«Il coinvolgimento con altri generi musicali è sempre stato il Leitmotiv della musica Jazz»
Il Jazz è stato inventato dai Siciliani. Nel tardo Ottocento e nei primi anni del Novecento ne emigrarono negli Stati Uniti migliaia. Tra loro c’erano molti musicisti che portarono con sé melodie popolari, scale modali mediterranee e strumenti come il clarinetto, la tromba e il tamburo.
Il primo disco di Jazz è di Nick La Rocca che a New Orleans con la sua Band «Original Dixieland Jass Band» incide il brano Livery stable blues che vende più di un milione di copie.
La prima pianista e cantante jazz italiana, Dora Musumeci è siciliana, di Catania.
Siciliano e catanese, è anche il jazzista Enzo Torregrossa, compositore, arrangiatore e contrabbassista, al quale rivolgeremo alcune domande.

Hai iniziato gli studi classici parallelamente a quelli jazzistici, traendo ispirazione da John Coltrane, Charlie Mingus e soprattutto da Miles Davis. Come si è evoluto il Jazz da Nick La Rocca a oggi?
Prima di risponderti sull’evoluzione del Jazz aggiungerei alla presentazione l’importanza della cultura africana nella nascita del Jazz che non è da meno dell’apporto dei Siciliani.
L’Evoluzione è stata rapida, per pochi anni si suonava uno stile ma subito dopo ne nasceva un altro che lo sostituiva rendendolo più avvincente. L’armonia classica faceva il suo ingresso man mano negli anni abbellendo gli stili musicali jazz che si andavano formando ma mai snaturando. Il coinvolgimento con altri generi musicali è sempre stato il Leitmotiv della musica Jazz.
A proposito della cultura africana: alla foce del fiume Senegal, che ha attribuito il nome alla Repubblica, e ai margini del deserto del Sahara, si trova l’isola di Saint-Louis, dove ha sede il più famoso appuntamento di musica jazz del continente che quest’anno si è svolto tra il 13 e il 17 maggio.
Nel 2025 hanno partecipato al festival, tra gli altri, il pianista spagnolo Marco Mezquida, la bassista e compositrice italiana Rosa Brunello, il batterista francese Arnaud Dolmen.
Ammesso che non sia già capitato, prevedi una tua partecipazione in una delle prossime edizioni?
Sarebbe un grande onore poter partecipare a quel festival; sto lavorando con un’agenzia di booking di Milano; spero quanto prima che festival così importanti facciano parte della loro programmazione.
La caratteristica del Jazz è l’improvvisazione?
Certamente è da quell’idea che nasce tutto, anche se poi non è così scontato che il grande jazz nascesse sui palchi solamente. C’è sempre stato lo studio a casa sui vari temi degli standard, i musicisti si preparavano bene prima di improvvisare la sera. Ricordo di aver letto che il grande trio ritmico, Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams, forse il più geniale della storia del jazz, passava sei sette ore il giorno suonando gli standard in tutti gli stili possibili ed è per questo che riuscivano a essere veramente superlativi con il quintetto di Miles negli anni Sessanta.
Dal 1980 al 1983 frequenti i seminari di “Siena Jazz”, nel 1982 ti laurei in contrabbasso al Conservatorio «Vincenzo Bellini» di Catania e a Bologna frequenti il corso di “Composizione e Direzione d’Orchestra”. C’è una parte di musica classica nel Jazz che proponi?

Sì, ovviamente, la tecnica strumentale per il contrabbasso è fondamentalmente classica e lo studio dell’armonia vale per qualsiasi stile compositivo con le dovute applicazioni del caso in base al genere musicale che si affronta. Nel mio caso l’influenza classica con tutte le sue sfaccettature è stata importante.
Hai incontrato grandi musicisti. Tra gli altri, hai trascorso un’intera giornata con Miles Davis, un compositore raffinato che penso abbia posto le basi per quasi tutto ciò che ascoltiamo oggi. Che cosa ti rimase allora di quell’incontro e che cosa ti ritrovi adesso?
Diciamo che Miles è stato il mio maestro, ispiratore delle mie composizioni; averlo incontrato mi ha dato un imput in più nel considerare la musica come una rivoluzione permanente. Miles ha attraversato tanti stili del Jazz lasciando il segno per ogni periodo. La sua personalità musicale si è evoluta nel tempo cambiando spesso il modo di suonare adattato al periodo storico che viveva; quello che mi ha sempre affascinato della sua musica è stato proprio questo. In quell’interessante incontro ne approfittai per chiedergli che cosa lo aveva spinto ad attraversare tanti stili diversi e soprattutto l’avventura elettrica nata negli anni Settanta con il leggendario Bitches Brew. Nelle sue risposte trovai molta similitudine con il mio pensiero musicale.
Artisti di livello sono stati anche la cantante e compositrice Lilian Terry e il poliedrico Dizzy Gillespie, con i quali hai suonato negli anni Ottanta; in che cosa ti hanno fatto crescere?
Suonare con i grandi maestri del Jazz è un vero privilegio: ti lasciano sempre il segno soprattutto se oltre a essere un contrabbassista sei anche un compositore.
Suonare A Night in Tunisia con il suo autore è stato fantastico.
Tra le tue esperienze lavorative, ci sono le collaborazioni, tra gli altri, con Mia Martini, Francesco Guccini e Lucio Dalla, eccelso suonatore di clarinetto che a 15-16 anni suonava già in jam session con Chet Baker; come è stata la collaborazione con musicisti provenienti da esperienze diverse?
Con Mimì è stato un tour fantastico e soprattutto un felice ricordo di una delle più grandi cantanti italiane. Con Lucio e Francesco ci siamo spesso incontrati in Jam session Jazz e Blues creando delle bellissime performance.
Con il brano trailer della colonna sonora del film «Sud», di Gabriele Salvatores, Annatu lu sole, fai un’incursione nel cinema. Ti cimenteresti ancora in questo campo?
Sì, le colonne sonore sono un momento molto creativo e stimolante per un musicista. Spero di collaborare alla scrittura al più presto con altre proposte.
Quando realizzi il progetto «En Zone», di cui sei arrangiatore e compositore e com’è nato e cresciuto il gruppo?
Il progetto «En Zone» nasce nel 2005 con l’uscita dell’album Luar presentato al Midem – manifestazione che si svolge dentro e intorno al Palais des Festival di Cannes e che nel febbraio scorso ha compiuto sessant’anni – riscuotendo notevole successo di pubblico che mi ha dato la spinta a proseguire la scrittura fino ai giorni nostri con all’attivo otto album.
Nei prossimi giorni usciranno i singoli Guess I’ve got to think more e Things left over.
L’entrata nel gruppo di nuovi artisti di diversa estrazione musicale, ha portato a una sorta di fusione di vari stile?
Sì, nella stesura degli otto album pubblicati ho avuto il piacere di collaborare con tanti musicisti di diversa estrazione musicale che hanno portato il loro contributo stilistico alle composizioni, ne ricordo alcuni:
Robert Lee, Heloisa Lourenço, Annie Rock, Laura Mars, Ty LeBlanc, Rachel Doe, Alessandro (ALO) Casini, Jaku Feliz Reyes, Altea, Michael Rosen, Gigi Sella, Carlo Atti, Massimo Greco, Ivano Borgazzi, Gherardo Catanzaro, Davide Angelica, Mary Tracanna, Silvia Belluco Anderson Souza, Kalifa Kone, Stefano Paolini, Gianluca Marvulli, Filippo Mignatti.
Negli anni «En Zone» si è avvalso di diversi artisti: i musicisti che registrano sono gli stessi che suonano nelle performance live?
I musicisti che stanno registrando con me il nuovo album saranno pure in tour live: Silvia Belluco Lead Vocal, Mary Tracanna Guitar, Gherardo Catanzaro Piano, Jaku Feliz Reyes Rap Vocal, Carlo Atti Sax, Gianluca Marvulli Drums.
© 2026 CIVICO20NEWS – riproduzione riservata
Scarica in PDF

Bravo complimenti ottima intervista ! Finalmente qualcuno che si interessa a far conoscere a più persone artisti che da sempre, come lui, con passione, esegue musica di pregio ed è bello occuparsi di un genere musicale di nicchia che è sempre in evoluzione in mezzo a tanta poca originalità nel panorama della musica e lui riesce sempre ad essere a passo con i tempi reinventandosi.grazie
Bravo Enzo una lunga fantastica storia la tua che continui sempre lcon la passione chec i contraddistingue e fusione e creativita’ di generi blues bossa jazz R&B musica dal vivo quella vera quella viva la migliore!
Bisogna ricordare agli americani che il jazz ha chiare origini italiane, anche se loro se ne attribuiscono tutti i benefit.
Bellissima intervista che mi ha dato, digiuna di informazioni e di esperienza, una ampia panoramica su un genere musicale per “amatori” che impermea però molte espressioni musicali in un mix interessante di composizioni, di colonne sonore, di spettacoli ed eventi culturali.
La vera musica, la musica vera!!
Complimenti per l’intervista bellissima!! e tante scoperte per me, soprattutto che il jazz e’ made in Italy.
Grazie mille