A cura di Filippo Manuelli
Il 31 maggio di ogni anno si presenta l’atteso appuntamento della Relazione annuale della Banca d’Italia, le considerazioni finali illustrate dal Governatore sono seguite da una platea gremita di banchieri, economisti, manager, imprenditori e giornalisti.
Tra i tanti temi trattati, uno dei passaggi chiave del discorso di Fabio Panetta – Governatore al suo primo anno – ha riguardato il livello dei tassi di interesse e l’auspicio che la BCE li riduca al più presto, avviando una fase di politica monetaria meno restrittiva.
Oggi, pochi giorni dopo il discorso, la BCE riduce i tassi di interesse di 0,25%: la notizia che in molti attendevano. Una decisione che ha effetti estremamente importanti per i conti delle famiglie.
La stretta monetaria dell’ultimo biennio, che ha portato i tassi da negativi ad oltre il 4%, resasi necessaria per contrastare l’inflazione, ha comportato però un aumento delle rate dei mutui sostenute dalle famiglie. Proprio sul tema, il recente rapporto di Banca Italia, ha dedicato uno studio sulla loro sostenibilità, calcolando quante famiglie potrebbero avere difficoltà a pagare una rata elevata del loro finanziamento.
Le stime indicano che “circa 256.000 nuclei hanno subito un incremento della rata superiore al 30 per cento a causa del rialzo dei tassi e 198.000 hanno dovuto sostenere tra il 2023 e il maggio del 2024 una rata superiore al 30 per cento del loro reddito”, numeri importanti che hanno appunto richiesto l’evidenza nel rapporto annuale di Banca Italia.
Più nello specifico, invece, si spinge lo studio condotto dall’ufficio analisi della FABI, recentemente aggiornato, che ha calcolato il risparmio già ottenuto sulle rate nel primo trimestre dell’anno in corso, grazie alla favorevole dinamica dei tassi applicati ai mutui dal sistema bancario, passati dal 4,5% di fine 2023 al 3,7% di marzo scorso. L’odierna decisione della BCE quindi, darà un ulteriore impulso ai costi sostenuti dalle famiglie: per un mutuo da 200mila euro a 25 anni la rata mensile potrebbe essere, secondo la stessa analisi della FABI, “pari a 1.005 euro, circa 205 euro in meno rispetto a quella calcolata a dicembre, con un risparmio complessivo di oltre 60 mila euro (-17%).
Dopo anni di attesa, il costo del denaro sta ufficialmente scendendo, per molti una notizia a lungo attesa.
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