L’alchimia è nota da sempre come una pratica di trasformazione della materia grezza rappresentata dalla natura inferiore dell’uomo nell’oro dello spirito. Il simbolo plumbeo indica un qualcosa di estremamente pesante, duro, cristallizzato come il granito e quindi solido.
Attraverso la fermentazione innestata dalla forza della rugiada, elemento dissolvente del maestro alchimista, si può creare un vero processo di cambiamento totale della coscienza umana. L’essenziale nell’alchimia è possedere la famosa “Pietra dei filosofi”, e questa deve essere attiva, deve risplendere cioè come una rosa almeno un pò aperta. L’altro fattore necessario è il fuoco, indispensabile per incendiare tutta la materia inferiore, tramite un giusto modo di procedere nell’Athanor, l’alambicco in cui tutta la grande opera viene effettuata.
Gli elementi più importanti nel laboratorio alchemico sono tre: il “sale”, il “Mercurio” e lo “zolfo”. Il primo indica il corpo fisico, il secondo l’anima e il terzo lo spirito. Questa trinità è essenziale portare ad uno stato di armonizzazione totale, in modo che Osiride, Iside ed Horus, diventino un’unica cosa, una immagine definita e ben armonizzata del disco solare che ingloba in se stesso il numero tre.
Attivata la pietra dei filosofi (la particella spirituale latente nel cuore che deve essere incendiata dal fuoco dello spirito santo), questa innesta un preciso processo di combustione del mercurio, dell’anima cioè, facendolo evaporare, poiché l’anima essenzialmente è un’acqua e deve divenir vapore. Lo zolfo quindi nasce come fuoco dello spirito a partire dal nucleo più interno dell’essere, dal fulcro assiale del microcosmo, vero centro perenne di gravità da cui si diramano tutte le possibilità di realizzazione per la coscienza umana.
Queste possono sembrare spiegazioni troppo tecniche, ma rappresentano in una formula scritta un processo che, solo attuandolo può essere compreso. Quindi, chi è interessato ai misteri dello spirito universale da cui l’alchimia ha avuto origine, deve passare da una teoria ben compresa ad una messa in pratica della stessa.
Sapere perfettamente a memoria il processo di trasmutazione alchemico, ma non mettendolo in pratica, ha lo stesso valore di quei ciarlatani che imitano i veri artisti e cercano, ad esempio, sul far dell’alba, la rugiada nei campi, misconoscendo che tale brina fresca e rinfrescante non si troverà mai condensata in elementi fisici, poiché questi nei migliori dei casi rappresentano solo un simbolo della vera natura spirituale di cose impalpabili e in un certo senso, invisibili ai profani.
L’alchimia quindi a ben ragione è chiamata regale, poiché unisce in se la trinità “Padre, Figlio, Spirito santo”.
Il vero alchimista a ben ragione si può definire anche un vero cristiano e chi dice di esser alchimista ma non dimostra anche di essere un vero cristiano, in realtà inganna se tesso e gli altri, spacciandosi per quello che invero non è.
La rugiada è un simbolo molto bello del solvente ideale nell’arte alchemica. Indica una sostanza nata in seno al mattino, all’aurora risorgente, alla fresca aria dell’eterno giorno divino in cui Dio e l’uomo comunicano mano nella mano il messaggio segreto degli angeli.
Il mercurio, l’anima cioè, viene nobilitato solo se fatto evaporare dalla forza spirituale dello zolfo, altri fuochi usati, quelli che gli arconti offrono al candidato attraverso coppe del Graal illusorie, invece di sciogliere in vapore acqueo il mercurio, rendono la struttura psichica condensata, immettendo così in realtà dello zolfo ad un piano a lui superiore, sovvertendo la naturale gerarchie dell’essenze alchemiche divine.
La struttura corporale non è quindi da sottovalutare o da disprezzare, poiché è la base essenziale da cui parte il processo. Chi disprezza il corpo, come certi asceti orientali, in realtà non utilizza tutti gli ingredienti in modo giusto, poiché il tre, l’unione cioè di anima spirito e corpo, deve ben poggiare nel cubo universale della manifestazione, per permettere al cerchio universale che ingloba ogni cosa, di essere un vero sigillo che apre al candidato la finestra sulla fronte, quale simbolo concreto del figlio dell’uomo.
Chi nella battaglia di Armagedon in corso vuole aver l’onore di entrare nei ranghi di servitore dell’unico Dio Clemente e misericordioso, deve affrettarsi a chieder con grazia questo segno del figlio dell’uomo, poiché il segno della bestia definitivamente accettato, non può più esser tolto dal luogo in cui agisce. Che questo sia stimolo di profonda riflessione per coloro che cercan con amore di servire il mondo e l’umanità.
FD
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