Oltre 150 immagini riunite in tre sezioni della mostra, curata da Bartolomeo Pietromarchi e Katiuscia Biondi Giacomelli al Centro Saint – Benin di Aosta fino al 13 settembre 2026
La stagione culturale primavera – estate del Centro Saint Benin di Aosta, ospita nelle sue sale una delle più importanti mostre dedicata ad uno dei più grandi fotografi del Novecento: Mario Giacomelli. Oltre il visibile”. L’esposizione curata da Bartolomeo Pietromarchi e katiuscia Biondi Giacomelli, è organizzata dalla casa editrice Electa, in collaborazione con l’archivio Mario Giacomelli, disponibile fino a domenica 13 settembre 2026. Il progetto, intende restituire al pubblico la complessità, la densità e la stratificazione di un’opera che continua a sfuggire alle definizioni canoniche di uno dei più grandi artisti italiani del XX secolo: da un lato , l’indagine sulla materia, il segno, la visione
artistica, dall’altro lato, la forza poetica della fotografia come forma lirica del pensiero e della memoria.
Giacomelli è stato protagonista di una stagione in cui, a partire dal dopoguerra, la fotografia si affranca definitivamente dal ruolo secondario rispetto alle arti maggiori, assumendo una propria autonomia poetica ed espressiva. Creatore, sin dagli esordi, di un linguaggio originale fatto di contrasti e stonature, specchio della sua interiorità, Giacomelli apparve sconvolgente nel suo sguardo sul paesaggio e sui temi delicati dell’umanità: il suo realismo magico superava la visione neorealista della fotografia italiana, arricchendola di un espressionismo intimo e materico. È una fotografia che nasce da situazioni concrete: da un ospizio, un seminario, la vita contadina – ma che si spinge ben oltre il dato visibile, trasformando ogni immagine in una scena interiore, in una visione poetica e personale del mondo.
”La mostra, riflette l’idea ambiziosa di intercettare non solo gli appassionati di fotografia,afferma Erik Lavevaz, Assessore all’Istruzione, Cultura e Politiche identitarie Regione autonoma Valle d’Aosta, ma anche un pubblico vasto ed eterogeneo. Siamo convinti che il pluralismo delle esperienze artistiche sia alla base di una società aperta econsapevole: per questo, continua l’Assessore, lavorare per costruire un’offerta culturale plurale significa investire nella crescita della nostra comunità, consolidando un modello che si rivolge tanto ai valdostani quanto a chi visita la nostra Regione e si trova coinvolto in un contesto culturale composito e articolato.
Il percorso della mostra è concepito per proporre i nuclei tra i più significativi della ricerca di Mario Giacomelli secondo una modalità che gli era particolarmente congeniale: la forma non cronologica. Non un
semplice susseguirsi di tappe biografiche, ma un intrecci odi visioni,rimandi e risonanze che attraversano l’intera sua opera. Le tre sezioni che compongono l’esposizione riuniscono dalle 150 alle 180 immagini provenienti da serie diverse (tra stampe vintage e provini di stampa corredati da materiali documentari come manoscritti e poesie dl fotografo ) che, sono accostate per affinità poetiche, tematiche e formali.
“I paesaggi di Giacomelli e le sue audaci sperimentazioni al limite dell’astrazione –scrive Daria Jorioz, curatrice del programma espositivo del centro Saint Benin – hanno la consistenza impalpabile del sogno, ma sono soprattutto le fragili dei giovani seminaristi del celebre lavoro Io non ho mani che mi accarezzino il volto ad essere indimenticabili. Il bianco e nero di quelle stampe fotografiche è teso e intenso, continua Daria Jorioz, duro e puro. Eppure quelle stesse immagini rivelano una sovrabbondanza di tenerezza, di leggerezza e di compiuta poesia. Ci restano impresse nella memoria come quei brani pittorici o letterari che non esitiamo a definire capolavori. Giacomelli ci narra, tra incanto e disincanto, l’ambiguità della condizione umana, in precario equilibrio tra aspirazioni e promesse che la vita non manterrà”.
Mario Giacomelli nasce nel 1925 a Senigallia, città dalla quale non si allontanerà mai, per cui sarà il mondo dell’arte, negli anni, a raggiungerlo nella Tipografia Marchigiana, sua dal 1950. Inizia a fotografare nel 1953 sotto la guida del maestro Giuseppe Cavalli, che riconosce subito in Giacomelli un carattere nuovo e così forte da lasciare un segno nella storia dell
a fotografia. È così lo sarà. Nel 1962 espone in mostre personali a Parigi e Barcellona, mentre nel 1964 è l’unico italiano selezionato per The photographer’s eye, la celebre mostra curata da John Szarkowski per il MoMA di New York. Saranno quelle le prime tappe di un’ascesa inarrestabile che negli anni successivi ha visto Giacomelli esporre nelle principali gallerie e musei internazionali.
Anarchico creatore, sin dagli esordi, di un linguaggio originale fatto di contrasti e stonature, specchio della sua interiorità, Giacomelli apparve sconvolgente nel suo sguardo sul paesaggio e sui temi delicati dell’umanità: il suo realismo magico superava la visione neorealista in cui la fotografia italiana si era arenata, arricchendola di un espressionismo intimo e materico. “Ormai universalmente riconosciuto come uno dei grandi maestri della cultura visiva del Novecento, scrive Bartolomeo Pietromarchi, curatore della mostra, Mario Giacomelli continua a esercitare una forza di attrazione che non si è mai esaurita, anzi sembra estendersi progressivamente a pubblici sempre più ampi e trasversali”.“Io non ho mani che mi accarezzino il volto (1961-1963) trae il suo titolo da un verso di una composizione poetica di padre David Maria Turoldo, Io non mani .
È certamente la serie più celebre di Giacomelli: capace di trasformare la quotidianità in rito”. Divenne presto un punto di riferimento per i fotografi italiani degli anni Sessanta e ancora oggi fonte d’ispirazione per i fotografi di tutto il
mondo. I maggiori musei del mondo includono opere di Mario Giacomelli nelle loro collezioni permanenti. Katiuscia Biondi Giacomelli, curatrice dell’iniziativa, ”Agli albori della fotografia, essa suscitava paura. Molti rifiutavano di lasciarsi ritrarre, mossi da un’angoscia irrazionale: l’idea che quello strumento,l capace di catturare dettagli di una nitidezza inedita, potesse sottrarre loro l’identità.
È proprio in questa paura dell’irriconoscibilità che Mario Giacomelli affonda il suo racconto: carica l’immagine di potere, si addentra nel pathos, esagerando calca la mano, presenta figure tese come corde di violino dai suoni graffianti. Ne esce un’immagine così reale da caricarsi del mistero della vita, così densa di dettagli bloccati nel tempo e spietatamente nudi da restituire un mondo divenuto irriconoscibile. La mostra è accompagnata da un libro-catalogo edito da Electa nella serie delle monografie Electaphoto.
Descrizione immagini:
Foto copertina catalogo
Foto 1 Mario Giacomelli “Caroline Branson da Spoon River”, 1958-1963 gelatina ai Sali d’argento, carta Agfa © Archivio Mario Giacomelli
Foto 2 Mario Giacomelli “presa di coscienza sulla natura” 1976-80, gelatina ai Sali d’argento © Archivio Mario Giacomelli
Foto 3 Mario Giacomelli “Io non ho mani che mi accarezzano il volto” 1961-63 gelatina ai Sali d’argento, carta Ilford ©Archivio Mario Giacomelli
Foto 4 cartolina della mostra
Centro Saint Benin Aosta”Mario Giacomelli. Oltre il visibile”, curata da Bartolomeo Pietromarchi e Katiuscia Biondi Giacomelli, fino al 13 settembre 2026, orari dal martedì alal domenica, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00 lunedì chiuso. Per informazioni Tel. 0165. 275937
