Sánchez, il premier che non sa perdere.
Pedro Sánchez ha fatto della sopravvivenza politica un’arte, il problema è che un Paese non si governa sopravvivendo, si governa decidendo.
Per anni Sánchez ha costruito la propria leadership sulla capacità di restare in piedi quando tutto sembrava crollare, ha cambiato alleanze, ha negoziato con avversari improbabili, ha trasformato ogni crisi in un’occasione per guadagnare tempo, politicamente, è stato un combattente formidabile.
Ma c’è una differenza enorme tra essere un grande tattico ed essere un grande statista, ed è proprio qui che il bilancio di Sánchez diventa impietoso.
La sua politica sembra ormai prigioniera di una domanda ossessiva: come faccio a restare al governo? Troppo spesso la domanda che dovrebbe guidare un premier è un’altra: che cosa serve al mio Paese?
Quando la permanenza al potere diventa il criterio attraverso cui leggere ogni scelta, la politica perde la sua funzione, le alleanze diventano strumenti, le promesse diventano moneta di scambio e i principi rischiano di essere piegati alle necessità del momento.
Sánchez ha dimostrato di saper vincere molte battaglie parlamentari, ma governare non significa collezionare vittorie tattiche. Significa assumersi la responsabilità delle conseguenze, e oggi la Spagna ha il diritto di chiedersi se questa lunga partita di sopravvivenza politica abbia prodotto abbastanza stabilità, abbastanza crescita e abbastanza fiducia nelle istituzioni.
Perché un premier non può chiedere continuamente agli elettori di considerare ogni compromesso come inevitabile e ogni retromarcia come senso di responsabilità, a un certo punto arriva il conto.
E il conto, questa volta, potrebbe arrivare dalle urne.
Sánchez ha sempre avuto una straordinaria capacità di trasformare le sconfitte in nuove opportunità, ma c’è una cosa che nemmeno il più abile dei tattici può controllare: il giudizio degli elettori quando decidono di chiudere la partita.
Se la Spagna sceglierà di voltare pagina, non sarà soltanto la fine di un governo, sarà il giudizio su un’intera stagione politica fondata sulla capacità di Sánchez di rimanere al comando.
E forse è proprio questo il paradosso della sua leadership: ha passato così tanto tempo a dimostrare di poter sopravvivere che ora deve dimostrare di aver saputo governare.
La prima cosa gli è riuscita, la seconda, sarà la storia — e soprattutto saranno gli spagnoli — a decidere se sia davvero riuscita.
