Come salvare l’industria europea: un percorso verso la resilienza e la competitività in un mondo che cambia
Il 5 novembre si è concluso a Berlino l’8º Forum trilaterale delle imprese. Confindustria, BDI e MEDEF hanno diffuso una dichiarazione congiunta che richiama l’urgenza di un’azione europea incisiva per contrastare la deindustrializzazione e rafforzare la competitività del continente. Per completezza di informazione e di analisi, la riportiamo integralmente
“Una base industriale solida e competitiva costituisce il fondamento imprescindibile di un’Europa sovrana, capace di salvaguardare il proprio modello sociale, difendere i propri valori democratici e determinare autonomamente il proprio futuro.
Tuttavia, questo fondamento è sempre più a rischio. La competitività europea è sottoposta a pressioni crescenti dovute alle tensioni geopolitiche, alle sovraccapacità globali, all’elevato costo dell’energia, alle dipendenze strategiche e a una corsa sempre più serrata per l’attrazione degli investimenti e la leadership tecnologica.
Al contempo, la situazione di tensione delle finanze pubbliche limita la capacità dell’Europa di rispondere a tali sfide e rappresenta una minaccia crescente per la stabilità economica interna. L’Europa sta perdendo interi comparti industriali e catene di approvvigionamento, nonché investimenti, posti di lavoro e competenze.
Occorre un’azione urgente e risoluta per invertire il processo di deindustrializzazione e consolidare la capacità produttiva e manifatturiera in Europa. In qualità di rappresentanti del mondo imprenditoriale di Germania, Francia e Italia, operando in stretta collaborazione con BusinessEurope, ci impegniamo a rafforzare la resilienza e la competitività dell’Europa promuovendo una base industriale forte, stimolando l’innovazione, perseguendo un’autonomia strategica aperta, attraendo investimenti privati e definendo con chiarezza le priorità della spesa pubblica.
Affrontare gli squilibri globali e la concorrenza sleale di natura sistemica
La competitività europea richiede un quadro sensibilmente rafforzato a sostegno della crescita, della produttività e dell’innovazione, a partire da un Mercato unico più profondo, integrato ed efficiente nel suo funzionamento.
In un contesto internazionale in cui le relazioni tra Stati sono passate da una logica basata sui vantaggi reciproci a una sempre più dominata da considerazioni di sicurezza, in cui il sistema multilaterale appare profondamente indebolito e l’impatto della sovraccapacità produttiva indotta dagli interventi statali è in aumento, l’Europa deve diversificare e rafforzare le proprie alleanze strategiche.
Al contempo, l’Europa deve promuovere, rafforzare e proteggere la propria base industriale e le proprie catene del valore. Ciò richiede l’adozione tempestiva di un approccio che combini un multilateralismo pragmatico con una politica commerciale assertiva, che comprenda:
- Concentrare incentivi e investimenti nei settori industriali in cui l’Europa è in grado di preservare, consolidare o contendersi la leadership tecnologica e industriale, attraverso la razionalizzazione e l’attuazione di una politica comune efficace e lungimirante.
- Adottare una posizione intransigente nei confronti delle sovraccapacità indotte da politiche statali e delle pratiche sleali, rafforzando gli strumenti di difesa commerciale (Trade Defence Instruments) ed estendendo ad altri settori le misure di salvaguardia e gli strumenti analoghi attualmente vigenti per il comparto siderurgico.
- Perseguire una reciprocità sostanziale in materia di accesso al mercato e di trattamento nazionale con la Cina, conseguendo progressi concreti nell’ambito del recente accordo e introducendo requisiti specifici per gli investimenti, relativi alla quota minima di lavoratori dell’UE, all’approvvigionamento di componentistica europea e alla conservazione dei dati.
Attrarre investimenti privati e definire le priorità della spesa pubblica. Negli ultimi anni il fabbisogno di investimenti dell’Europa è aumentato in misura significativa. Sono necessari investimenti aggiuntivi fino a 1.200 miliardi di euro l’anno, in particolare negli ambiti della competitività, della decarbonizzazione e della resilienza. Tuttavia, il volume degli investimenti non sta crescendo a un ritmo sufficiente per soddisfare tali esigenze.
Colmare questo divario richiede un rafforzamento degli investimenti pubblici, condizioni più favorevoli per quelli privati e un approccio europeo più efficace alla mobilitazione dei capitali e al sostegno dei progetti strategici.
Il prossimo Quadro finanziario pluriennale dovrà contribuire a potenziare la capacità di investimento dell’Europa. Con il progredire dei negoziati sul bilancio, sarà fondamentale salvaguardare livelli ambiziosi di spesa destinata alla competitività, senza compromettere la capacità di investimento europea né aggravare il carico fiscale sulle imprese.
Riveste un’importanza cruciale garantire risorse solide e stabili per il Fondo europeo per la Competitività e per Horizon Europe, unitamente a una dotazione finanziaria dedicata, prevedibile e adeguata alla Politica di Coesione, riconoscendone il contributo complementare agli investimenti e alla crescita di lungo periodo.
Tali strumenti dovrebbero essere gestiti in modo semplice ed efficiente, garantendo alle imprese un accesso rapido ai finanziamenti e un’assegnazione delle risorse basata sul merito. Le risorse dell’UE dovrebbero inoltre essere impiegate in modo strategico per attrarre investimenti privati. Le finanze pubbliche sono sottoposte a pressioni crescenti, determinate dall’aumento del fabbisogno in materia di difesa, invecchiamento demografico e investimenti, aggravate da debole crescita economica e dagli shock esterni.
La disciplina fiscale e piani credibili di aggiustamento di bilancio a medio termine sono essenziali per salvaguardare la sostenibilità dei conti pubblici, la stabilità dei mercati e dei rendimenti obbligazionari, nonché condizioni di finanziamento accessibili per le imprese e lo Stato.
I governi dovrebbero privilegiare politiche favorevoli alla crescita, gli investimenti privati e la spesa pubblica strategica, contenendo al contempo le altre uscite. Il rafforzamento della capacità di investimento dell’UE non dovrebbe avvenire a scapito della competitività europea attraverso ulteriori oneri fiscali per le imprese. L’Europa deve assicurarsi una posizione competitiva di primo piano nella prossima ondata di innovazione tecnologica. La nostra sovranità digitale dipende dalla capacità dell’UE e degli Stati membri di creare un contesto favorevole alle tecnologie digitali, fondato su adeguate risorse finanziarie pubbliche e private, su una regolamentazione intelligente e proporzionata e sulle necessarie infrastrutture abilitanti.
Così facendo l’UE e gli Stati membri promuoverebbero lo sviluppo di soluzioni tecnologiche europee competitive, consentendo al contempo alle imprese di ogni dimensione di accedere alle migliori tecnologie disponibili sul mercato e di impiegarle, anche nelle applicazioni industriali.
Al tempo stesso, l’Europa deve valorizzare i propri punti di forza nelle tecnologie emergenti, in particolare nell’ambito quantistico e dell’intelligenza artificiale fisica (Physical AI), al fine di tradurre l’eccellenza scientifica in leadership industriale.
Garantire prezzi dell’energia competitivi
I costi energetici continuano a rappresentare un fattore determinante nelle decisioni di investimento industriale. In un contesto globale caratterizzato da una concorrenza sempre più accesa, prezzi dell’energia stabili, prevedibili e allineati a quelli dei principali partner internazionali costituiscono un elemento chiave per la competitività dell’Europa.
Il conseguimento degli obiettivi del Clean Industrial Deal e il rafforzamento della base manifatturiera europea richiederanno pertanto migliori condizioni quadro, in grado di attrarre e trattenere gli investimenti privati, nonché un approccio tecnologicamente neutro alla politica energetica e climatica.
Occorre preservare gli strumenti a sostegno della competitività industriale e della parità di condizioni rispetto ai concorrenti internazionali, tra cui la minore tassazione sull’elettricità, la compensazione dei costi indiretti dell’ETS, gli sgravi sulle tariffe di rete e la valorizzazione dei servizi di sistema, in particolare per i consumatori energivori con profilo baseload.
Investimenti adeguati e tempestivi nelle infrastrutture di rete, sia nazionali sia transfrontaliere, sono essenziali per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, sostenere la decarbonizzazione e ridurre i costi energetici in tutta Europa.
Tali investimenti possono inoltre contribuire al consolidamento e all’ulteriore integrazione dei mercati energetici europei, ferma restando la responsabilità di ciascuno Stato membro di assicurare un sistema elettrico resiliente e affidabile. Alla luce delle significative differenze tra Stati membri in termini di strutture industriali, geografie economiche e architetture dei sistemi energetici, tali interventi dovrebbero essere promossi attraverso una pianificazione coordinata e forme di finanziamento appropriate, compreso un maggiore ricorso ai fondi del Connecting Europe Facility (CEF).
I partenariati strategici con i Paesi limitrofi all’UE possono svolgere un ruolo importante nello sviluppo di un sistema energetico resiliente ed efficiente sotto il profilo dei costi. L’Europa dovrebbe adoperarsi per riportare i prezzi dell’energia per l’industria ai livelli precedenti alle crisi, al fine di rafforzare competitività e investimenti. Alla luce delle crisi geopolitiche in corso, un approccio europeo coordinato dovrebbe consentire agli Stati membri di sostenere la competitività delle imprese, agevolare la transizione verso sistemi energetici climaticamente neutri e garantire la coerenza con la strategia industriale europea di lungo periodo.
Stiamo attraversando una fase eccezionale di crisi multiple e abbiamo pertanto accolto con favore le conclusioni del Consiglio europeo di ottobre, che ha invitato la Commissione a valutare misure aggiuntive per contenere i costi dell’energia.
Accogliamo inoltre positivamente il precedente annuncio della Presidente della Commissione relativo alla proroga del METSAF. L’industria europea si trova ad affrontare una difficile concorrenza internazionale, nella quale i prezzi dell’energia svolgono un ruolo di primo piano.
La competitività industriale resta un aspetto cruciale della nostra comune ambizione di sbloccare gli investimenti necessari alla decarbonizzazione, rafforzare la resilienza ed espandere la capacità manifatturiera dell’Europa.
La revisione dell’ETS dovrebbe inserirsi in questa strategia più ampia, volta a rafforzare la competitività industriale europea. I costi connessi all’ETS devono rimanere sostenibili per l’industria, con un impatto prevedibile sui prezzi dell’energia, tenendo debitamente conto dell’assenza di condizioni di parità a livello globale.
In un quadro regolamentare già particolarmente gravoso, sottolineiamo con forza che le decisioni in materia di decarbonizzazione dovrebbero essere guidate dalla maturità tecnologica e da modelli di business economicamente validi, anziché da qualsiasi forma di condizionalità agli investimenti. La revisione dovrebbe pertanto mirare a conciliare l’ambizione climatica con la competitività industriale, tenendo conto anche della concorrenza sui mercati globali.”
