Il primo turno delle elezioni municipali in Francia presenta un paese incerto, frastagliato e polarizzato.
È una Francia divisa, disaffezionata dalla sua governance politica e ancora incerta su che potrà essere il successore di Emmanuel Macron, quella che domenica scorsa si è astenuta per il 42% dal voto municipale.
È un Paese che nella sua capitale ha tenuto in testa – ma senza entusiasmo – l’erede del sindaco socialista uscente Anne Hidalgo; e ha relegato in seconda posizione Rachida Dati, l’ambiziosa ministra della Cultura, gollista in condominio con il campo presidenziale negli ultimi cinque governi insediati dall’Eliseo.
Macron dalle prime indicazioni può essere considerato un “vincitore immorale” di un passaggio che ha certificato la frustrazione dell’elettorato e la polarizzazione politica del Paese, in tutte le sue dimensioni. Ma tutto ciò è esattamente il frutto delle sue scelte dopo il disastro elettorale di metà 2024, prima alle europee poi alle legislative anticipate.
Pur di restare all’Eliseo, Macron non ha avuto timori di lasciar paralizzare il governo: tre premier si sono succeduti, nessuno con la vera fiducia dell’Assemblea nazionale, “arroccata” in almeno 5 settori. Né il presidente – assorbito ormai solo da frenesia geopolitica – sta mostrando preoccupazioni minime per le chances di Gabriel Attal, suo premier-meteora e delfino ufficiale alla guida di Renaissance. Tra le affermazioni positive al primo turno, a Troyes Francois Baroin, sindaco uscente, al primo turno ha ottenuto il 48,5% dei voti, sbaraccando 8 liste, e si presenta primo sfidante in attesa del ballottaggio.
Soddisfazione e ottimismo regnano nelle fila del Rassemblement National dopo il primo turno delle municipali.
A Perpignan, Hénin-Beaumont, Bruay-la-Buissière, Beaucaire e altri comuni minori i sindaci uscenti del RN sono stati riconfermati in prima battuta mentre in un’altra ventina di località sono stati eletti gli alleati post gollisti sostenuti dal partito di Marine Le Pen.
Nelle grandi città — esclusa Parigi che resta un caso a parte — il RN e le liste Di Eric Ciottì hanno ottenuto ottimi risultati: avanzata clamorosa a Tolone, Nimes, Mentone e Nizza, duello serratissimo a Marsiglia e Douai. Eletti anche 1279 consiglieri comunali e 323 consiglieri dipartimentali.
Nel secondo turno previsto per domani, domenica 22 le liste del RN saranno presenti in 271 comuni. Un messaggio chiaro per le presidenziali del 2027: i francesi vogliono le changement.

Caro Rossa,
la tua analisi – as usual – è puntuale, sapendo anche esserlo con giusto senso della sintesi.
La chiave di svolta sta nella tenuta o meno del “Patto repubblicano”. Se i gollisti si dovessero aprire ad accordi con il RN, dando alla fine ragione al Ciottì, potrebbero spalancarsi ai lepenisti demostrificati, un po’ come accadde al Fini “sdoganato” da Berlusconi, le porte dell’Eliseo.
Forse, caro Margrita, tenendo però conto delle posizioni degli “irriducibili” ancora presenti nei due schieramenti e non ancora maturi per scelte che la ragione e l’accostamemto con la nostra realtà, parrebbero scontate. Teniamo d’occhio il risultato elettorale il dibattito che si aprirà nel merito, Grazie per l’attenzione
Il quadro che emerge dai dati definitivi del secondo turno è assai composito e ci dicono tendenzialmente, con le solite eccezioni, che l’elettorato francese, che è certo accorso in massa al voto, sembra temere la radicalizzazione (RN non sfonda pur crescendo; LFI all’estrema sinistra sembra subire lo stesso destino).
I nostri cugini transalpini sembrano non volere un bipolarismo che destre-sinistre.
In attesa della corsa all’Eliseo, questo pare.
Grazie per le tue analisi e un abbraccio
Se guardiamo al passato, per la corsa all’Eliseo, il vecchio Le Pen non è mai andato oltre al ballottaggio. Poi tutto dipenderà dail’autorevolezza dei candidati.. oggi rimaniamo in attesa dei nostro verdetto nazionale.Un abbraccio