Sesta Puntata
Il Mago aveva compreso molto rapidamente quel genere di “giochetto” ed aveva affinato, anch’egli, molte tecniche di persuasione occulta che gli sarebbero servite in futuro, durante le sue più inquietanti ricerche.
All’inizio della professione aveva convinto alcune anziane e ricche pazienti vedove e senza prole a considerarlo una sorta di figlio adottivo, al quale lasciare o meglio devolvere i propri beni.
Dopo aver racimolato un patrimonio consistente, morto di vecchiaia il suo Maestro, Guglielmo Rebaudengo, il nostro Mago, si trasferì nei pressi di Ceva dove intraprese la sua vera attività di Alchimista. Tuttavia il vero laboratorio ove compiva gli esperimenti era quello dove si trovava ora con Eliot e Luna, a qualche ora di cammino da Ceva, lungo la Via romana della Val Quazzola.
Lo sguardo del Mago era incollato al vetro dell’ampolla, il cui contenuto aveva cambiato colore.
Una poltiglia grigia ribolliva creando vortici spiraliformi: piccolissimi frammenti irriconoscibili di animali fluttuavano nella massa opaca scomparendo e ricomparendo a intervalli irregolari, come persi in una densa nebbia autunnale.
Eliot e Luna stavano pochi passi indietro ad osservare quello strano fenomeno fisico. La luce del cero posto sotto l’ampolla creava lunghe ombre tremolanti che rendevano vivi tutti gli oggetti della stanza. Eliot immerso in quella seducente atmosfera era molto vicino alla giovane donna e percepiva il profumo e il calore della sua pelle. Tra i due ragazzi si era fin da subito creata una sorta di complice intesa, un legame sottile alimentato da un comune senso di attrazione che attendeva solo il momento più opportuno per esprimersi.
Luna, fingendo un certo interesse per l’esperimento, dettato più dal timore che dalla curiosità, parlava sottovoce a Eliot, confidandogli ingenui dubbi e banali perplessità che avevano solo lo scopo di trasmettere una totale incomprensione per quella fenomenologia occulta e sconvolgente.
Il Mago fece un salto alzando le braccia e urlando:
– ORA! Questo è il momento! Ora presto Eliot prendi la boccia, MUOVITI!”!!!
Il giovane si precipitò verso il tavolo per raccogliere la boccia di terracotta che conteneva la Nuvola eterica chiusa con la lastra di vetro.
– Svelto mettila sopra l’ampolla e togli il vetro quando te lo dico io! ORA! VAI!
Eliot aveva svolto tutta le sequenza di operazioni con grande precisione e rapidità. A questo punto la Nuvola poteva entrare in contatto con il liquido in ebollizione. Il tempo sembrava essersi fermato, anche la piccola fiammella era immobile e così le ombre che creava.
Luna era rimasta immobilizzata nella sua posizione osservando la scena come ipnotizzata. Pur comprendendo ben poco di quello che stava succedendo aveva inteso, dai movimenti dei due operatori dell’occulto, che si stava verificando qualcosa di grave e terribilmente importante.
La Nuvola eterica scese lentamente nella pozione, formando delle propaggini ameboidi che entrando in contatto con il liquido denso iniziarono ad assumere forme più precise. Lunghe dita di materia sottile presero maggior consistenza, manifestando disegni e immagini di parti di quegli stessi animali che erano stati usati per formare la poltiglia. Si formarono occhi, artigli, orecchie, piume, code, tentacoli, ali e molte altre forme di varie dimensioni, le parti che ora si vedevano attraverso il vetro dell’ampolla non rispettavano le proporzioni reali, ma sembravano adattarsi a quelle di un essere mostruoso che stava prendendo forma nel barattolo.
Un lampo di luce spettrale invase la stanza, seguito da un boato spaventoso che fece esplodere l’ampolla e cadere all’indietro sia Eliot che il Mago. Luna era rimasta in piedi a pochi passi dal tavolo osservando quella massa grigia che, uscita dal vetro frantumato, si stava muovendo verso di lei prendendo forma e colore.
Eliot, impietrito cercò di allungare una mano verso Luna ma il Mago, balzato in piedi, gli diede una spinta che lo fece andare a sbattere contro il muro.
– Ora starai fermo, imbecille! Se proverai di nuovo a rovinarmi lo spettacolo ti staccherò la testa dal collo! Erano anni che aspettavo questo dannato momento, una giovane donna, forse addirittura vergine, e un demone potente che desidera possederla qui nel laboratorio, nel mio laboratorio!
Luna era rimasta immobile. La schiena incollata alla parete, terrorizzata per quello che stava osservando ma affascinata al tempo stesso.
Il demone che le stava di fronte muoveva lentamente i propri tentacoli, otto lunghe braccia tubolari sulle quali stava appoggiato e con le quali ispezionava l’ambiente che lo circondava. La Creatura alta circa due metri, appariva evanescente, con i contorni del corpo vagamente sfumati. Possedeva una testa triangolare, una sorta di piramide schiacciata dalla cui base si originavano i tentacoli. Due ali enormi da pipistrello spuntavano da dietro il capo, mentre una teoria di occhi di varie dimensioni tempestavano quella che doveva essere la sua faccia.
Luna aveva quasi smesso di respirare, cercava di fondersi con la parete alla quale era attaccata, sperando di esserne inghiottita. Provava uno sconcertante terrore, tuttavia le sembrava di percepire, al tempo stesso, un ambiguo e sconosciuto sentimento di eccitazione che si opponeva alla paura, trasformando quest’ultima in un crescente desiderio di contatto fisico con quell’Essere demoniaco.
La Creatura con movimenti lenti ma ben calcolati le si avvicinò, tenendo il proprio sguardo unito a quello di Luna con una forza impossibile da sovrastare. Il volto triangolare possedeva due occhi molto più grandi degli altri, due occhi che si erano fusi nello sguardo di Luna.
La poveretta piangeva dalla paura, ma al tempo stesso percepiva una diabolica attrazione che le donava un sottile piacere, come se quei lunghi tentacoli, che distavano da lei solo pochi centimetri la stessero accarezzando nei punti più intimi.
Luna non aveva mai conosciuto quel tipo di sensazione, non aveva nemmeno mai baciato un uomo e non conosceva nulla della dimensione sessuale,
Non aveva neppure un comprensibile senso di imbarazzo perché non si era mai trovata in una situazione di vicinanza o di intimità con alcun essere.
Sua madre, la sorella di Vincent, era morta quando Luna aveva nove anni, suo padre morì tre anni dopo. Il vecchio Vincent l’aveva presa con sé dopo che rimase orfana e quando compì i quindici anni le permise di tornare da sola nella casa dei genitori.
Era una ragazza carina ma completamente analfabeta e si guadagnava da vivere coltivando un orticello e badando ai vicini di casa e a suo zio.
L’incontro con Eliot, all’apparenza casuale, si verificò perché Luna, circa dieci giorni dopo che lo scalpellino ripartì verso la Chiusa di San Michele, venne a sapere della sua presenza a casa dello zio. Tutte le persone che frequentava o che conosceva erano vecchi: tranne qualche bambino dei vicini, nessuno che potesse interessare una giovane in cerca di marito. Quando seppe della presenza di Eliot si infuriò con suo zio poiché non l’aveva informata e dopo lunghe insistenze poté conoscere la direzione che lo scalpellino aveva intrapreso. Facendo affidamento sul Piota seguì il sentiero che portava verso Nord Ovest, giungendo infine alla casa del Mago.
Ora tutto era cambiato.
La Creatura le era talmente vicino che Luna sentiva l’odore di ammoniaca che essa emanava. Vedeva il suo corpo pulsare come se un flusso interno di liquidi densi emergessero alla vista attraverso la cuticola trasparente dei tentacoli. La Creatura, avvicinandosi, fece aumentare la velocità dei suoi fluidi interni, denunciando così una strana forma di visibile eccitazione.
Con una inattesa delicatezza sollevò con un paio di tentacoli il corpo di lei, portandolo a contatto con il proprio. Dalla parte centrale, sita sotto la testa, estroflesse un particolare organo falliforme che introdusse nel ventre di Luna attraverso la via più naturale.
Eliot ed il Mago osservavano impotenti e paralizzati dalla paura quanto stava avvenendo.
Lo sguardo di Luna era perso nella luce diabolica che proveniva dall’essere, i movimenti del suo corpo e l’espressione conturbata del suo viso di adolescente denunciavano un evidente piacere, mai provato prima d’allora.
Nulla appariva reale, la luce della stanza era diventata quasi abbagliante, nessun suono riempiva gli spazi, un silenzio assordante cristallizzava il tempo che rinunciava a farsi percepire.
La Creatura ora sembrava essere diventata un tutt’uno con la giovane: i loro corpi avvinghiati nel più erotico degli amplessi palpitavano insieme, fondendosi in un’unica massa biologica che li comprendeva entrambi.
Luna era stata come assorbita dalla Creatura, diventandone parte.
Con un movimento sempre lento ma straordinariamente preciso, due tentacoli afferrarono il Mago attorcigliandosi al suo corpo, stritolandolo come un mostruoso serpente. Gli stessi tentacoli portarono il corpo semi svenuto verso quello del Demone, dalla cui bocca si estroflesse una sorta di sottile proboscide che penetrò nel suo cranio.
La Creatura, producendo un liquido acido che conteneva degli enzimi digestivi, iniziò a digerire prima il cervello, quindi le altre parti molli del corpo. Successivamente il Demone invertì il flusso all’interno della propria proboscide iniziando a bere la sua vittima.
Pochi minuti dopo il corpo svuotato del Mago venne gettato contro una parete della stanza, mentre Eliot, paralizzato dalla paura, attendeva il proprio turno.
La Creatura diabolica aveva inglobato nel proprio corpo quello di Luna, dopo averla sedotta fisicamente, e digerito quello del Mago per trarne nutrimento. Quindi si allontanò di qualche passo da Eliot con il quale entrò in contatto telepatico.
Il povero scalpellino sentiva che le gambe stavano per cedere dalla paura, lo spettacolo spaventoso al quale aveva assistito gli aveva fatto quasi perdere la ragione: gli sembrava naturale quanto aveva visto, e finì per provare una sorta di sentimento positivo verso quell’Essere diabolico.
Non avvertiva più il disgustoso odore di ammoniaca, probabilmente il pasto aveva compensato qualche squilibrio metabolico. Notò invece che il ventre del Demone si stava lentamente gonfiando fino a creare una sorta di globo semisferico. Quella palla di materia era circondata dagli otto tentacoli e dopo un’altra decina di minuti si creò una sorta di vagina dalla quale vennero partoriti due esseri umani.
I due neonati presentavano le caratteristiche sessuali di un maschio e di una femmina, non assomigliavano al Demone, erano piccoli come due infanti generati da una donna, ma molto più attivi ed evoluti.
Eliot vide che si erano alzati in piedi e che si stavano avvicinando. Fece prima un passo indietro, poi si fermò. Osservandoli vide che la femmina assomigliava incredibilmente a Luna.
Il maschio, particolarmente vigoroso, continuò ad avvicinarsi senza incertezze accostandosi fino a toccarlo.
La mente di Eliot era completamente sconvolta.
Di fronte a lui, ad una distanza di pochi metri, si trovava l’enorme figura del demone. La Creatura ora si contorceva in terra, vinta da una forza sconosciuta che la stava dominando.
Il cadavere del Mago si trovava abbandonato sulle pietre del pavimento, svuotato di tutte le parti molli i cui residui avevano formato un lurido laghetto maleodorante che continuava ad essere alimentato dal suo corpo, o meglio, da quello che restava del suo corpo.
Il tempo all’interno della stanza laboratorio si era fermato, due delle tre candele erano cadute in terra creando piccoli laghi di cera, mentre la terza continuava a illuminare l’ambiente con la fiamma assolutamente immobile.
Eliot aveva lo sguardo fisso nel vuoto: probabilmente i suoi occhi non stavano mettendo a fuoco nessun piano preciso, le pupille erano immobili e non sembravano neppure appartenergli, tanto innaturale era la loro statica posizione.
Quando la piccola mano del maschietto sfiorò la sua, Eliot non si scompose, allungò delicatamente la sua verso quella del quella bambino rimanendo fermo al proprio posto.
La bambina si avvicinò stringendogli l’altra mano e rimanendogli accanto.
Il Demone continuava a contorcersi premendo con i tentacoli quel grigio ventre che aveva partorito i due bimbi. Gli arti serpentiformi massaggiavano l’addome dando l’impressione di voler spingere fuori da quel corpo una nuova forma biologica. La vagina si dilatò enormemente e con inaspettata rapidità vennero alla luce due uova sferiche grandi quanto due grossi cocomeri.
Il loro colore appariva verde brillante con sottili striature di una tonalità più scura. La superficie esterna risultava rivestita da una patina mucosa che, dopo la deposizione, continuò a colare in terra.
Il Demone dopo aver deposto le uova si adagiò, rovesciandosi e spandendosi fino ad occupare un’ampia superficie del pavimento.
Eliot sembrava ipnotizzato, rimase immobile ad osservare la scena per più di un’ora. Quindi, come in trance, con un movimento meccanico, afferrò due tentacoli con le mani e trascinò il corpo inanimato del Demone fuori casa, fino a che non fu più visibile dall’abitazione. Quando rientrò vide con sorpresa che i due bimbi avevano fatto rotolare le uova verso un angolo buio della casa, ricoprendole di stracci, foglie e piccoli rami secchi. In pratica i due Esseri avevano creato una sorta di nido intorno alle uova, e ora gli stavano facendo un’attenta guardia.
In casa vi era ancora l’involucro del corpo del Mago, le cui ossa premendo contro la pelle, mostravano una sorta di scheletro rivestito da cute e stracci sbrindellati.
Liberatosi anche da quell’esuvia tutta umana, Eliot, pensò a Luna. Pensò a quella scena orrenda che l’aveva vista entrare nel corpo del demone dopo che questi l’aveva letteralmente assorbita e quindi fecondata. Eliot si illuse che la sua Anima immortale fosse trasmigrata nel corpo della bambina. Un momento dopo il suo grande stupore divenne incontenibile: i pargoli stavano crescendo quasi a vista d’occhio, adesso, a poche ore dalla loro nascita sembravano umani di sei, sette anni.
I loro lineamenti erano dolcissimi, i capelli biondi creavano intorno al viso di entrambi una sorta di cornice che li rendeva ancora più simili tra loro. Eliot poteva distinguerli solo dagli attributi sessuali, visto che non sembravano intenzionati a nascondere ciò che mostrava Madre Natura.
Fine sesta Puntata
