Settima e ultima puntata
Più per riparali dal freddo umido che albergava nella casa che per motivi di ordine morale, Eliot diede ai bambini alcuni vestiti che avrebbe fatto meglio a definire luridi stracci. Lo scalpellino, ripresosi parzialmente dallo choc creato dalla drammatica situazione, tentò di comunicare con loro a gesti e parole. Ogni volta che pronunciava il nome di un oggetto i bimbi lo ripetevano meccanicamente, comprendendone il significato e memorizzandolo immediatamente.
Neppure i verbi furono un problema, intuirono rapidamente il meccanismo delle declinazioni e la loro relazione con i sostantivi, pur nell’economia di una grammatica molto semplice.
Un rumore sordo di vaso frantumato attirò l’attenzione di tutti e tre: i bimbi ridendo corsero verso le uova. Eliot vide quelle due sfere muoversi sussultando mentre si formava su di entrambe una lunga crepa che si estese attraverso tutta la calotta superiore.
I bimbi abbracciarono con forza le due grandi uova: il guscio si ruppe rapidamente, facendo emergere dal liquido viscoso due creature simili al Demone che li aveva generati.
Le teste triangolari degli Esseri appena sgusciati, si misero a vibrare per scrollarsi di dosso la poltiglia appiccicosa che li aveva accolti come una liquido amniotico. Lentamente due paia di ali membranose emersero a loro volta dalle uova, si distesero fuori dagli involucri mostrando tutta la propria spettacolare struttura.
Eliot osservavando impietrito quel processo vitale innescato dal suo Maestro, il Mago, percepiva su di sé il peso di una grande responsabilità, cosciente del fatto che avesse partecipato attivamente alla buona riuscita di quell’esperimento, piuttosto che contrastarlo sul nascere.
Ora di fronte a lui si palesava uno scenario raccapricciante: due esseri affini in tutto al Demone che li aveva generati erano entrati in stretta relazione con le piccole creature geneticamente simili a Luna, la loro madre. Eliot non comprese come fosse possibile che un piccolo fosse di genere maschile, probabilamnete aveva ricevuto dal padre Demone un cromosoma Ipsilon.
Il paradosso biologico vedeva la nascita di una improponibile relazione tra i due esseri simili agli umani e i due demoni, esattamente come vi era stata una relazione di natura sessuale tra il Demone e Luna.
A Eliot venne subito in mente di uccidere tutte e quattro le creature temendo che quella razza ibrida potesse propagarsi in modo esponenziale diffondendosi su tutta la Terra.
Appena divennero coscienti di quel pensiero di morte, i due bimbi gli si avvicinarono con fare molto aggressivo, spintonandolo in un angolo. La loro forza era sproporzionata rispetto alle dimensioni. Con inattesa violenza esercitarono contro il suo petto una pressione inimmaginabile che gli stava impedendo il respiro. Eliot avvertì un forte dolore al torace, la paura lo invase fino a paralizzarlo completamente.
Dopo un paio di minuti lo lasciarono andare, certi che avrebbe smesso di manifestare verso di loro la propria insensata aggressività.
La situazione all’interno della stanza era diventata molto difficile da controllare.
I due bambini erano da alcune ore intenti a comunicare con gli esseri nati dalle uova del Demone, isolati in un angolo buio della stanza. Tutto l’ambiente presentava uno spaventoso disordine: ampolle di vetro frantumate in terra, pozze di liquidi biologici sulle quali galleggiavano frammenti vegetali, blocchi di cera colata e solidificata, ogni genere di piccoli strumenti utili per gli esperimenti caduti e sbriciolati sul pavimento.
Due strisce disegnate in terra erano le scie che i due corpi, quello del Demone e quello del Mago, avevano tracciato quando Eliot li aveva trascinati fuori dalla casa.
Il nostro novello Alchimista si era parzialmente ripreso da quell’esperienza terrificante e ora stava cercando di rimettere insieme le idee quando vide il maschietto, che ora appariva come un uomo di vent’anni, essere completamente avvolto dai tentacoli di uno dei Demoni nati dalle uova.
Eliot non riusciva a decifrare il senso di quello che gli si mostrava di fronte. Il giovane ormai avvolto del tutto dalla forma grigia di quel multiforme essere alieno, sembrava nuotargli dentro. Sembrava che i due corpi fossero le parti complementari di una struttura mostruosa che si stava componendo in quel preciso momento. Pochi istanti dopo lo sguardo di Eliot colse la stessa dinamica che ora stava interessando la ragazza e l’altro Demone.
La mente dell’Alchimista non avrebbe mai potuto comprendere la vera essenza di quel fenomeno straordinario che si stava svolgendo davanti ai propri occhi. Non avrebbe mai potuto immaginare che quei due tipi di creature, gli Umani e gli Alieni, fossero in realtà solo due aspetti separati di un medesimo essere demoniaco che si stava manifestando su questo Pianeta.
L’Essere, sconosciuta forma proveniente forse da un mondo parallelo, ma consustanziale al nostro, appariva come un Proteo con un volto angelico incastonato su di una testa piramidale, il cui corpo era una sorta di tronco dal quale si generavano otto tentacoli, due ali e due braccia, appoggiato su due gambe molto umane.
La Creatura nel suo complesso era composta da due esseri che potevano separarsi a piacere, mantenendo, tuttavia, uno stretto rapporto telepatico tra essi.
La parte “umana” avrebbe potuto confondersi facilmente con qualunque altro essere del Pianeta, forse la differenza consisteva nel fatto che i lineamenti dei due ragazzi e i loro corpi erano sensibilmente più belli e armonici di quelli degli esseri umani, che abitavano la Terra.
Il mistero riguardava quello che avrebbero potuto contenere le loro menti e quanto di genuinamente umano avrebbero potuto manifestare.
Il povero scalpellino era forse vittima di una diabolica allucinazione oppure quanto si era verificato appariva una incomprensibile realtà di quel momento storico così vicino all’anno mille?
La domanda se l’era posta anche il nostro apprendista stregone ma la risposta presentava ulteriori livelli di difficoltà.
La mente di Eliot stava vacillando. La scioccante esperienza non trovava alcun riferimento con esperienze note in grado di fornire valide spiegazioni. Le uniche due persone con le quali aveva avuto dei rapporti erano il Mago e Luna, entrambe vittime dell’esperimento che aveva ucciso il primo e fatto assorbire nel Demone la seconda.
Quei due strani esseri, dalle fattezze quasi angeliche, sembravano la parte complementare degli altri due Demoni con i quali avrebbero potuto costituire due nuovi esseri alieni.
Le ridotte capacità cognitive dello scalpellino obbligavano la sua mente a creare delle spiegazioni accettabili che oggi potrebbero solo farci sorridere.
Eliot pensava che l’Essere nato dall’esperimento del Mago fosse un vero Demone infernale, uscito da qualche bolgia di dantesca memoria. Pensava che i due giovani fossero Angeli caduti: come Lucifero, belli nell’aspetto ma malvagi nell’anima… ammesso che ne possedessero una.
Le uova deposte dal Demone, e quelli che sembravano essere due bambini di umani, erano tutti i figli di quell’essere proteiforme. Eliot non colse la possibilità che l’essere creato in laboratorio dal Mago potesse aver mescolato il proprio patrimonio genetico con quello della povera Luna, per creare nuove creature di aspetto umano che al tempo stesso consrvavano la propria origine diabolica.
La sua semplice mente, abituata più alla quotidiana battaglia con la pietra di cava che alle dotte speculazioni filosofiche, non riusciva a trovare un nesso logico tra gli avvenimenti che avevano interessato quella remota regione della Liguria.
Quando i due ragazzi, ormai cresciuti come due bellissimi adulti, gli si mostrarono di fronte, Eliot impallidì. I suoi capelli divennero bianchi e il suo volto risultà visibilmente segnato dalla paura.
Le sue orbite erano evidenziate da scurissime occhiaie, il torace ancora dolente e un feroce mal di testa lo avevano reso quasi abulico, molto diverso dall’uomo che era giunto nella vallata poco tempo prima.
Dalla porta semichiusa entrò il Piota, scodinzolando si introdusse nella casa, ma appena vide i due giovani si irrigidì sulle zampe inferiori ringhiando contro di loro.
Bastò uno sguardo e un gesto fatto alzando il braccio destro del giovane uomo perché il cane smettesse immediatamente di digrignare i denti. L’animale mugolò sommessamente, abbassando le zampe anteriori e la testa fino ad accucciarsi, emettendo guaiti sempre più deboli.
I due ragazzi erano praticamente nudi, gli stracci che li avevano ricoperti quando erano dei pargoli ora riparavano solo alcune trascurabili zone del corpo; dovevano trovare una soluzione. Nessun senso di vergogna o di pudore sembrava interessarli, solo il disagio dovuto al freddo e la consapevolezza che gli umani dovessero essere vestiti li consigliò di recuperare gli abiti dal corpo del Mago e di raccogliere da terra quelli strappati di Luna.
Eliot prese alcuni lacci appesi al muro suggerendo loro di riunire in qualche modo gli stracci creando dei vestiti. I risultati possiamo solo immaginarli, o forse neppure quello.
Una volta ricoperti alla bell’ e meglio si avviarono oltre la porta, baciati da alcuni raggi di Sole che raramente si notavano da quelle parti.
Gli esseri alieni, nati dalle uova, si rintanarono insieme in un angolo buio, scomparendo lentamente alla vista di Eliot.
Trovatosi solo l’alchimista si guardò intorno sentendosi completamente perso, privo di ogni riferimento umano, solo con quel cane improbabile che ora sembrava essersi ripreso e che chiedeva continuamente cibo.
La sera Eliot e il cane si sedettero fuori dalla porta, osservando una Luna piena molto luminosa che rischiarava il bosco circostante. I suoni della notte raccontavano mille storie fatte di stridule grida di rapaci e urla di piccoli animali straziati dai propri carnefici. Il freddo era pungente e gli scarsi indumenti che ricoprivano il povero scalpellino non fornivano che ben poca protezione. Rientrarono in casa ed Eliot decise di accendere la stufa con la poca legna presente sotto la mensola posta vicino al camino.
Tutto era freddo e umido, la confusione che regnava nella sua testa e la quasi totale mancanza di cibo costituivano fattori negativi che aumentavano lo sconforto e il senso di solitudine.
Dall’angolo più lontano della stanza emerse la forma aliena che era nata dalle uova, un attimo dopo uscì anche l’altra. Le due Creature si posero di fronte ad Eliot agitando lentamente i tentacoli fino a sfiorarlo. Le loro intenzioni non erano affatto chiare: le sottili propaggini sembravano annusare l’alchimista, ma al tempo stesso non parevano esprimere alcuna aggressività, piuttosto della inquietante curiosità.
Eliot comprese molto in fretta che in caso di colluttazione non avrebbe minimamente potuto sperare di cavarsela, si limitò ad assecondare le Creature tentando di comunicare con loro a livello mentale per mascherare una malcelata inquietudine.
Il Piota si alzò sulle zampe rimanendo immobile, benché un tentacolo della Creatura si fosse avvinghiato intorno al suo collo iniziando a trascinarlo lentamente verso di sé.
L’Essere polipoide lo assaggiò appena, introducendo l’apparato succhiatore nell’ addome del povero cane.
Evidentemente il sapore della sua carne non era così gradevole. La creatura lo gettò contro il muro con evidente disgusto. Il Piota, barcollando, raggiunse l’uscita e di allontanò nel bosco vicino, emettendo dei latrati mai uditi prima d’allora.
Entrambe le forme aliene si avventarono su Eliot stritolandolo e succhiandone i liquidi con la proboscide estroflessa dal proprio ventre. Quello che rimase del povero Apprendista fu solo un mucchio indistinto di ossa, pelle e stracci gettati in un angolo della casa.
Usciti dall’abitazione i due ragazzi si diressero verso una luce metallica, posta nel cielo, che indicava loro la strada per raggiungere il lontano centro abitato di Ceva. In quel luogo, o forse in altre città si sarebbero riprodotti per poi congiungersi nuovamente alle loro metà aliene, trasformando quello che avrebbe dovuto essere “Il Sogno di un Alchimista” in un drammatico incubo per tutta l’Umanità.
FINE

Complimenti per la costanza impegnativa di tale narrazione e, oserei aggiungere, degna di un capolavoro cinematografico, attraverso tutti questi dettagli minuziosi.
Con attenzione, in ogni “puntata” stilata, si possono carpire molti aforismi. Per citarne qualcuno: Materia e Spirito che si fondono, generando l’insaziabilita’ dell’Anima , la quale tende sempre di più ad alimentarsi, per ricongiungersi nel soffio primordiale. L’illusione di un mondo perfetto, purtroppo la vita ci avvinghia a suo piacimento, e a nostra insaputa, non possiamo reagire, restiamo immobili di fronte al dramma incomprensibile.Ciò che invece rispecchia la realtà, anche se molti ancora non credono, è non dover tralasciare il pensiero di ciò che siamo stati, o siamo, o potremmo essere, frutto di un progetto di manipolazione genetica…….
Grazie per questo tuo commento, il racconto pur essendo di fantasia esprime concetti che hanno una certa rilevanza nel mondo della realtà. Il finale è drammatico… ma per chi opera nel male, lontano dalla Luce, per malvagità o ignoranza è destinato a una tragica fine.
Proporrò una seconda parte in cui possano emergere gli aspetti positivi di una crescita personale di carattere iniziatico.