Quinta Puntata
Una poltiglia verde scuro posata sul fondo denunciava i resti della digestione della Nuvola, uno strato di escrementi simili ai resti della putrefazione vegetale occupava per un paio di centimetri il fondo del recipiente. Passati altri 20 minuti la forma globosa diede origine a sottili filamenti che sfruttando le correnti convettive si alzarono verso l’apice del bollitore, entrando nella zona opaca occupata dalla ciotola di terracotta. Dopodiché scivolarono verso il basso tornando a mescolarsi alla matrice che li aveva originati.
Il Mago si accorse dell’interesse di Eliot, la sua attenzione non sembrava scemare, anzi pareva quasi che quella stravagante attività che pareva tanto magica quanto scientifica lo stesse affascinando. Il Mago fissò la propria attenzione sull’attività dello scultore: in fondo, pensò, uno scultore non è che una sorta di piccolo dio che ambisce a creare qualcosa partendo da materiali umili quali creta o pietra, ma anche nella migliore delle ipotesi non sarà mai in grado di creare la vita; inoltre, secondo la nostra religione, anche Dio usò dell’argilla per creare Adamo, ma la vita riuscì a donargliela.
L’esperimento che stavano conducendo avrebbe potuto condurli verso strade nuove e sconosciute. Partendo dal cadavere di una povera donna morta di parto, il Mago, riuscì a far convergere lo Spirito di un demone affinché lo risvegliasse trasformandolo in qualcosa di vivo, seppur per un tempo limitato.
Ora, grazie ad un esperimento più sofisticato, stava cercando di elaborare un modo nuovo per trasferire gli elementi vitali a quello stesso Spirito, affinché prendesse forma un corpo reale, a tutti gli effetti.
Eliot, rapito come in estasi, continuava a scoprire forme nuove che si creavano costantemente entro il recipiente, modificandosi e rinnovandosi secondo processi logici che puntavano al raggiungimento di una maggior perfezione.
Vide formarsi piccoli fili di fumo che si trasformarono in foglie filiformi; oppure globi molto delicati, appoggiati a steli che prendevano la forma di fiori sempre più complessi. In quel lento ribollio di sostanze vegetali si generavano continuamente forme che sembravano appartenere alle piante che il Mago aveva pestato nel mortaio prima di creare il contatto con la Nuvola.
– Lo so che non capisci cosa sta succedendo, mio giovane amico, ti voglio aiutare: aggiungendo lo Spirito del demone alla matrice di piante in ebollizione abbiamo creato l’unione tra gli elementi della materia con la componente metafisica in grado di organizzarle in tutte le forme che sono presenti nella matrice stessa.
Eliot lo guardò basito. Non solo non aveva capito assolutamente nulla ma stentava a credere che ci fosse qualcosa da comprendere.
– Ma voi avete messo a bollire piante marce e tritate, cosa c’entrano con le forme che vediamo ora di fiori e foglie e radici e…
– Tu non sei proprio tagliato per capire! Ma non vedi cosa abbiamo aggiunto? Non hai visto scendere la Nuvola che abbiamo fatto condensare dalle dimensioni infernali attraverso il corpo morto di quella donna? Come può esserti sfuggito questo particolare? Lo Spirito-Nuvola ha la capacità di vedere e di organizzare tutte le forme presenti nella materia… se lo mettiamo in contatto con il minerale lui si condensa rendendosi visibile, a contatto con i frustoli vegetali prenderà tutte le forme che erano presenti quando le piante erano vive…
– E se lo mettessimo il contatto con pezzi di animali?
– Questa è la prima domanda sensata che hai fatto da quando ci conosciamo! La mia risposta è NON LO SO!
Terminarono l’esperimento a tarda notte. Il Mago dopo aver dormito solo un paio d’ore si alzò dal pagliericcio formato da vari strati di foglie raccolte in un sacco logoro di tela, si vestì senza preoccuparsi troppo dell’abbigliamento e uscì a lavarsi il viso e poco altro.
Eliot, rimasto inchiodato dal sonno, non si accorse di alcun movimento. Solo più tardi avvertì uno strano solletico ad un alluce che lo fece sobbalzare. Quando vide il Piota che gli stava leccando il piede destro, ebbe un sussulto di stupore, lo accarezzò iniziando a chiedergli da dove fosse entrato. La porta socchiusa rispose per lui.
La casa era vuota, evidentemente il Mago si era allontanato per qualche motivo senza dire nulla. Eliot si vestì sommariamente e ancora più sommariamente si diede una rinfrescata con l’acqua presente nel tino posto fuori dalla porta d’ingresso.
Aver ritrovato quel vecchio cane lo fece sentire più a casa del solito, in fondo il suo breve soggiorno presso la baracca di Vincent era stato piacevole e, sebbene meno interessante, sicuramente più rilassante di quest’ultimo.
Il vecchio cane gli aveva portato una ventata di normalità, facendogli ricordare che le ultime recenti esperienze potevano solo appartenere ad un mondo folle e dannato, ben lontano da quello che aveva conosciuto fino ad allora.
Il Mago si stava comportando come un demiurgo, un dio minore alla disperata ricerca di verità nascoste nelle pieghe di una dimensione occulta e diabolica che si stava palesando nel più terribile dei modi. Il desiderio del suo nuovo Maestro era quello di ricreare la vita tramite la magia occulta. Le sue capacità medianiche gli avevano permesso di entrare in contatto con Entità aliene e diaboliche che, grazie a prodigiosi scongiuri, gli avevano manifestato i segreti per poter compiere degli autentici miracoli.
L’idea di base era quella che non fosse necessario creare un corpo di carne ed ossa per poi insufflarvi la vita, al contrario, partendo da una struttura spirituale, quale quella di un demone, fosse possibile metterla in contatto con delle sostanze chimiche o biologiche che avessero già posseduto delle forme quando erano in vita.
Fu così che il contatto con i minerali permise di rendere la parte spirituale più densa e concreta; con i vegetali scoprì che quella Nuvola di energia soprannaturale riuscìva a rappresentare delle forme che realmente appartenevano alle piante che aveva tritato nel composto. Ora doveva eseguire il terzo passo: il contatto con le forme viventi di animali.
Due ore più tardi il piota iniziò ad abbaiare dall’interno. Eliot che stava di fuori vide entrare il Mago che diede una sonora pedata al cane sbattendolo letteralmente fuori casa. Il vecchio aveva portato con se alcuni animali catturati con le trappole e non sopportando più di tanto quel vecchio cane che sovente andava a chiedergli del cibo lo trattò peggio del solito sbattendolo fuori casa.
– Eliot dove diavolo sei finito? Vuoi farmi diventare matto anche tu? Non mi bastano tutte le seccature di questo mondo?
Il giovane scalpellino rientrò in casa senza fiatare e sempre in silenzio iniziò a scuoiare uno scoiattolo, un passero un rospo e un pipistrello preso con la rete: gli animali che il Mago aveva catturato durante la sua battuta di caccia. Il Mago osservava il lavoro di Eliot con sguardo perplesso, mentre sceglieva da una mensola polverosa alcuni barattoli che contenevano animali di vario genere: pesci, polpi, lucertole e insetti, fatti seccare e completamente mummificati. Durante le operazioni di preparazione dell’esperimento l’ambiente divenne sensibilmente più tetro, l’aria più densa e pesante. Eliot sentì un brivido lungo la schiena ed ebbe la sensazione di udire un urlo lontano, una voce straziante e terrificante al tempo stesso.
Con un gesto improvviso il Mago gettò a terra il tavolo facendolo ribaltare su un lato. Tutto ciò che vi era sopra cadde in terra, le candele ancora accese si spezzarono sul pavimento, il fornello con la pietra sulla quale erano disegnati i simboli si ruppe in piccoli frammenti sparsi al suolo. Il Mago, comprese di aver agito d’istinto, in modo folle e irresponsabile, sconvolto da un’allucinazione che lo aveva indotto a commettere quel gesto inconsulto, come se fosse stato posseduto per un momento da una forza che lo stesse controllando. Ripresosi da quel momento di assenza guardò Eliot il piedi di fronte a se: il giovane era immobile con il viso pallido e gli occhi sgranati, il barattolo dell’esperimento stretto in una mano, nell’altra teneva la parte superiore in terracotta.
Con un movimento più rapido di un fulmine aveva salvato i due contenitori tenendoli uniti insieme come se non fosse accaduto nulla. Il mago rimase in silenzio, in cuor suo comprese che il gesto straordinario di Eliot aveva salvato il frutto di un lunghissimo lavoro, iniziato con il disseppellimento della giovane e proseguito attraverso lunghe, complesse e laboriosissime fasi.
I due ricercatori delle occulte cose udirono una voce che proveniva dall’esterno. Il Mago si alzò ancora leggermente stordito, Eliot posò su una mensola il suo oggetto prezioso e socchiuse la porta d’ingresso.
Una donna molto giovane, con l’aria piuttosto svanita lo stava osservando tenendo il Piota per la pelliccia del collo. La ragazza abbassò lo sguardo e disse:
– Lo seguivo che si era perso? Ma poi ho visto che l’è entrà in casa e non so più niente che dopo un rumorasso che l’ha spoventome tuta. Ma alora te sei lo scalpelin che diceva mio zio!
– Tuo Zio?
– Ma si il Vincent! Che t’ha voluto bene e fato magnar da la fame che tenevi!
– Certo ricordo e tu come ti chiami?
– Luna! Come quela che te brila nel cielo de notte.
Sullo stipite della porta era apparso il Mago. Stette ad osservare i due giovani che parlavano amabilmente senza porgere, tuttavia, attenzione ai loro futili discorsi. La sua testa, perennemente focalizzata sul suo progetto magico, stava probabilmente elaborando qualche disegno nefasto che doveva interessare la giovane, in particolare.
Luna aveva uno sguardo dolce e non sembrava particolarmente spaventata, aveva appena conosciuto Eliot, traendone una buona impressione
Il Mago, senza abbozzare alcun sorriso invitò i due ad entrare, con la scusa di offrir loro un poco di riparo dal freddo che stava giungendo da valle.
Timidamente Luna accettò, diede una mano a tirare su il tavolo e a togliere i cocci degli oggetti che cadendo si erano frantumati.
La grande ampolla di vetro nella quale il Mago aveva posto la poltiglia formata da vari pezzetti di carne, provenienti dagli animali che aveva catturato, bolliva ormai da tempo. L’Alchimista aveva aggiunto molte sostanze chimiche raccolte con grande pazienza nel corso degli anni, rispettando antiche ricette perse nella memoria dei tempi. La sua infanzia era stati segnata dalla presenza di un vero Maestro, Bernardus, un uomo esperto di Spagiria e di Magia rituale che si era affannato per scoprire sostanze in grado di risolvere i problemi psichiatrici dei suoi pazienti.
Bernardus, era un medico piuttosto noto, innamorato della mente e dei misteri ad essa collegata. Agiva seguendo lo studio dei principi di analogia: operava nel proprio laboratorio preparando pozioni ricavate da animali e piante che in qualche misura e per qualche ragione fossero da mettere in relazione con disturbi della mente.
I suoi pazienti erano per la maggior parte donne, donne isteriche o depresse, persone disturbate che manifestavano le proprie patologie in varie forme, più o meno gravi.
Il Maestro le curava, trovando spesso soluzioni in grado di risolvere i loro disturbi, e le pazienti, per gratitudine o per conseguente coinvolgimento emotivo, finivano quasi sempre per concedergli le proprie grazie oltre che un cospicuo onorario.
Durante gli insegnamenti impartiti al suo giovane allievo, Bernardus, volle esporgli una sua complicata teoria, secondo la quale ogni animale possedeva un Animus peculiare di quella specie o addirittura di quel particolare individuo.
Una Salamandra poteva essere considerata immune al fuoco, quindi se una donna aveva un temperamento piuttosto vivace, anche dal punto di vista erotico, il Maestro la metteva in contatto con la pelle dell’Anfibio e ne verificava le reazioni. Se la zona della pelle si arrossava voleva dire che il fuoco della salamandra aveva riconosciuto quello della donna e la diagnosi era molto chiara: la paziente aveva l’anima infiammata dal desiderio ardente ed era condannata ad una vita di lussuria.
Considerando che sulla pelle delle salamandre è presente un veleno che la bestiola produce a propria difesa… possiamo immaginare quali fossero i probabili esiti di quell’esame diagnostico…
Il più delle volte le sue pazienti fingevano di trarre benefici dalle sue cure per poter continuare ad essere sottoposte alle sue attenzioni, il più delle volte le pazienti venivano fidelizzate, contribuendo al benessere fisico ed economico del loro Maestro.
Fine Quinta Puntata
