Bandiera Arcobaleno - da Wikipedia
Una ricerca per trovare possibili indizi
La società umana da sempre è stata un contenitore di comunità di persone con aspirazioni, rivendicazioni etniche, visioni ideologiche e religioni diverse, realtà queste sovente in continuo o latente conflitto. Da rilevare inoltre che questa “convivenza disomogenea” ha generato, in determinate circostanze, momenti di intolleranza e discriminazioni.
Anzi la storia passata e recente ha dimostrato che le ideologie dominanti, attraverso l’espressione politico partitica dei relativi governi, ha sovente incontrato occasioni per discriminare particolari fasce sociali che non potevano omologarsi ai canoni morali ed etici del tempo, che rappresentavano indiscutibilmente la cosiddetta “normalità” costituita.
Tuttavia l’inevitabile evoluzione culturale della società ha parzialmente superato questa barriera e nel bene o nel male, ha tentato di trovare nuovi equilibri di civile convivenza tra le diverse componenti del corpo sociale.
Fatta questa necessaria premessa possiamo introdurre l’argomento della trattazione che nella fattispecie è la seguente: la Bandiera Arcobaleno è una realizzazione ex-novo originale, oppure è la continuità di una simbologia e significati con realtà, anche molto diverse, affermatisi in precedenza?
Precisiamo subito che quanto segue non vuole essere il chiarimento definitivo del quesito, bensì una curiosa e forse casuale “coincidenza” di fatti, i cui contenuti, restano storicamente distinti e distanti, ma consentono una discutibile sovrapponibilità delle immagini.
Il termine LGBTQ+ (acronimo di lesbiche, gay, bisessuali, transgender, ecc.), in uso fin dagli anni ’90, è usato per indicare la comunità di persone non eterosessuali o non cisgender dalla fine degli anni ’80, in quanto molti trovavano che il termine comunità gay non rappresentasse accuratamente tutti coloro a cui si riferiva. L’acronimo è diventato un’auto designazione convenzionale ed è stato adottato dalla maggior parte dei centri sociali e media basati su orientamento sessuale e identità di genere. (da Wikipedia)
La Bandiera Arcobaleno della comunità LGBTQ+ è rappresentata da questa immagine.

E’ sorprendente la somiglianza dell’immagine del “Nastrino Arcobaleno” della Medaglia della Vittoria”, istituita il 16 dicembre 1920 con Regio Decreto n. 1918 da Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, con la Bandiera Arcobaleno della comunità LGBTQ+

La Medaglia Interalleata della Vittoria, o Medaglia della Vittoria, commemorativa della grande guerra per la civiltà, fu istituita in Italia con il regio decreto 16 dicembre 1920, n. 1918, a seguito della deliberazione presa dalla Commissione speciale nominata dall’Assemblea Generale della Pace per l’istituzione di una medaglia commemorativa comune da concedersi ai combattenti delle Nazioni alleate ed associate.

La norma istitutiva prevedeva la sua concessione a militari, militarizzati ed assimilati che avessero ottenuto il Distintivo per le Fatiche di Guerra di cui al regio decreto 21 maggio 1916, n. 641, o che comunque avessero prestato servizio per almeno quattro mesi in zona sotto la giurisdizione delle armate ed a disposizione delle autorità mobilitate e collaborando direttamente con l’esercito operante. Con successivo regio decreto 6 aprile 1922, n. 637 si stabilirono le categorie di combattenti ai quali la concessione non era estesa
Diritto
La Vittoria Alata in piedi su un carro, con una fiaccola fiammeggiante nella destra, in basso quattro leoni legati al carro da due festoni di foglie d’alloro.
Rovescio
Al centro un tripode, simbolo di comunicazione, sormontato da due colombe che volano in direzioni opposte portando nel becco un ramoscello d’olivo, simbolo di pace. Sul bordo in alto la dicitura: “GRANDE GVERRA PER LA CIVILTA'”; in esergo la scritta: “AI COMBATTENTI DELLE NAZIONI / ALLEATE ED ASSOCIATE”; ai lati del tripode in numeri romani: “MCMXIV”, “MCMXVIII”.
Nastro
La medaglia andava portata sul lato sinistro del petto, appesa ad un nastro largo 37 mm dai colori di due arcobaleni affiancati per il rosso con un filetto bianco agli orli, uguale a quelli delle altre nazioni alleate ed associate che istituirono la medaglia. Nei casi previsti si portava solo il nastrino al posto della medaglia. (da Wikipedia)
Al riguardo, per ulteriori approfondimenti in merito, consigliamo di consultare il sito della Federazione Italiana dei Combattenti Alleati (F.I.D.C.A.) reperibile su Internet.
Il confronto, con tutte le riserve e la prudenza del caso, dovrebbe indurre a ritenere che il “Nastrino Arcobaleno” della Medaglia della Vittoria del 1920 ha il diritto di primogenitura per il dato temporale e per le motivazioni storiche, ampiamente illustrate in merito al suo conio.
Pertanto si potrebbe dire che la Bandiera LGBTQ+ sarebbe esclusivamente la copia o la continuità dell’immagine del “Nastrino Arcobaleno” della Medaglia della Vittoria, ovviamente con la evidente e totale distanza dei rispettivi valori e significati che rappresentano.
Resta un ulteriore dubbio, che sarebbe da chiarire, che è quello dell’intenzionalità o meno, di utilizzare l’immagine del “nastrino arcobaleno” per rappresentare la Bandiera della comunità LGBTQ+.
Troppi interrogativi in campo.
Pertanto per restare coerenti alle premesse di questa trattazione, riteniamo utile lasciare la risposta definitiva agli esperti in materia. A Noi, sia concessa la giustificazione d’aver sollevato, con un pizzico di provocazione e di curiosità, questa domanda.
(m. b.)
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