L'Arco d Trionfo in un magnifico quadro. (Dipinto di Pietro Scoppetta)
L’Arco di Trionfo a Parigi (di Alessandro Mella)
Parigi è uno scrigno di tesori e meraviglie e non basterebbero mesi di permanenza per scoprirli tutti. Ma alcuni sono sempre sotto i nostri occhi ed è sufficiente percorrere le vie principali per scoprirli ed ammirarli.
Così prendendo i Campi Elisi da piazza della Concordia e proseguendo verso il fondo si può raggiungere una meraviglia che già dalla piazza stessa si riesce a scorgere in lontananza. Si tratta dell’Arco di Trionfo, un monumento celebre, posto oggi al centro del piazzale dedicato alla memoria del generale e presidente Charles De Gaulle (ex piazza della Stella).
Tutto iniziò nel 1805 dopo la vittoriosa battaglia d’Austerlitz la quale, trionfo oltre ogni aspettativa, galvanizzò la Franca e spinse Napoleone a disporre l’edificazione di un monumento permanente che ricordasse quell’evento. Provvide, con decreto imperiale, già il 18 febbraio 1806 ad ordinare la costruzione. Del resto, un Arco di Trionfo era già stato previsto fin dal 1797 per glorificare l’Armata d’Italia, ma poi nulla s’era fatto. (1)

I lavori vennero affidati a Jean Chalgrin, ma procedettero a rilento e la sola posa del basamento e delle fondamenta fece perdere del gran tempo al punto che l’imperatore ne richiese una copia in scala, da collocare sul sito originale per apprezzarne le fattezze, in occasione del matrimonio con Maria Luisa d’Asburgo avvenuto quattro anni dopo. (2)
Tuttavia, l’anno successivo, nel 1811, il Chalgrin, tanto per complicare ulteriormente le cose, venne a mancare causando, così, un ulteriore rallentamento dei lavori.
Le traversie imperiali successive fecero bloccare il cantiere procurando disinteresse ed al suo ritorno a Parigi il re Luigi XVIII ben si guardò dal sostenere l’opera del suo detestato predecessore convincendosi a riprendere i lavori solo alla vigilia della sua morte nel 1823-1824. (3)
Bastò questo a portare a compimento l’opera in tempi dignitosi? No, ovviamente, anche perché il nuovo re, Carlo X, acceso conservatore, non ne fu certo entusiasta.
Ci vollero i moti del 1830 e la caduta del ramo principale dei Borbone di Francia, seguito dall’ascesa la trono degli Orleans, per dare finalmente una svolta positiva al ristagnante cantiere ormai più che decennale.
Il re Luigi Filippo, infatti, si era reso conto di aver preso la corona in una Francia ancora lacerata da tante divisioni politiche e sociali. I traumi della rivoluzione e delle guerre che le erano seguite avevano lasciato cicatrici profonde nel popolo francese ed occorreva un cambio di passo ed un’opera di riconciliazione e pacificazione nazionale. Con questo spirito egli dispose che l’Arco di Trionfo fosse portato a compimento quale celebrazione di tutti i morti di quegli anni tormentosi. Ebbe un costo, allora, di nove milioni di franchi. (4) Fu finalmente, dopo trent’anni di lavoro ed il susseguirsi di nove architetti, inaugurato il 28 luglio 1836. (5) Cerimonie per l’occasione si tennero nella città:
L’Arco di Trionfo della Stella, innalzato in onore degli eserciti francesi, sarà circondato da una decorazione composta di colonne trionfali e di antenne sormontate da bandiere e stendardi. Le sculture dell’Arco verranno scoperte. Cominciando dalle ore due, le bande musicali dei reggimenti di guarnigione a Parigi eseguiranno sinfonie militari, mentre in due teatri costruiti nel Gran Quadrato dei Campi Elisi si daranno delle rappresentanze pure militari fino a mezza notte. Verrà coniata una medaglia per consacrar la memoria dell’ultimazione dell’Arco di Trionfo, con questa leggenda: Alla gloria delle armi francesi. Cominciato da Napoleone. Finito da Luigi Flippo Primo. (6)

Amato e simbolico negli anni del Secondo Impero di Napoleone III, fu però durante la repubblica che l’opera ebbe il riconoscimento di monumento storico nel 1896. Anche se proprio negli anni dell’ultimo “Napoleone”, al tempo della guerra franco-prussiana, non si escluse un uso del tutto inedito nei giorni dell’assedio di Parigi:
L’Arco di Trionfo di Parigi sarà convertito in una fortezza; immensi bastioni e trincee gli si eleveranno tutto intorno; l’arco stesso sarà rivestito di enormi lastre di ferro, e quindi coperto con materassi; sul suo terrazzo saranno posti cannoni di gran portata. (7)
Le vicende di quel momento delicato, dopo la sconfitta nella guerra franco-prussiana e l’infelice esperienza della Comune, favorirono anche il sorgere di qualche storiella:
Un francese fuggito da Parigi a Londra per non servire la Commune, s’imbatté in un inglese suo amico che gli domandò notizie della capitale del mondo. Il francese fra le altre gli narrò che l’arco di trionfo era in parte rovinato. – Ho capito – rispose l’inglese – l’arco vi è ancora, ma il trionfo è distrutto –. (8)
Ancora oggi, dunque, l’Arco si erge nella sua collocazione originale per un’altezza di 50 metri, una larghezza di 45 ed un’altezza di 22 in stile neoclassico richiamante, in particolare, l’Arco di Tito a Roma. Del resto, l’iconografia imperiale romana era stata uno dei temi prediletti dalla comunicazione e dalla simbologia dell’epoca napoleonica.
All’interno sono incisi i nomi di 660 generali al servizio della Franca con una sottolineatura che indica coloro i quali sacrificarono la vita in combattimento.
Molte furono le vicende vissute dall’opera nel XX secolo come quando, nel 1920, fu tumulato il “milite ignoto” francese alla sua base. Sepoltura dal profondo significato e così importante che perfino le truppe tedesche, che occuparono Parigi dal 1940 al 1944, mostrarono sempre un certo rispetto verso questo simbolo.

Al punto che anche al momento del loro infausto ingresso in città, il 14 giugno 1940, essi permisero il regolare svolgimento della piccola cerimonia con cui i veterani, da sempre ed ogni sera, ravvivano la fiamma che arde presso la sepoltura.
Fu questa scelta a suggerire al Regno d’Italia la similare collocazione di una salma ignota presso il Vittoriano, a Roma, nel 1821.
Nel 1919, invece, il complesso fu testimone di una folle quanto fortuna impresa aviatoria:
L’aviatore Godefroy pilotando un biplano da caccia, è passato stamane sotto l’Arco di Trionfo, Si apprende ora che il sergente aviatore Godefroy si era recato alcuni giorni fa a chiedere alla casa Nieuport un aeroplano per passare sotto l’Arco della Stella. Beninteso l’apparecchio gli fu rifiutato. Non solo, ma si fece di tutto per dissuaderlo dall’eseguire il suo progetto. Senza più fare allusione ad esso, Godefroy, che durante la guerra si era distinto egregiamente, riuscì ad ottenere un aeroplano militare, con il quale stamattina effettuò felicemente la sua straordinaria impresa. Secondo uno dei tecnici della casa Nieuport; Godefroy. per non essere molestato da correnti trasversali, deve avere raggiunta una velocità di circa duecento chilometri all’ora nel momento in cui passava sotto la volta dell’Arco di Trionfo. (9)

Oggi l’Arco di Trionfo è una vera icona di Parigi e della Francia e vi si giunge facilmente tanto a piedi lungo le vie principali e tanto mediante i molti mezzi pubblici a disposizione nella capitale. I turisti italiani forse, se non dediti agli studi storici, si stupiranno nel trovare, tra i nomi presenti, anche generali italiani che si fecero onore all’ombra delle aquile imperiali tanto tempo fa.
Alessandro Mella
NOTE
1) Cosmorama Pittorico, 2, Anno II, 1836, p. 349.
2) Teatro Universale – Raccolta enciclopedica e scenografica, 281, Anno VI, 23 novembre 1839, p. 370.
3) Il Vaglio – Antologia di letteratura periodica, 41, Anno II, 14 ottobre 1837, p. 324.
4) Quindici giorni a Parigi, Sonzogno Editore, 1867, p. 138.
5) Cosmorama Pittorico, 2, Anno II, 1836, p. 349.
6) Diario di Roma, 63, 1836, p. 4.
7) Gazzetta Piemontese, 293, Anno IV, 21 ottobre 1870, p. 3.
8) L’Illustrazione Popolare, 6, Volume IV, 21 maggio 1871, p. 47.
9) La Stampa, 216, Anno LIII, 8 agosto 1919, p. 4.
