Salone del Libro 2025 – Massimo d’Azeglio. Un artista in politica
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Salone del Libro 2025 – Massimo d’Azeglio. Un artista in politica
Venerdì 16 maggio 2025 nel Salone Internazionale del Libro di Torino – Lingotto si è tenuto presso lo stand del Centro Studi Piemontesi la presentazione del volume “Massimo D’Azeglio – Un artista in politica” da parte dell’Autrice professoressa Maria Teresa Pichetto. E’ stato un rapido e sintetico excursus biografico in quanto il volume in oggetto è già stato pubblicato da due editori diversi.

Il volume, scritto a due mani da Maria Teresa Pichetto e da Giorgio Martellini ed attualmente edito dal Centro Studi Piemontesi – pagg.303, € 18,00, è importante per il contenuto che riporta episodi poco noti, se non inediti, per lo stile avvincente che coinvolge il lettore.
Uno spaccato di storia ottocentesca che merita di essere conosciuto e divulgato. Utile per la consultazione da parte di studiosi e cultori della storia del Piemonte, del Risorgimento italiano e valido ausilio per gli insegnati e studenti delle scuole superiori.
Brani interessanti del volume:
“ … È nato seducente” disse di Massimo d’Azeglio il suocero Alessandro Manzoni. Di D’Azeglio, l’aristocratico, il dandy, il pittore, lo scrittore, il politico, lo statista (precursore di Cavour), Giorgio Martellini e Maria Teresa Pichetto hanno proposto in una prima edizione del 1990 (per Camunia), una biografia completa fondata su una documentazione di prima mano, resa accattivante da una scrittura narrativa ritmata da pertinenti e impertinenti citazioni dai ricordi e dalle lettere del protagonista.
A distanza di quasi trent’anni, nell’anno del 150° della scomparsa di Massimo d’Azeglio, il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis (editore del monumentale Epistolario azegliano, curato da Georges Virlogeux, giunto al nono volume, dei dodici previsti) propone la ristampa aggiornata dell’opera: il racconto del percorso (1798-1866) di un uomo di successo, anticonformista e amabilmente autoironico, di affascinante versatilità.
… Pitor ëd mësté, come amava autodefinirsi, autore di fortunati romanzi come l’Ettore Fieramosca, politico lungimirante e onesto, D’Azeglio visse romanzeschi amori (con Carolina Morici, Giulia Manzoni e Luisa Maumary Blondel); ebbe duraturi sodalizi di amicizia e stima con Cesare Balbo, Tommaso Grossi e Carlo Alberto; fu protagonista di conflitti e contestazioni con Pio IX, Gioberti, Guerrazzi e Giusti; e si trovò ad essere attore spregiudicato e spettatore disincantato di più di cinquant’anni di vita delle città italiane (Torino, Roma, Milano, Bologna, Firenze, Genova, Napoli) che furono l’epicentro dei grandi cambiamenti politici e sociali dell’Ottocento.
… Questa è la prima biografia dell’Azeglio messa in cantiere dopo l’inizio della pubblicazione dell’Epistolario. Comparve dopo ch’erano usciti i primi due volumi, che vanno fino a tutto il 1845. A questo primo periodo della vita dell’Azeglio è dedicata la metà del libro, diversamente da come scelsero di fare i biografi precedenti che vi dedicarono molto meno spazio.
Fatti di cronaca sin allora ignorati integrano la storia ancora lacunosa della sua bohème artistica. In questo campo le pagine di Giorgio Martellini e di Maria Teresa Pichetto danno un rilievo nuovo e indispensabile alla figura di Azeglio artista, al suo giro di relazioni professionali e sociali, al suo contributo specifico, di primo piano, al romanticismo artistico lombardo, argomento riservato sinora agli storici dell’arte e che mancava nelle biografie. (Georges Virlogeux – Lancon- Provence, marzo 2016)
Lo scopo degli Autori era di restituire Massimo d’Azeglio alla pienezza della sua umanità, sottraendolo alla marmoreità statuaria del memento ottocentesco, mostrando sia i momenti salienti della sua azione politica sia i minimi trasalimenti della sua coscienza; soprattutto riequilibra il rapporto tra l’Azeglio e lo scenario politico, ossia tra lui e le altre potenti figure che con lui contribuirono alla creazione dell’Italia unita: sicché egli non apparisse sbiadito comprimario, ma protagonista vero, come in effetti fu.
Da pag. 270 del volume: “Il giovane artista d’Azeglio ha amato Roma, e più la sua campagna, d’un amore intenso e sensuale, da avventuroso bohémien; il politico adulto la teme e la detesta, come simbolo di tirannide e di corruzione. Ma non vuol essere tacciato di provincialismo, non vuole si sospetti una sua difesa ad oltranza del prestigio di Torino.
Fin dal momento di varcare il Ticino, i Piemontesi sapevano di dover sacrificare l’antica patria alla nuova, la piccola alla grande: accetteranno dunque che in un’Italia unita e pacificata, consolidata nelle istituzioni, la sede del Governo sia altrove.
Quell’altrove, per Massimo, è Firenze: per tradizioni di civiltà, di lingua, per posizione geografica e per clima la più opportuna e degna. E la questione romana potrà essere risolta con l’allontanamento delle truppe straniere, ed un Papa principe «onorifico» e inviolabile d’una città libera, retta da un Senato eletto da cittadini investiti dei diritti d’ogni altro cittadino italiano.”
L’Autrice – Maria Teresa Pichetto, professore ordinario di Storia del pensiero politico, ha dedicato i suoi studi alla storia dell’Utopia, al pensiero politico francese e inglese, al dibattito sull’antisemitismo in Italia e a momenti e figure del Risorgimento italiano. Autrice di numerosi saggi e interventi in convegni in Italia e all’estero, ha curato per la Utet l’edizione critica delle opere di Saint-Simon. Tra le sue pubblicazioni si segnalano particolarmente “Alle radici dell’odio”, Milano, Angeli, 1983; “John Stuart Mill”, Milano, Angeli, 1985; “Verso un nuovo liberalismo”, Milano, Angeli, 1996. (m. b.)
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