La tecnologia moderna svela la verità sui guadi e sulle linee di fuga degli alleati
La ricerca della localizzazione topografica del Campo Trincerato di Moncalieri e stata da parte di chi scrive una scommessa particolare. Il “caso” ha voluto che incontrassi sulla strada di questa ricerca Carla Amoretti che, disponendo di una grandissima quantità di documenti, una profonda cultura storica, informazioni d’archivio, ha permesso di fondere esperienze professionali e culturali diverse e di arrivare al traguardo che entrambi ci eravamo preposti.
Conseguentemente Carla Amoretti, dopo un impegnativo e gigantesco lavoro tecnico-archivistico-topografico e di ricognizione sull’attuale realtà territoriale, ci presenta questa inedita ed esaustiva ricerca sul Campo Trincerato di Moncalieri, che colma finalmente la lacuna storica della sua localizzazione.
Onorare questo difficile obiettivo è anche motivo di soddisfazione e di orgoglio nel portare nuove conoscenze alla storia del Piemonte.
(m. b.)
*****************************
di Carla Amoretti
Fu nel 2012-13 che iniziai a studiare la battaglia della Marsaglia, svoltasi il 4 ottobre 1693. E’ stato uno degli scontri più sanguinosi della Guerra della Grande Alleanza o Guerra dei Nove Anni (1688-1697). Il combattimento ha visto la vittoria decisiva dell’esercito francese guidato dal maresciallo Nicolas Catinat contro le forze coalizzate della Lega di Augusta, con generalissimo il Duca Vittorio Amedeo II di Savoia. Il teatro dello scontro fu la piana del Piemonte occidentale compresa tra i comuni di Piossasco, Orbassano e Volvera, nei pressi del torrente Chisola .
L’ala sinistra della coalizione alleata (composta da spagnoli e imperiali) cedette sotto la pressione della fanteria e dei dragoni francesi, finendo in rotta, travolgendo il corpo di battaglia e l’ala destra.
Nonostante la dura sconfitta militare della Lega, la vittoria francese non si rivelò del tutto determinante per le sorti finali del Piemonte, poiché assieme alla durezza degli scontri in battaglia, il Catinat ricevette ordine da Parigi di rallentare la pressione militare, per tutelare le trattative segrete in corso tra la Francia ed il Ducato. A pagare il prezzo più alto fu la popolazione locale a causa delle devastazioni e carestie.
Nel 2018 quando il Comune di Volvera diede alle stampe il mio libro “La battaglia della Marsaglia – Una diversa lettura della storia”, non tutti i materiali di studio raccolti furono inseriti; rimanevano da pubblicare migliaia di documenti trovati all’Archivio di Stato di Torino relativi alle trattative segrete intercorse tra il duca Vittorio Amedeo II e Luigi XIV. In questi materiali i principali protagonisti risultavano il Conte di Tessè, emissario del Re di Francia ed il Marchese di San Tommaso come primo ministro del Ducato di Savoia.
CARTA DELL’AST
Nel volume “La Battaglia della Marsaglia – Una diversa lettura della storia”, dato alle stampe nel 2018 ho ampiamente dimostrato, attraverso una serrata critica delle fonti e confronto degli schieramenti iniziali delle armate, l’inesattezza intrinseca della celebre mappa d’epoca conservata presso l’Archivio di Stato di Torino (AST). E’ un documento ufficiale che ha condizionato, depistato e condotto in errore per oltre tre secoli l’intera produzione cartografica internazionale.

TANTE CARTE SIMILI
Una decina di carte trovate in fonti Imperiali, inglesi, francesi, italiane riportavano le stesse caratteristiche errate.



In tutte queste mappe vi è una vera e propria forzatura geografica. La posizione storica di Piossasco viene compressa e alterata, distorcendo di conseguenza l’andamento delle colline.
Anche l’andamento dei fiumi Sangone e Chisola è rappresentato in modo speculare, come la strada da Orbassano a Cumiana.
CARTA-INCISIONE DEL LAPARA’ DE FIEUX
L’Archivio storico della città di Torino, nella persona del suo Direttore il Dottor Stefano Benedetto, mi aveva fornito nel 2012 copia ad altissima risoluzione, della famosa incisione “La battaglia della Marsaglia” del “Laparà De Fieux”, 1693. La analizzai scoprendo i tanti codici segreti usati del suo autore, un famoso ingegnere militare, nel realizzare quella carta.
Studiando i circa 80 testi antichi riguardanti l’evento, ho compreso che le tante carte simili rappresentavano un momento diverso della battaglia, rispetto a questa. incisione.
Le tante carte simili fissavano la disposizione delle armate contrapposte con quelle francesi ancora nella valle del Sangone, e quelle alleate, prima che nella notte retrocedessero dalla linea Orbassano-Piossasco verso Volvera.
L’incisione del Laparà de Fieux raffigurava gli schieramenti poco prima della azione di attacco alla baionetta da parte dei Francesi. La scoperta dei codici grafici segreti utilizzati dal Laparà, mi permise di comprendere i movimenti di fanteria e cavalleria e di trasformare la carta statica in una carta dinamica, che si fermava al momento della ritirata precipirosa.

GLI ALLEATI DOVE ERANO FUGGITI?
Volevo capire dove le armate alleate si fossero rifugiate dopo la sconfitta. Incontrai un giorno del 2022 il giornalista Mauro Bonino che, con mio padre il generale Guido Amoretti, aveva avviato uno studio analogo sul “Campo Trincerato di Moncalieri”. Dimostrare attraverso studi d’archivio e geolocalizzazioni il luogo dove si ipotizzava che fossero confluiti nella disastrosa fuga dalla piana di Piossasco Orbassano Volvera, diventava una sfida interessantissima.

Questo particolare della Carta dell’AST ci informa che la direzione del percorso è stata quella verso il Sangone e successivamente verso il Po per attraversarlo nella zona tra il Lingotto e Cavoretto, al fine di accamparsi sulla la riva destra del fiume.
Essendo una armata in fuga, per attraversare il Sangone ed il Po non c’erano i servizi di logistica che predisponevano ponti provvisori di barche. Dovettero usare i guadi.
Dove erano i guadi?
Per dare una risposta occorreva conoscere le curve di livello della zona dei fiumi interessati e consultare carte che rappresentassero il territorio dell’epoca.
Nello ricerca dei guadi tra le carte già raccolte e archiviate per i miei studi cartografici, la più precisa ed estesa era la “Carta della Caccia” del 1766
L’ESTENSIONE DELLO SPAZIO GEOGRAFICO REALE: LA CARTA DELLA CACCIA 1766
I topografi piemontesi dell’epoca utilizzarono la triangolazione geodetica e trigonometrica conferendo alla “Carta della Caccia” una precisione geometrica mai vista prima. Essi sfruttarono le avanzatissime metodologie matematiche e astronomiche che Giovanni Battista Beccaria stava conducendo per le misurazioni per il Gradus Taurinensis (la misura dell’arco di meridiano passante per il Piemonte). Sorprende il fatto che la rete viaria, i corsi d’acqua (come il Sangone e il Po) e le antiche cascine del Settecento coincidono su questa carta in modo impressionante con le immagini satellitari odierne, calcolate su modelli digitali del terreno (DTM).
Osservando l’estensione della vasta pianura fluviale, compresa tra Orbassano, Piossasco, il corso del Sangone e l’asse del Po, emerge con chiarezza l’importanza dello studio geomorfologico ai fini dell’interpretazione della rotta alleata. Un esercito in ritirata non si muove nello spazio astratto: deve fare i conti con l’andamento del terreno, con i terrazzamenti fluviali e con la transitabilità esistente dei corridoi viari. Questa parte di mappa molto estesa, costituisce la base geografica storica su cui rappresentare l’andamento dello scontro, la dinamica dei movimenti delle truppe alleate sotto la pressione francese.
Collocare sulla “Carta della Caccia” gli schieramenti degli eserciti del 1693, significa reimmettere la battaglia nel suo paesaggio originario, unico metodo efficace in cui quelle manovre militari hanno davvero un senso logico.

.La corrispondente carta delle “Curve di Livello” (Isoipse), dell’intero territorio determinate a passo due metri, grazie all’importante lavoro della Regione Piemonte sulla cartografia, ci informa della variazione delle quote altimetriche.

RICERCA DEI GUADI E LINEE DI FUGA
La nuova lettura della Carta dell’AST intende ampliare e consolidare la ricerca temporale, spostando l’attenzione dal momento dello scontro campale, alle linee di fuga e di ritirata in relazione alla parallela ricerca dei guadi sul Sangone e sul Po.
Questo studio si avvale dei sistemi di cartografia digitale per sovrapporre mappe di epoche diverse, integrandole con i dati fisici reali del terreno, ricavati dallo studio delle curve di livello (isoipse).
I GUADI SUL SANGONE
Definiamo cosa è un guado: un guado è un punto specifico lungo un corso d’acqua caratterizzato da una scarsa profondità e da un fondo abbastanza solido da permettere l’attraversamento da una sponda all’altra. In genere lo si trova in punti di golena cioè nello spazio pianeggiante compreso tra il letto di magra di un fiume (dove scorre l’acqua nei periodi normali) e il suo argine maestro (esterno).

Nella “Carta della Caccia” sono evidenti due guadi sul Sangone: il guado presso il Castello del Drosso ed il guado alle “Basse del Lingotto”.
Nei punti segnati sulla carta il torrente Sangone presentava storicamente un letto più ampio, dove l’acqua si distribuiva su una superficie maggiore, riducendo la profondità del livello idrico e la velocità della corrente. Questo creava un fondale basso e ghiaioso, ideale per essere attraversato in sicurezza.
In quel tratto non vi erano ponti in muratura perché costruire e mantenere ponti stabili in pietra sul Sangone era economicamente e tecnicamente difficile per l’epoca, a causa delle frequenti e improvvise piene del torrente. I guadi rappresentavano quindi la soluzione naturale e più economica per il passaggio di carri, merci, bestiame e persone per gran parte dell’anno.
IL GUADO SUL PO PRESSO IL LINGOTTO

Dalla analisi della carta AST avevamo visto che il percorso delle armate in fuga prevedeva l’attraversamento del Po all’altezza della cascina Lingotto.

Nella fotografia si vede il fiume Po scorrere sinuoso in mezzo a una vallata interamente agricola e collinare sullo sfondo. Il particolare della “Carta della Caccia” è stato ruotato per poterlo confrontare con la foto. In questo tratto, la pendenza e la conformazione delle sponde digradanti creavano le condizioni perfette per il Guado sul Po all’altezza del Lingotto.
In una ritirata caotica, con circa 20.000 uomini in rotta pressati dal nemico, senza i genieri a montare pontoni, il passaggio forzato avvenne sfruttando un “punto debole” stagionale del fiume.
La battaglia si combatté il 4 ottobre. 1693. Prima delle grandi piogge di fine autunno, il fiume si trovava nel suo periodo di minimo idraulico dopo l’estate. L’ampia ansa del Lingotto, che in piena è profonda e invalicabile, a ottobre doveva presentare ampi banchi di ghiaia scoperti lungo la sponda sinistra, che riducevano la sezione d’acqua profonda a una striscia facilmente superabile e idonea al transito.

Queste due immagini evidenziano il passaggio della zona Lingotto dalla prima industrializzazione alla metropoli moderna: nella foto storica dell’Archivio Fiat, a sinistra, si nota l’imponente comparsa dello stabilimento Fiat- Lingotto (inaugurato nel 1923) che interrompe bruscamente la campagna circostante.
Nella seconda foto le rive sono ora architettate. I campi coltivati a ridosso del fiume si sono trasformati nel tempo in aree verdi pubbliche e parchi urbani che oggi separano il corso d’acqua dai quartieri residenziali e dalle grandi infrastrutture. Il notevole dislivello tra il fiume e la pianura sovrastante permane nella sua orografia.
GLI ACCAMPAMENTI
Attraversato il Po l’armata alleata si distribuì nelle tre anse della riva destra.

Tutta la linea fortificata e di sosta si sviluppava parallela alla sponda del fiume per sfruttare il Po come barriera difensiva naturale contro un eventuale inseguimento da parte della cavalleria francese. Attualmente gli accampamenti corrispondono alla zona lungo Po compresa tra Piazza Zara e il confine di Moncalieri.
Da notare che in epoca napoleonica questo territorio era Comune di Cavoretto dal 1806 fino al 1889, anno in cui fu ufficialmente soppresso e aggregato al capoluogo piemontese, diventando parte di Torino, mentre all’epoca era sotto Moncalieri. Per questo motivo si parla di “Campo Trincerato di Moncalieri”.
CARTA COROGRAFICA DEL TERRITORIO DI TORINO DEL 1791 DI AMEDEO GROSSI.

Esaminiamo ancora il dettaglio della Carta Corografica del Territorio di Torino del 1791 di Amedeo Grossi.
Anche se disegnata quasi un secolo dopo i fatti del 1693, la cartografia del Grossi ha immortalato e censito le strutture rurali storiche e le vie d’acqua rimaste immutate per generazioni.
La linea diagonale sul Po è l‘indicazione del “Porto Naviglio”.
Amedeo Grossi traccia quelle linee diagonali per indicare i porti d’imbarco (i traghetti) operativi sul Po. Nel Settecento, prima dei ponti stabili in muratura a sud della città, questi passaggi erano vere e proprie istituzioni. Nel punto del Lingotto, la linea rappresenta la rotta del traghetto che univa il feudo pianeggiante del Lingotto alla riva ai piedi della collina di Cavoretto.
I “traghetti” rurali non erano piccole barche a remi, ma grandi zattere o chiatte a fondo piatto (chiamate storicamente barconi o burchi), progettate per caricare contemporaneamente diversi carri agricoli, merci pesanti e bestiame. Erano vincolate a una robusta corda di canapa o a una catena di ferro tesa tra le due sponde del Po. Per funzionare tale struttura richiedeva acque profonde per il transito delle chiatte, mentre un guado doveva avere caratteristiche opposte cioè acqua poco profonda e sedimento stabile.
GEOREFERENZIAZIONE DELLA CARTA DELL’AST SULLA CARTA DELLA CACCIA
Collochiamo ora per georeferenziazione la Carta AST sulla “Carta della Caccia”.

Pesanti sono state le deformazioni per mettere a registro il Sangone, il Chisola, il Po e Orbassano Beinasco, Rivalta e Airasca sulla “Carta della Caccia”.
GEOREFERENZIAZIONE DELLA INCISIONE DEL LAPARÀ DE FIEUX SULLA CARTA DELLA CACCIA
Ora procediamo con lo studio della georeferenziazione per collocare sulla “Carta della Caccia” gli schieramenti del Laparà de Fieux.

I punti scelti di georeferenziazione sono stati Piossasco ed i torrenti Sangone, Chisola. Gli schieramenti colorati forniscono la posizione all’inizio dello scontro con il vicino bosco di Stupinigi.
LA DINAMICA DELLA NOTTE E L’AVANZATA NELLA PIANA viste sulla “Carta della Caccia”.

La reale successione degli eventi trova riscontro sulla carta di riferimento della “Carta della Caccia”, incrociando i documenti dell’AST e la fedele incisione del francese Jean de Lapara de Fieux. Nella notte tra il 3 e il 4 ottobre, l’esercito alleato compie una netta retrocessione tattica. Le staffette francesi corrono ad avvertire il generale Catinat dicendo che il nemico è in fuga, e Catinat – consapevole degli accordi segreti già avviati da dieci mesi – risponde con calcolato scetticismo: «Non credo». Non ha bisogno di inseguire, deve solo attendere il mattino. All’alba del 4 ottobre, le armate francesi avanzano e si dispiegano stabilmente nella pianura, posizionandosi per il combattimento esattamente come documentato dal Laparà. La vera battaglia avviene lì, nella piana, in un momento successivo rispetto alla carta dell’AST.
L’ANACRONISMO TEMPORALE DELLE LINEE DI FUGA ALLEATE

Se scendiamo nel dettaglio dell’analisi delle linee di fuga dell’AST, le vediamo convergenti verso il guado del Drosso. Qui si palesa il clamoroso anacronismo nella successione temporale: l’AST colloca le linee di fuga e la ritirata agganciandole a un momento iniziale in cui la battaglia non era ancora nemmeno avvenuta. Non ha alcuna coerenza logica tracciare la rotta d’un esercito partendo dalle posizioni d’inizio schieramento, poiché il vero scontro, come afferma il Laparà, si consumerà ore dopo, in un punto del territorio completamente diverso, molto più a valle nella pianura.

Pertanto la pista del Drosso si rivela un’impossibilità fisica e tattica: per raggiungere quel guado, l’esercito alleato avrebbe dovuto marciare verso le zone già occupate dai francesi. Questa analisi sulle linee di fuga fa emergere l’ipotesi d’un “Piano d’evacuazione” ampiamente predisposto prima ancora del tragico scontro.
A convalida di questa ipotesi di pianificazione preventiva, legata alle trattative segretissime che studio sistematicamente dal 2018 analizzando i documenti dell’Archivio di Stato di Torino, le carte d’epoca confermano che il duca Vittorio Amedeo II e i ministri di Luigi XIV stavano trattando fin dall’inizio del 1693 per sganciare il Piemonte dall’orbita asburgica. In questo quadro diplomatico si spiega perché il generale Catinat non avesse ordini di annientamento, ma solo di “spingere alla ritirata“. La cavalleria francese creò un muro dinamico a nord e a ovest, accompagnando letteralmente l’avversario verso il Lingotto ed il “Campo Trincerato di Moncalieri”, lasciando aperto una via diplomatica per salvaguardare i negoziati segreti in corso, per una pace che si dovrebbe concretizzare esclusivamente con la neutralità degli alleati.
Fondamentale è stata la collaborazione della Signora Ivana Galli che mi ha aiutato a trascrivere le migliaia di Documenti delle trattative segrete e dei successivi “Ordinati “ di Moncalieri.
CATINAT ERA CONSAPEVOLE DELLE TRATTATIVE SEGRETE IN CORSO?
Studiando per il libro del 2018 i circa 80 libri coevi che parlavano della battaglia della Marsaglia, ho avuto la sensazione che in un primo momento il Catinat fosse tenuto fuori dalli contatti segreti tra la corte Francese e quella Ducale, intessuti via epistolare essenzialmente dal Tessè e dal Marchese di San Tommaso con contatti più ravvicinati attraverso il Groppello.
Il Marchese di San Tommaso gestiva la complessa macchina diplomatica e politica del ducato come Segretario di Stato (equivalente al nostro Primo Ministro oltre che Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) e il Groppello era il Presidente e Generale delle Finanze (sostanzialmente il Ministro delle Finanze).
Man mano che queste trattative segrete procedevano nel tempo, avvicinandosi alla fatidica data del 4 ottobre, Luigi XIV dovette dare al Catinat istruzioni di come comportarsi sia prima della battaglia con la salita da Pra Catinat alla valle Susa, sia durante lo scontro, ma soprattutto dopo.
Il generale divenne quindi consapevole di quello che stava intessendosi dietro le quinte.

Alla domanda che mi posi del perché nella spedizione punitiva verso Torino, oltre la Venaria Reale e Rivoli fosse stata devastata dal generale Backerville, proprio la villa il Palazzotto del Marchese di San Tommaso, compresi che non era il Catinat che lo poteva decidere. La regia di quest’operazione aveva una firma: Luigi XIV. Era il Re che decideva con il suo ministro della guerra Louvois. Il Re Sole teorizzò e ordinò l’uso della “violenza mirata” come strumento di pressione per accelerare i tempi del negoziato segreto.
Fu Luigi XIV a comprendere che, per spingere il Duca di Savoia al cambio di alleanza con la Lega d’Augusta, bisognava mitigare l’impatto negativo davanti all’Europa. Il Re ordinò a Catinat di devastare, poi di essere spietato sul campo e “morbido” dopo la vittoria. Voleva fornire a Vittorio Amedeo II l’alibi perfetto. Distruggendo i beni sia del Duca che del suo ministro, il Marchese di San Tommaso che gestiva le trattative segrete con il Tessè, il Re di Francia offriva la “giustificazione dello stato di necessità” da presentare agli alleati imperiali.
COPERTURA DELLE TRATTATIVE SEGRETE
Al di là dell’impatto materiale e immediato del saccheggio, la devastazione della Venaria Reale, di Rivoli e della villa dei Carron di San Tommaso, situata così vicina a Torino, assunse un profondo significato politico e simbolico, concepito deliberatamente per ingannare l’opinione pubblica e gli alleati della coalizione antifrancese.
Il depistaggio e il significato profondo di quell’atto si articolarono su tre livelli strategici:
Il perfetto alibi pubblico (Il finto odio)
In quel preciso momento, il Marchese di San Tommaso stava già tessendo la delicatissima trama diplomatica segreta con il conte di Tessé. Se l’opinione pubblica torinese, e soprattutto le spie imperiali e spagnole, dislocate a corte, avessero anche solo sospettato che il Ministro degli Esteri sabaudo era in contatto con il nemico, l’intera operazione sarebbe saltata, provocando l’immediata reazione militare degli Asburgo contro il Piemonte.
L’effetto sviante: Vedere la lussuosa residenza del Marchese “Oltre Dora” saccheggiata e data alle fiamme dalle truppe francesi dei generali Catinat e Baskerville fu la prova tangibile, per tutta Torino, che il Ministro San Tommaso era il nemico numero uno della Francia.
Il risultato: Nessuno avrebbe mai potuto ipotizzare che la vittima di un attacco così brutale e mirato stesse in realtà scambiando lettere cifrate con gli stessi carnefici della sua proprietà. La devastazione ne decretò l’insospettabilità.
Spesso, nelle guerre di Ancien Régime, la devastazione delle proprietà della nobiltà non era un atto di rabbia indiscriminata della truppa, ma una vera e propria operazione di “comunicazione politica violenta”.
SOSTENTAMENTO DELLE ARMATE ALLEATE DOPO LA BATTAGLIA DELLA MARSAGLIA
Nel 2022, con il giornalista Mauro Bonino ci siamo recati all’Archivio storico del Comune di Moncalieri dove incontrammo l’archivista Dott.ssa Cristina Gasca. Cì aprì l’enorme documentazione secentesca, del periodo della battaglia della Marsaglia, raccolta ed organizzata. Ottenemmo il permesso di fotografarla.
Gli “Ordinati del Comune di Moncalieri “, relativi al 1693-94, mostrano il “giorno dopo” della sconfitta, subita dalla coalizione contro i francesi del generale Catinat.
Il territorio non dovette solo riprendersi dallo scontro, ma anche farsi carico dell’esercito in ritirata e in riorganizzazione.
In questo frangente, Moncalieri assunse una duplice importanza:
- Punto di ripiegamento strategico:
- Quartier generale della riorganizzazione e di parte del sostentamento
Possiamo capire meglio i problemi in cui si dibatteva la città, osservando la realtà quotidiana e i difficili rapporti con i vicini accampamenti alleati.
Questa straordinaria raccolta ci mostra, “dal basso”, gli effetti devastanti della Guerra della Grande Alleanza (1690-1696) e si collega direttamente alle figure del Marchese di San Tommaso e di Giambattista Gropello, da una parte responsabili di coordinare lo sforzo bellico e le finanze dello Stato, dall’altra primi protagonisti delle trattative segrete.
È un mondo di miseria, fame, soprusi, malattie, interventi governativi, suppliche, dinieghi, che apre uno squarcio sulla vita dei civili a fianco della vita politica e militare.
Il “Campo Trincerato di Moncalieri”, allestito nell’autunno del 1693 rappresenta il fulcro militare ed logistico dopo la sconfitta,
Problemi Militari e Logistici.
- Presenza pesante delle Truppe: Il verbale denuncia i “danni inesplicabili” causati dai continui «campamenti e cantonamenti». La vicinanza fisica di migliaia di soldati portò al saccheggio sistematico delle scorte, costringendo i contadini (“massari”) alla fuga e lasciando le terre incolte e “gerbide”.
Problemi Fiscali (Il Blocco dell’Economia)
- Distruzione del Territorio Agricolo: La presenza dei trinceramenti, unita alla forte siccità del 1694, impedì le normali attività di semina. I terreni agricoli strategici erano occupati o devastati dai movimenti delle truppe, determinando il dimezzamento del raccolto del grano e l’azzeramento dei raccolti estivi (“marsaschi”).
- Paralisi del Commercio e Riscossione Impossibile: Il Campo Trincerato isolò le vie di comunicazione commerciali. Di conseguenza, il Comune non riuscì a trovare privati disposti a fare i “partitanti” (gli appaltatori delle tasse), poiché era materialmente impossibile riscuotere il “denaro ducale” da una popolazione rurale evacuata o ridotta in miseria.
Problemi Sanitari (Il Focolaio Epidemico)
- La “Moria” da Accampamento: I campi trincerati di fine Seicento erano noti per essere incubatori di malattie a causa della totale assenza di igiene e del sovraffollamento. Il tifo petecchiale, le febbri da accampamento e la dissenteria si propagarono rapidamente dai soldati del perimetro fortificato alla popolazione civile di Moncalieri.
Crollo Demografico: La vicinanza con la Marsaglia (dove 12.000 salme rimasero insepolte per mesi) e le infezioni nate all’interno del Campo Trincerato generarono la «mortalità delli huomini scorsa nelli anni passati». Questo spopolamento lasciò la città priva della forza lavoro minima necessaria per far ripartire la produzione una volta allentata la morsa militare.
I PARTITANTI
Come avveniva il sostentamento delle armate. In questi documenti conservati nell’Archivio Storico del Comune di Moncalieri si fa cenno ai partitanti che non sono figure militari, ma anelli della catena della riscossione fiscale.
I partitanti sono a gli appaltatori delle imposte regie o comunali, chiamate all’epoca “partiti” o “arrendamenti”.
Il loro ruolo e il problema specifico registrato nel verbale comunale si articolano su tre aspetti fondamentali:
Chi erano e come operavano
Il sistema fiscale sabaudo non riscuoteva le tasse direttamente. Il Ducato o la Comunità di Moncalieri mettevano all’asta il “partito” (l’appalto) di una determinata tassa (la gabella del sale, il dazio sul vino, la macina, o la riscossione delle decime sui raccolti).
- Il partitante era il privato cittadino, spesso un borghese benestante o un nobile locale, che anticipava una cifra fissa alla città o allo Stato.
- In cambio, otteneva il diritto di riscuotere la tassa dai cittadini e di trattenere il ricavato, sperando di trarne un guadagno.
Il problema specifico nel 1694: il rifiuto di seminare

Il foglio DSCN7784 sx dell’archivio fotografico creato appositamente, contiene un passaggio cruciale: «per la quale [siccità] e per altre cause molti di partitori [partitanti] hanno tra______ di seminare».
Questo significa che i partitanti, che avevano preso in appalto le terre comunali, i beni daziari o la riscossione delle decime sui grani, hanno rinunciato a far coltivare o a seminare i terreni.
Avendo constatato la mortalità degli uomini, l’abbandono delle cascine da parte dei massari e i danni devastanti degli accampamenti militari, i partitanti hanno capito che l’investimento era in perdita. Non essendoci braccia per raccogliere, seminare significava buttare denaro.
Il danno per il bilancio pubblico e le frodi
Poiché i partitanti si rifiutavano di adempiere ai contratti o fallivano, il bilancio di Moncalieri andò in frantumi. Poco sotto (DSCN7784 dx), il verbale segnala che l’amministrazione è costretta a “mandar pubblicar gli tiletti [i bandi d’asta] a chi voglia attender al esattione del denaro ducale e decime”.
Nessuno voleva più fare il partitante perché il territorio era esausto. Questo generò una catena di “gravi abusi” e frodi (menzionati nel testo) dove i pochi “gabelletti” rimasti cercavano di defraudare la finanza pubblica, spingendo il governo centrale a inviare d’urgenza l’Intendente Pera per controllare la situazione.
DOVE TROVARE ALTRE FONTI SUL CAMPO TRINCERATO DI MONCALIERI?
Arneth conferma il campo a Moncalieri
Alfred von Arneth (1819–1897) è stato uno dei più autorevoli storici, archivisti e politici austriaci del XIX secolo. È considerato una figura cardine della storiografia ottocentesca per il suo rivoluzionario approccio scientifico basato sull’analisi diretta dei documenti d’archivio. E’ stato uno dei più importanti biografi del Principe Eugenio di Savoia.
Nel Prinz Eugen von Savoyen (1858), opera in tre volumi, vi è la prima biografia scientificamente autorevole sul Principe Eugenio. Scritta basandosi sui documenti ufficiali degli archivi imperiali, rimane ancora oggi un pilastro per lo studio delle campagne militari sabaude e asburgiche.
Quando si legge l’Arneth si ha davanti una fonte di eccezionale affidabilità storica, poiché ogni dettaglio – dai movimenti delle truppe a Marsaglia fino ai travestimenti delle spie – è ricavato direttamente dalle carte d’archivio scritte dai protagonisti dell’epoca.

Oltre alla fonte Imperiale dell’Arneth esiste anche una importante testimonianza francese nel libro del Devizè riportato integralmente nel primo studio pubblicato dal Comune di Volvera.
CONSIGLI D GUERRA DOPO LA BATTAGLIA: I RESTI DELL’ARMATA ALLEATA
Accampati sulla riva destra del Po dopo la ritirata dalla Marsaglia, i comandanti alleati tennero un consiglio di guerra per fare il punto sulla situazione delle truppe.
Usiamo documenti dell’AST per comprendere la situazione.
AST materie militari – n° 27 – 7 ottobre 1693
Parere del Marchese Enea Silvio Caprara (1631-1701), comandante delle truppe imperiali in Italia.

“Per edificare una qualsiasi struttura, è necessario disporre di strumenti idonei; quanto l’armata abbia sofferto è cosa nota: il numero della fanteria imperiale ammonta ormai a soli sette battaglioni fortemente indeboliti, con uomini che si trovano privi di armi e di abiti. È per questo motivo che bisognerebbe ricostituire l’armata in ogni modo possibile. Non vi è dubbio che Cuneo (Cony) sarà una delle prime località di cui il nemico si impossesserà per stabilirvi i propri quartieri d’inverno. Tuttavia, non bisognerebbe intraprendere alcuna azione finché il nemico non si sarà chiaramente scoperto; le truppe imperiali sono attualmente prive di alloggiamenti e non si sa come mantenere i quartieri d’Italia. È pertanto necessario impiegare ogni sollecitudine per rimettere in sesto questa macchina militare ormai spezzata e per liberare l’Italia; egli non mancherà di rappresentare l’intera situazione alla Corte dell’Imperatore, affinché….”
Esaminiamo il documento del 25 novembre 1693 intitolato «Memoria concernente lo stato presente delle cose del Piemonte in ordine alla guerra» (pagine AST 1693-324 e 325):

“Come non si sanno le vere intenzioni del nemico, le costituzioni che intende fare nel Piemonte, li posti che vol pigliare e il numero delle truppe che destina mandare in Monferrato, così non si può formare un solido e positivo sistema di quello prossimo o devinò fare in quest’ inverno le truppe di sua maestà Cesarea e del re cattolico.
Essendo però le nostre forze di gran lunga inferiori alle nemiche e essendo di più caricate di mille impegni non si può con esse far altro che prendere le misure più espedienti di tempo in tempo secondo si scoprirà il nemico e mettersi in posizione di poter evitare li mali più grandi …
Per quello tocca alle truppe … cesaree per potere fare la disposizione più adeguata alle necessità, bisogna senza dilazione alcuna levarle dal campo di Moncalieri nel quale dal principio dei campamento sino all’ora presente sono deteriorate tra uomini e cavalli di 540, e rendendosi sempre più rigida la staggione e allontanandosi sempre più li foraggi si ruinaranno affatto e nel presente come nel futuro non potranno servire vostra altezza reale come sua maestà Cesareo ardentemente intende e comanda riconfermo pertanto sopra Detto il mio umile sentimento riverentemente esposto a vostra Altezza reale, che anche il giorno d’oggi ordini decampamento delle truppe Imperiali e comandi che si cantonino tra la Dora e Dora Baltica nelle siti e luoghi dove possino avere coperto e sustentamento gli uomini che per i cavalli, in tal postura s’è alla mano di Torino, si tiene aperta la comunicazione con stato di Milano e in ogni congiuntura si può gettare dentro Torino e s’ha la ritirata a Vercelli; nel mentre che si troveranno in tale constituzione saranno libere da patimenti e in stato di poter meglio servire vostro altezza reale . Fra tanto s’osserverà l’inimico si scopriranno i suoi disegni e si sarà pronto ad accorrere per quanto si potrà al di lui attentati; caso poi che vostra altezza reale non stimasse di suo servizio che le suddette truppe Cesare cantonassero come ossequiosamente ho detto tra la Dora e Dora Baltica, sua altezza reale potrebbe permettere che parte o tutte andassero nel Monferrato A distruggere le foraggi e con stringere con i modi più opportuni quella provincia alle…..!”
Quella menzione dei soldati imperiali disarmati e laceri si inserisce in modo organico e prepara il lettore a capire perché abbiano consumato tutti i foraggi dei partitanti a Moncalieri.
Se guardiamo la trascrizione a pagina AST 1693-326, il documento descrive con parole drammatiche la devastazione dei soldati e del territorio, parlando dell’impatto de:
«…li nimici con un esercito che si può creder hora […] già una gran parte della sostanza de popoli con l’esportatione e dissipatione de grani col tagliar li bestiami necessari alla coltura della campagna…»
E poco più avanti, a pagina AST 1693-332, parlando dello stato delle truppe asburgiche e sabaude dopo il disastro della Marsaglia e della mancanza di tutto, il testo dichiara:
«…convenendo per ogni ragione accudir al mal maggiore che presto è la conservatione delle truppe mentre perdendosi le truppe si perderà tutto e conservandosi le truppe non si perderà che Torino…»
Questo testo si sposa in modo impressionante con l’altro parere del principe di Commercy (pagina AST 1693-343 / 344), in cui si ribadiva che le truppe imperiali a Moncalieri erano ridotte allo stremo, lacerate e senza sostentamento: «I foraggi mancano alle truppe a Moncalieri che qui patiscono…»
CONCLUSIONI
Si può ragionevolmente dedurre che il “Nuovo Campo Trincerato di Moncalieri” fosse collocato nell’area alla destra del Po con riferimento attuale davanti a Italia 61 – ospedale CTO- ospedale Molinette, dal confine attuale di Moncalieri a Piazza Zara.
Su come fosse organizzata la vita militare nel “Campo Trincerato di Moncalieri” non abbiamo notizie certe. Per capire come erano i suoi trinceramenti, palizzate, utilizzo dell’acqua, ripari per i soldati, latrine, igiene, altre difese siamo consapevoli che occorre proseguire le ricerche d’archivio e studi in merito.
© 2026 CIVICO20NEWS – riproduzione riservata
Scarica in PDF
