Giorgetti:” i dati non lasciano spazio a novità fantasiose”
Crisi energetica, inflazione in rialzo ed elezione alle porte. Un cocktail ingarbugliato per procedere serenamente alla redazione dei documenti di politica economica che ci poteranno alle Legge di Bilancio per il 2027, ma il governo non può certo sottrarsi alle rigide scadenze previste dalla legge.
Così il Consiglio dei ministri ha approvato il Dpfp, Documento programmatico di finanza pubblica che avvia ufficialmente il lavoro sulla prossima legge di Bilancio, l’ultima della legislatura.
In confronto alle stime dello scorso aprile, il Pil è stato rivisto al rialzo, rispetto allo 0,6% fissato nel 2026 e 2027: “Abbiamo aggiornato la stima del Pil all’1% nel 2026”, ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa. Piccoli segnali di miglioramento del quadro economico, che potranno essere utilizzati per finanziare le misure della manovra 2027, anche se il titolare del Mef ha invitato alla cautela.
Il tasso di crescita programmatico si attesta allo 0,8% nel 2027, 0,9% nel 2028 e 0,8% nel 2029. Mentre il deficit resterà sotto i limiti europei: “Il deficit dovrebbe stare sotto il 3% anche nel 2026, ma come sapete non basta e le nostre previsioni sono, tenendo conto della spesa supplementare consentita dalle regole europee, che salga al 3,5% nel 27, 3,3% nel 2028 2,4% nel 2029”. Il debito pubblico, nel profilo tendenziale, si attesta al 138,1% del Pil quest’anno, sale al 138,6% nel 2027 e torna a scendere al 137,7% nel 2028 e al 136,3% nel 2029.
“Abbiamo approvato il Dpfp che arriva in un contesto particolarmente complesso sotto molteplici profili quindi fare previsioni diventa sempre più complicato”, ha detto Giorgetti in conferenza stampa. “Non vi nascondo l’attenzione con cui monitoriamo costantemente la situazione sull’andamento dell’inflazione e dei tassi di interesse”.
Il Cdm ha approvato anche la relazione per l’attivazione della clausola di salvaguardia e la conseguente richiesta al Parlamento dello “scostamento di Bilancio”, che deve essere approvata a maggioranza assoluta, prima dell’invio dei documenti a Bruxelles e della presentazione della manovra.
Come previsto, si tratta di 29 miliardi in totale di spese extra per difesa ed energia, concesse dall’Ue in deroga al Patto di Stabilità.
Per quanto riguarda la difesa però le spese sono inferiori a quanto preventivato, confermato lo 0,3% in più in spese per la difesa nel 2027, mentre l’incremento nel 2028 si attesterebbe sulla stessa percentuale, invece dell’iniziale 0,6%, una diminuzione di 8 miliardi legata alla difficile congiuntura economica e all’inflazione volata al 4,2%.
Analogo scostamento dello 0,3% annuo è previsto per l’energia. La richiesta di flessibilità che il governo avanza, viene spiegato, vale circa 14 miliardi per il 2027 e 14 miliardi per il 2028 (7 miliardi all’anno per ciascuna delle due voci). Resta da capire come verranno spesi i circa 14 miliardi destinati all’energia, alla luce del dialogo avviato dalla premier Meloni con la Commissione europea, per chiedere più margini contro il caro energia.
Sull’uscita dalla procedura per deficit eccessivo, ha spiegato Giorgetti, “non è detto: più volte la Commissione ha precisato che i dati del deficit 2027 e 2028, che sono sopra il 3%, devono essere depurati dallo scostamento relativo a difesa ed energia, e di conseguenza se depurate dello 0,6% troverete un dato inferire al 3%. I decimali fanno la differenza e quindi l’auspicio è di rimanere nel 2026 sotto il 3% e quindi aprire quello spazio”, alla possibilità che l’Italia esca dalla procedura europea per deficit eccessivo.
