinamica bipolare che premi chi arriva primo. Una logica che, se da un lato garantirebbe governabilità, dall’altro metterebbe in difficoltà gli alleati più deboli, a partire da una Lega in caduta nei sondaggi e da formazioni minori come Noi Moderati.
Elly Schlein punta a consolidare il Partito democratico come perno di una coalizione chiaramente alternativa al centrodestra, con una vocazione maggioritaria che implica una selezione netta della classe dirigente e delle alleanze. Questo approccio, tuttavia, rischia di comprimere le ambizioni e la sopravvivenza politica dell’area riformista, che teme di essere marginalizzata anche nella composizione delle liste elettorali.
Da qui il dilemma: restare e accettare una progressiva irrilevanza, oppure cercare nuovi approdi, come già fatto da alcuni con Azione o, appunto, con Italia Viva.
Sul versante opposto, ma con dinamiche non troppo diverse, anche il centrodestra vive tensioni analoghe. Lega e Forza Italia mettono paletti per evitare di venire schiacciati.
In questo scenario si inserisce il terzo attore, il Movimento 5 Stelle. Giuseppe Conte, pur mantenendo una posizione ufficialmente aperta al “campo largo”, avrebbe tutto l’interesse a un sistema che favorisca la competizione tra poli, nella prospettiva di erodere consenso al Pd e candidarsi come guida dell’intero schieramento progressista.
Anche qui, dunque, la tentazione bipolare convive con strategie di posizionamento più complesse. E proprio questa convergenza tra i leader principali — Meloni, Schlein e, in parte, Conte — a rendere evidente la frattura con i cosiddetti consociativisti. Questi ultimi, distribuiti in entrambi gli schieramenti, vedono nel proporzionale o in sistemi meno rigidi una possibilità di sopravvivenza politica e di maggiore influenza. Italia Viva, Azione, ma anche segmenti della Lega e altri partiti minori, temono che un sistema fortemente maggioritario li condanni all’irrilevanza.
Al contrario, un assetto più frammentato potrebbe trasformarli in “ago della bilancia”, soprattutto in caso di equilibrio tra le coalizioni, magari al Senato.
Una situazione simile si è avuta nel 2018, quando su pressione del Quirinale La Lega entrò nel Governo Conte, con FI e Fdi all’opposizione, per spartirsi con i grillini i provvedimenti demagogici che continuano a pesare sul bilancio dello Stato (Istituzione del reddito di cittadinanza da parte M5S, miniriforma costosa delle pensioni – Quota 100- per la Lega, che favori soprattutto i medici, che poi prosperarono nella professione privata).
Guardando oltre alle politiche del 2027, i partiti del campo largo e non solo, puntano l’attenzione al 2029, guardano al Quirinale perché, la sinistra che è stata sino al 2022 abituata a governare senza voti di maggioranza grazie agli “aiutini” del Colle, non desidera che al Quirinale venga eletto un candidato ritenuto ostile.
Nei giorni scorsi, tramite un giornale compiacente venivano riportati contatti tra Marina Berlusconi e autorevoli esponenti del PD, per il tramite dell’ultranovantenne Gianni Letta, sempre attivo nel tessere gli intrighi di Palazzo.
Quale candidato doc, alla presidenza della Repubblica, a quanto si è scritto, veniva indicato Pierferdinando Casini, un voltagabbana per eccellenza passato dalla DC, all’UDC per poi abbandonare il centro destra ed ottenere un seggio inamovibile al Senato tra le liste del PD.
La strana convergenza tra Mediaset e Pd, così’ si sostiene deriva dalla necessità che il successore di Mattarella “non sia la diretta espressione della destra meloniana”.
Il convitato di pietra degli incontri con il PD poggerebbe sulla riforma proporzionale della legge elettorale, in contrasto al disegno di Giorgia Meloni. E proprio di legge elettorale ha parlato nei giorni scorsi Giorgia Meloni in un incontro con gli alleati di governo, mettendo in evidenza la possibilità che porti stabilità garantendo un premio di maggioranza, criticando implicitamente quanti tifano per il pareggio.
Tra i quali ci sarebbe, a quanto si sostiene, proprio Marina Berlusconi, che invece preferirebbe un proporzionale e in tal senso orienterebbe le scelte di Forza Italia. Con la possibilità di una non-vittoria che finisca per scardinare l’attuale quadro politico e lasciare mano libera ai partiti, al di fuori delle coalizioni.
In una lunga nota diffusa nel pomeriggio di martedì, Marina Berlusconi interviene con toni insolitamente netti sulle ricostruzioni circolate nelle ultime settimane riguardo al suo presunto coinvolgimento in trattative politiche tra Forza Italia e il centrosinistra.
Una presa di posizione che mira a chiudere la porta a ogni ipotesi di interferenza nelle dinamiche del partito fondato da suo padre.
Marina Berlusconi definisce “del tutto naturale” il proprio sguardo “con attenzione e affetto” verso Forza Italia, “la creatura politica di mio padre, alla quale ha dedicato trent’anni della sua vita”. Un rapporto, precisa, che si esprime “nel pieno rispetto dei ruoli e dell’autonomia della classe dirigente del partito”.
La presidente di Fininvest rivendica, inoltre, un legame ideale con l’intero centrodestra, considerato parte integrante dell’eredità politica di Silvio Berlusconi.
Marina Berlusconi critica duramente quella che definisce “l’ennesima rincorsa a retroscena del tutto fantasiosi”, diffusi — a suo giudizio — con l’obiettivo di “indebolire Forza Italia e tutto il centrodestra”.
Da “cittadina e assidua lettrice di giornali”, auspica “più rispetto e più attenzione per i fatti e per la realtà”, pur riconoscendo che tale appello è “destinato a cadere nel nulla”.
La presidente di Fininvest respinge con decisione ogni ipotesi di ruolo attivo in manovre politiche: “Non sono né artefice né ispiratrice di manovre volte a ridefinire alleanze e schieramenti, o addirittura a influenzare l’elezione del futuro Presidente della Repubblica”.
Il riferimento è alle indiscrezioni che abbiamo citato, che la descrivevano come protagonista di contatti riservati tra Forza Italia e il Partito Democratico. “Voglio dirlo con estrema chiarezza: non esiste alcun mio contatto con esponenti del PD, e non ho in agenda incontri o interlocuzioni di questo genere”.
A far traboccare il vaso, spiega, è stato un articolo pubblicato oggi da La Stampa, dopo “settimane di retroscena del tutto campati in aria”. Marina Berlusconi ribadisce infine un principio di fondo: le dinamiche politiche “competono esclusivamente alla politica e ai partiti”.
Una frase che suona come un invito a non attribuirle ruoli o intenzioni che non le appartengono.
Considerata la scarsa attendibilità che riserviamo a La Stampa, non possiamo che attendere con serenità il volgere degli eventi, senza pregiudizi.
