Per entrare nell’atmosfera di quei giorni, proponiamo un articolo del 12 agosto 1943 pubblicato su “La Famiglia Cristiana” di Alba
L’ANPI, l’associazione dei Partigiani comunisti sta organizzando in tutt’Italia la” pastasciutta antifascista” da distribuire nelle piazze aderenti e ovviamente a pagamento. Usanza che non trae origine, almeno dalle nostre parti, dal 25 luglio del 1943, né dagli anni a seguire, ma quest’ innovazione ha un fine risvolto politico e i sindaci che si sono dissociati, sono stati presi a male parole dagli organizzatori e additati quali fascisti inveterati, rivelando la matrice totalitaria di Anpi et similia.
Lasciando da parte le trovate goliardiche, cercando negli annali, come fu vissuto il 25 luglio 1943 da parte degli italiani?
Uscendo dalla vulgata resistenziale ormai troppo abusata e priva di riscontri storici, se veramente gli Italiani attendevano soltanto il momento opportuno per liberarsi dal fascismo e per gettarsi compatti contro i Tedeschi, come si spiega lo stupefacente esempio di disciplina offerto al mondo intero da tutto il popolo italiano, il 25 luglio 1943?
Dopo il voto del Gran Consiglio del Fascismo, il Re Vittorio Emanuele III°, fece arrestare Mussolini e nominò il maresciallo Pietro Badoglio, presidente del consiglio.
Allora le milizie fasciste, armate di tutto punto, rimasero al loro posto, accettarono la caduta del Capo del Fascismo e continuarono a servire la Patria.
Questo per quanto riguarda i fascisti armati. E la popolazione civile?
Un’analisi storica rigorosa l’ha proposta il professor Raimondo Luraghi nel corso di una lezione tenuta a Torino nel 1961.
Salvo le poche manifestazioni di dubbia paternità, che sempre esplodono in quelle situazioni, il popolo italiano accettò senza moti inconsulti il proseguimento della guerra, nell’unico modo che la dignità e l’onore nazionale imponevano.
Lo stesso Maresciallo Badoglio, che avevo lasciato fuori dal governo i politici del prefascismo, passato alla Storia per le sue innumerevoli doppiezze, aveva dichiarato alla radio, e poi fatto stampare sui giornali:
“L’Italia, conscia delle sue tradizioni e del suo onore militare, continua la guerra a fianco dell’alleato germanico” !
Sarebbe non corretto e, soprattutto, stupido il voler negare la situazione di profondo disagio esistente nell’Italia del 1943. Essa però non era sostanzialmente diversa da quella di qualsiasi altra nazione europea, dove il popolo vedeva con orrore crescente allungarsi la catena degli scempi generati dal conflitto, perfezionarsi i mezzi di distruzione, aumentare l’odio nei combattenti.
Ma che la guerra fosse quella dichiarata contro gli Angloamericani e i Russi nessuno lo metteva in dubbio, salvo pochi toccati dalla grazia della preveggenza, così come ben pochi sentivano la necessità, se non il dovere di passare alla parte avversa, per riconquistare “le libertà democratiche“.
Tutto questo non può essere smentito dai pochi sommovimenti avutisi il 25 luglio, causati dagli assalitori dei depositi annonari delle grandi città, immediatamente intruppata e guidata da attivisti del Partito Comunista. Quei sommovimenti furono stroncati subito dai Carabinieri e dall’Esercito, poiché lo Stato allora continuava a esistere. Altri episodi, quali la liberazione dei prigionieri politici dalle carceri avvennero senza spargimento di sangue. I Partiti politici del prefascismo si stavano riorganizzando in incontri clandestini e senza ordire manifestazioni pubbliche.
Non così avvenne dopo l’8 di settembre. Era nata la Repubblica Sociale Italiana che governava il nord del Paese e il governo centrale firmò l’armistizio con gli angloamericani. Allora nacque la Resistenza!
Per concludere questa breve introduzione, proponiamo ai lettori l’articolo di fondo del settimanale FAMIGLIA CRISTIANA, del 12 AGOSTO 1943, periodico molto diffuso in Italia e non solo a Alba, firmato dall’allora direttore Padre Lorenzo.
“PAROLE CHE BRUCIANO SU FATTI CHE SCOTTANO.
12 agosto 1943.
È la data in cui vi scrivo. La segno perché le date hanno un valore probante. Metto qui, per chi mi ha chiesto un giudizio su quanto è avvenuto e avviene, e per chi vorrà chiederlo, la parola sacerdotale come bussola, che non ha l’ago impazzito. Rare sono queste bussole. La rarità è aggravata inoltre dal vetro delle poche esistenti, appannato dal fiato di molti, di troppi che si sgolano, non si sa perché. Intanto, mentre la guerra incatena le porte d’Italia, gli Italiani si consolano intorno alle libertà. In questi quindici giorni si è consumato più incenso ai loro piedi, che in cento anni sull’altare di Dio. Che sia poi, questa santa libertà risorta dal sepolcro ventennale, nessuno lo sa.
Figlia di chi? Mistero.
Sposa di chi? Mistero.
Madre di chi? Mistero.
Schiettamente, ha troppi punti di contatto con la sacrilega Dea Ragione del 1789 ; non può esigere, per ora, la nostra fiducia. Dal 25 luglio degli uomini hanno sostituito degli uomini. Dicono che i sostituiti tenevano incatenata la libertà e che i nuovi le hanno tolto le manette. Da allora in tutti i giornali è un grande rumore di ferramenta. Si spezzano catene da ogni parte. Chi ancora non s’era accorto di vivere in un penitenziario con i piombi ai piedi, si ricrede senz’altro (appare tanto evidente il fatto!) e non sta più in sé per la gioia della liberazione. Diciamo anche noi il nostro finalmente! e poi mettiamoci a sedere. Bisogna fare i conti. Come cristiani, viventi, spiritualmente, moralmente e socialmente, al di fuori e al di sopra di ogni contingenza politica, dobbiamo riconoscere, “tirate le somme”, che in vent’anni la nostra libertà ha avuto agio di compiere conquiste che, nei cinquant’anni precedenti (dal 1870 al 1922) era assurdo anche solo desiderare e che in tante nazioni è tutt’ora utopia desiderare.
Elenchiamo:
1.a conquista: Conciliazione e Concordato.
2.a conquista: Matrimonio religioso.
3.a conquista: Insegnamento religioso nelle scuole.
4.a conquista: Legislazione sociale secondo i principi cristiani.
5.a conquista: Possibilità di attività apostoliche in ogni organizzazione.
6.a conquista: Epurazione della stampa pornografica e iniziata disciplina morale negli spettacoli.
7.a conquista: Rispetto del sacro, dell’ordine, dell’autorità.
8.a conquista: Penetrazione delle verità cristiane nell’ambito delle scienze superiori, e più precisamente tra i cultori di scienze superiori, in modo speciale della Filosofia.
9.a conquista: Università Cattolica del Sacro Cuore.
10.a conquista: Ritorno di CRISTO CROCIFISSO dove si soffre, si studia, si lavora.
Fermiamoci al decalogo e annotiamo. Queste conquiste sono posizioni su cui i cattolici italiani debbono rimanere e combattere. Osannare alle risorte libertà per le quali riaffioreranno, sulla tomba di un partito, le mummie di cento partiti, è cristianamente insipiente. Andare in visibilio per il ripristino della libertà elettorale è necrofilia. I cattolici come tali non devono esser partiti. Sarebbe cancellare dal Vangelo la parola orante e direttiva del CAPO: UT UNUM SINT! CHE SIANO UNO! Sarebbe uno sbarrare le porte delle chiese, come tristemente è accaduto nel passato. Sarebbe un ammainare le vele alla barca di Pietro nel mare italiano.
Se un’azione politica sarà necessaria, gli uomini che hanno coscienza cristiana e vivono cattolicamente, apparterranno al partito che mirerà all’ordine onesto ed avrà per base un saggio nazionalismo. Il cattolicesimo italiano deve essere sempre più una forza apolitica. Solo così la Chiesa non sarà tradita, la Patria amata e servita; solo così potrà influire decisamente e potentemente sulla politica senza subirne le pastoie, le incertezze, le passioni, gli scandali e i collassi, pericolosi più per i beni dello spirito che per i biglietti di banca. Le anime che leggono, se responsabili di sé e di altri, si pongano a vivere questo sacrosanto dovere. E si accorgano una buona volta che i partiti, di qualunque tinta, sono preda diretta o indiretta della massoneria. La quale è società apolitica schierata contro il cattolicesimo. Contro di essa è possibile agire solo da una posizione di uguaglianza o di superiorità. Ma non c’è uguaglianza, e tanto meno superiorità, entro l’orizzonte di parte.
Per tradimenti politici e, si dice, anche militari; per arrivismi personalistici ed errori non lievi, un uomo e un regime hanno perduto il potere. Il maresciallo Badoglio ha formato un Governo Militare. Non è un partito, evidentemente. Però ci sono dei fatti che denunziano l’emergere e l’agire di uomini che erano, vent’anni fa, quasi di un solo partito: il Liberalismo. Per cui le “libertà” di cui si parla sono soprattutto le “libertà” del Liberalismo. Ora diciamo subito e senza perifrasi, che la libertà vera, quella che discende dall’Assoluto come dono al relativo, la Libertà Cristiana, non era la libertà di ieri come non è la libertà di oggi.
La libertà vera è poter e voler fare il bene, l’onesto, il giusto, il generoso, senza voler e poter fare il male, in qualsiasi modo e per qualsiasi fine.
Dio è così l’Essere più libero, l’Infinitamente libero. Dalla libertà di Dio discende a noi la libertà che genera doveri, responsabilità e produce di conseguenza i diritti. Perciò una sola è la libertà. Il plurale, come nella Religione, diventa eresia. Quando ogni uomo vuole la sua libertà, la Libertà vera finisce per essere più sconosciuta e incatenata che mai. Il Liberalismo ha sempre assediato la Libertà con le libertà, ostacolandone, diminuendone, e spesso impedendone l’agire. È per questa sua struttura ideale e programmatica che si adatta a subire, più facilmente di qualsiasi altro partito, l’azione dominatrice della setta. La nostra memoria non è tanto labile da non ricordare i ristretti, tirannici confini nei quali dovevano muoversi le sbandierate “libertà di coscienza” e “libertà di culto”. Venti anni non sono un secolo per far dimenticare con quanta efficacia si predicasse la libertà del proprio comodo, contro la libertà del proprio dovere. Da Sacerdote affermo che la setta infame lavora. La biscia verde ha covato vent’anni. Oggi lascia il nido nascosto. Ad essa non interessa l’Italia, né come popolo, né come Nazione. Finché la guerra le è utile, è pronta a scatenarla e a sostenerla. Quando le è utile la pace, sostiene la pace. Il suo scopo è scristianizzare, demonicizzare l’uomo e la società. Chi si domanda, perché? sembra aver cancellato dal cuore – dopo il 26 luglio – l’amore di Patria.
Credono questi “qualcuno” che la guerra sia un gioco da ragazzi i quali, quando perdono, gridano: “Non fo più” e per loro il gioco è finito? Non è un gioco, la guerra, specialmente poi questa guerra. Se ieri era una necessità, oggi è un dovere sacrosanto. Per tutti. Debbono proprio esser state sacrificate invano le chiese alla barbarie motorizzata? Debbono proprio essere morti invano i migliori tra noi? E invano saranno state piagate e mutilate le nostre città? Pace! Pace! Ma quando si convinceranno che una pace di compromesso accenderà la guerra nelle case e nelle piazze? Non esiste più quel minimo di criterio, per comprendere che il nemico non ci assale per prenderci il grano e l’oro, che non abbiamo, ma per distruggerci moralmente e spiritualmente, per renderci da popolo a mandria? Crediamo forse che si affanni tanto per venirci a servire? Si voglia o non si voglia, l’Italia è una famiglia che vive in una sola casa. E chi non ama questa famiglia e non difende questa casa per astruserie coniate nella zecca della sterlina e del dollaro, sarà il primo a subirne le conseguenze, lunghe e dolorose.
La Pace sì, ma la Pace vera, giusta, la pace di tutti. La Pace che non sia un’elemosina del più forte, ma una conquista di tutte le anime italiane indome e invitte. Ogni altra pace è lupina. Dura il tempo di saltarci addosso e sbranarci di più. Anime Cristiane e Italiane, preghiamo! Facciamo di notte giorno nella preghiera. Dimentichiamo la casa, per vivere nella Chiesa. Gridiamo a LUI con le parole stesse dei Libri Santi: Le Nazioni si sono radunate per disperderci, TU sai quello che vogliono fare di noi! GridiamoGLI con l’antico suo popolo: Come potremo resistere, se TU non ci aiuti? E ripetiamo a noi e agli altri le parole di quel grande soldato, che vinse confidando in Dio, quando tutto sembrava perduto: Meglio è morire in battaglia, che vedere lo sterminio del nostro popolo e delle cose sante. Sia quel che nel Cielo si vuole! (1 Macc. III 52-53-59-60). Se l’Italia non la salva Iddio, non la salva nessuno. Ma abbiamo fiducia. Lottiamo per questa nostra santa, preziosa, benefica Madre. Dio la salverà.
Le ossa di tutti i grandi d’Italia fremono nei sepolcri. Sembra di vedere le loro anime in pena. Le virtù e le opere loro ci nobilitano al di sopra di ogni popolo e noi umilieremmo, con la nostra viltà, la loro memoria? Credo fermamente, con uno di questi grandi, che “l’antico valor negli italici cor non è ancor morto”! E mi conforta il domani. Dio sarà con noi, quando la speranza sembrerà morire. Lo sento. Bisogna però uccidere tutti gli egoismi e, stretti attorno al cuore della Madre, esser degni di Lei. Non è più il Piave che mormora. Sono tutti i fiumi, i monti e i mari d’Italia che, contro il nemico, urlano: indietro! Se gli Italiani a questo grido potente della natura non si destano, sono indegni di esistere! “
Padre Lorenzo
(della Famiglia Cristiana di Alba)
I fatti storici e i documenti originali, vanno contestualizzati e non si possono estrapolare frasi e dichiarazioni per rileggerli (male) dopo ottant’anni.

Lezione magistrale di storia.
Queste verita’ dovrebbero arrivare alle nuove generazioni le quali, per mancanza din studio della vera storia, si fanno ammaliare dai promotori di manifestazioni tipo ” pasta asciuta antifascistă”
Innanzitutto grazie per l’attenzione Magdalena. Civico20News è una voce libera e fuori dal coro.Cerchiamo di analizzare, fatti, eventi e comportamenti, non seguendo la vulgata degli evirati cantori, ma cercando di usare il cervello e se non pretendiamo di difondere la verità, almeno seminiamo il dubbio