All’alba della Grande Panda Elettrica, un omaggio a un’onesta Fiat 35 anni avanti con i tempi
Oggi, la battaglia delle auto elettriche nei segmenti A&B si sta combattendo a colpi di nuovi modelli, spavaldi e accattivanti, ma c’è stato un tempo in cui la Fiat era la quarta azienda automobilistica mondiale e sapeva guardare avanti.
Nel 1990, allo scopo di impegnarsi in una tutela ambientale ormai pretesa dal traffico urbano, la Fiat iniziò a pensare ad un’utilitaria elettrica da produrre in serie. A capo del progetto fu chiamato Giancarlo Michellone, del Centro Ricerche Fiat, l’artefice della prima vettura ad emissioni zero prodotta in serie da una grande azienda mondiale: la Panda Elettra, estrapolata dalla Panda base con Fire 4 cilindri e 4 marce 750 cm³ da 25 kW (34CV), sostituito con un motore elettrico che erogava 9,2 kW, poi 14 kW (19CV), conservando frizione di serie e scatola del cambio.
La Panda Elettra era un’auto limitata dalla tecnologia dell’epoca, che offriva solo battere al piombo-gel, ingombranti e pesanti. Infatti, la vettura aveva solo due posti, poiché il blocco batteria di ben 350 kg, era alloggiato nella zona del sedile posteriore e in parte nel baule, che aveva uno spazio limitato.
L’Elettra venne prodotta dal 1990 al 1998, ma soprattutto il prezzo di 25.600.000 lire (quanto una BMW 318), la scarsa autonomia (65-99 km), i tempi di ricarica (8 ore), e altri dettagli tecnici, ne limitarono la diffusione, relegando l’auto a un mezzo di nicchia o a un impiego da parte di enti pubblici, nonostante la discreta, se non buona ricezione da parte di pubblico e critica.
La modesta potenza del motore, valutata con l’ottica degli anni 90, non offriva prestazioni dignitose, poiché la velocità massima era di 70 km/h, con una scarsa accelerazione e non superava il 20% di pendenza. Oggi però, comparando le prestazioni di quella Panda Elettra con la Nuova Fiat Topolino elettrica, la prima si sbrigava più del modello recente.
Le prove su strada effettuate sulla Panda 35 anni fa da giornalisti, tassisti, tester e collaudatori vari, furono contrastanti. Da un lato quasi benevole, valutato il ruolo di vettura destinata al traffico urbano, per altri versi più severe, plagiate dalla silenziosità (era una novità), e dalle prestazioni inadeguate rispetto «a uno stile di pilotaggio» anni ‘90, apparentemente più rapido, ma solo in apparenza.
Dopo le valutazioni sulle ridotte prestazioni dell’auto, nel 1992 la Fiat presentò l’Elettra 2, dotata di un pacco batterie al nichel-cadmio e un nuovo motore che erogava 17,7 kW (24CV). Grazie un rapporto peso potenza più favorevole, la Fiat garantiva un aumento di prestazioni del 50%.
Anche la dotazione per la ricarica e il controllo della vettura, oltre a numerose piccole migliorie contribuirono ai commenti favorevoli di “Quattroruote” che, considerando l’impiego urbano, la reputano all’epoca: «dolcissima e silenziosa, la meno rumorosa mai provata, dove solo il rotolio degli pneumatici e il fruscio dell’aria sugli specchietti ne sottolineano la marcia», mentre alcuni vip dell’epoca ne erano addirittura entusiasti.
Se analizziamo quella Panda del ‘90 con occhi attuali, il progetto merita rispetto. Molte delle attuali vetture elettriche, SUV… per una mobilità “sostenibile”, competono per potenze brucianti. Macchine comode, ma ingombranti e pesanti. Però il mercato sta cambiando in fretta, offrendo modelli elettrici per il segmento B più composti e più maturi.
Infine, dopo 35 anni brindiamo alla Nuova Grande Panda elettrica, bella macchina davvero, dotata di una batteria da 44 kWh e di un motore da 113 CV per la velocità di 132 km/h (140 la Panda 45 del 1980). L’autonomia nel ciclo WLTP è di 320 km. Il prezzo di lancio è di 24.900 €, allineato alla nuova Citroën C3, con cui condivide molti elementi. È possibile ordinarla già oggi, le consegne in Italia sono fissate per marzo 2025.

Bel progetto, lungimirante
Purtroppo la fine ingloriosa della Fiat, come di questa idea, e’ da ricercare nella mancanza di una vera guida, quella della proprietà e non dei manager.
come quello di tanti altri gruppi italiani, dall’Iri svenduta da Romano Prodi a tutte le aziende motociclistiche come Gilera, Ducati ed MV Agusta lasciate andare per anni, anche quelle erano avanti coi tempi, ma non con gli investimenti… E manager scadenti