11 Ottobre 2026

6 thoughts on ““Le fragole del monaco Zen”. Quando la malattia evolve la coscienza”

  1. Grazie: Il tuo articolo ha una lucidità che taglia come una lama sottile. Esprimi una realtà che spesso sfugge: chi convive con una malattia vive in un territorio di consapevolezza che gli altri, spesso, evitano o rimandano. Non c’è un “dopo” garantito, non c’è un “prima” che possa proteggerci.
    C’è solo questo istante, che non appartiene né ai sani né ai malati, ma a chi lo abita con consapevolezza. E forse, paradossalmente, attraversando la malattia impara prima — e più profondamente — a non sprecare il tempo, a non rimandare l’amore, a non sottrarsi alla verità delle relazioni.

    1. Sono d’accordo Anna, grazie. Ma come dice la protagonista della storia forse siamo tutti comunque malati o diversamente sani, nell’anima.

  2. In effetti quando realizziamo il qui ed ora, quando realizziamo il “carpe diem”, ci accorgiamo che stiamo vivendo solamente un sogno!
    Non confondiamo però il gesto di consumare una fragola, di concederci un momento di svago o piacere, che per un attimo ci fa sentire appagati, con la realizzazione di noi stessi!
    Semplicemente “mangiare la fragola” non serve a renderci “realizzati”, serve a distrarci dalla realtà che stiamo vivendo, e spesso, se non sempre, rispondiamo a ciò che ora siamo con ciò che più ci aggrada!
    Smettiamo di “sognare”, “svegliamoci”!

    1. Caro Giovanni grazie. Vorrei considerare e far conoscere la differenza profonda che esiste tra il nostro ‘carpe diem’ dalla presenza nel ‘qui ed ora’. Mentre con il primo intendiamo l’afferrare, il cogliere ‘l’attimo fuggente, e, quindi, ha una significanza materialista, il secondo si riferisce al momento di profonda consapevolezza che si realizza nell’esperienza di unione interiore e spirituale. Mentre il carpe diem ha bisogno solo di essere eseguito con l’azione il qui e ora abbisogna di tempo e ore di meditazione, riflessione e silenzio.

      Nella famosa storia zen del monaco e delle fragole non c’è alcuna semplicistica allusione all’autorealizzazione personale mangiando qualche fragolina. La visione è profonda e spirituale e per interpretarla correttamente bisogna conoscere un po’ la cultura orientale.

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