Ricordo del generale Achille Brusasco (di Alessandro Mella)
L’oblio rischia, troppo spesso, di rapire le migliaia di storie eroiche dei nostri predecessori. Quelli che hanno coperto l’Italia di gloria ma che non hanno trovato posto in quei film con cui il cinema ha ritenuto di perpetuare il mito ingeneroso dell’italiano fanfarone e facinoroso. Quelle pellicole, per intenderci, che troppo spesso vengono percepite come documentari pur al netto delle non poche fantasie e licenze poetico/ideologiche contenute. Raccontare, invece, le vicende di quegli italiani che comunque si fecero onore e anteposero il proprio dovere agli interessi personali dovrebbe essere la normalità. Non per sciocca retorica nazionalista ma semplicemente perché è giusto spiegare come gli “italiani” fossero anche altro.
Eppure, queste figure rischiano di essere progressivamente dimenticate come quella del prode Achille Brusasco. Esso nacque a Moncalvo d’Asti nel 1875 e crebbe nel clima che seguì il Risorgimento, con tanto idealismo, molta passione politica e civile, il ricordo degli eroismi delle guerre d’indipendenza. Ed il Piemonte di quei ricordi ne conservava moltissimi essendo stato uno dei protagonisti di quell’epica epopea.

Sul finire del secolo, in piena stagione umbertina, il giovane Achille si arruolò nel neonato Regio Esercito Italiano ottenendo presto i gradi di tenente dei Bersaglieri iniziando, così, una lunga carriera. Nel 1910, con Regio Decreto, lasciò il 12° Bersaglieri per passare al 9° contestualmente alla promozione al grado a capitano. (1) Fu in questa fase che egli concorse appassionatamente alla creazione dei primi reparti di Bersaglieri Ciclisti. Tuttavia, il mondo fremeva intorno a lui ed anni di tensioni trovarono il loro innesco esplosivo nell’attentato di Sarajevo del giugno 1914. Dopo i primi mesi di non belligeranza e proclamata neutralità, l’Italia entrò in guerra a fianco degli Alleati dell’Intesa. Il capitano Brusasco, quindi, si ritrovò rapidamente in linea al comando dei suoi fanti piumati. Nei dintorni di Ronchi (che poi diventerà la celebre Ronchi della marcia di D’Annunzio su Fiume), presso le Cave di Selz, il nostro dimostrò subito il suo coraggio e la propria fermezza guadagnandosi una medaglia d’argento al valore militare:
Comandante interinale di battaglione, dirigeva, con mirabile fermezza e valore, nonostante il violento fuoco di fucileria e di artiglieria avversaria, l’avanzata di una delle proprie compagnie contro trincee nemiche validamente difese da reticolati. Ferito, dopo essersi fatto medicare, rimaneva al proprio posto, e sapeva mantenere saldi sulla posizione, per l’intera giornata, tanto i reparti avanzati che il rimanente del battaglione, pur perdurando il fuoco violento dell’artiglieria nemica. Cave di Selz, 21 ottobre 1915. (2)
Tuttavia, il nostro valoroso ufficiale, sulle prime, non ebbe notizia del suo “nastro azzurro” a causa di un doloroso e improvvido imprevisto:
La medaglia al valore al maggiore Brusasco. Il Bollettino ufficiale militare del 2 corrente dà notizia del conferimento della medaglia d’argento al maggiore dei bersaglieri Achille Brusasco, da Moncalvo, con la seguente motivazione: «Comandante interinale di battaglione dirigeva, con mirabile fermezza e valore, nonostante il violento fuoco di fucileria e di artiglieria avversaria, l’avanzata di una delle proprie compagnie contro trincee nemiche validamente difese da reticolati. Ferito, dopo essersi fatto medicare, rimaneva al proprio posto e sapeva mantenere saldi sulla posizione, per l’intera giornata, tanto i reparti avanzati, che il rimanente del battaglione, pur perdurando il fuoco violento dell’artiglieria nemica. – Cave di Selz. 21 ottobre 1915». Come è noto il maggiore Brusasco in un combattimento successivo, in cui si era comportato valorosamente, rimaneva prigioniero. (3)
Pochi mesi prima dalla comunicazione ufficiale della concessione della ben meritata medaglia, infatti, il nostro Achille era stato catturato dai soldati austriaci durante i combattimenti sull’Isonzo al tempo delle celeberrime “spallate”. Poiché lo stesso godeva già di una certa popolarità i giornali del tempo ne diedero, costernati, notizia:
MONCALVO. – Il maggiore Brusasco prigioniero di guerra. – La famiglia del maggiore dei bersaglieri ciclisti Achille Brusasco di Moncalvo, residente a Torino, è stata ufficialmente informata che egli è stato fatto prigioniero in un recente combattimento ed inviato a Mauthausen. Il maggiore Brusasco – fratello al collega nostro in giornalismo avv. Arturo, direttore della «Cronaca dei Tribunali», – è uno dei nostri più distinti ufficiali ed aveva valorosamente partecipato alle principali azioni sull’Isonzo, dove si trovava da circa un anno. In uno di questi fatti d’armi egli, sebbene ferito, rimase alla testa dei suoi soldati, continuando a combattere. Ci si informa, anzi, che appunto per il costante valore dimostrato, era già stato successivamente proposto per due onorificenze. (4)

Il maggiore Brusasco prigioniero. È giunta alla famiglia, residente nella nostra città, la notizia che il maggiore dei bersaglieri Achille Brusasco da Moncalvo è prigioniero di guerra a Mauthausen. Il giovane e valoroso ufficiale è fratello dell’avv. Arturo Brusasco, direttore della Cronaca dei Tribunali. (5)
La vita nei campi di prigionia austriaci era tutt’altro che piacevole. Forse da preferirsi ai rischi della trincea ma non mancavano fame, privazioni, mortificazioni e talvolta sevizie tanto fisiche che psicologiche da parte dei carcerieri i quali, tra l’altro, nutrivano per gli italiani una potente antipatia e molto rancore. Si ritenevano, infatti, traditi dal momento che nel 1915 l’Italia aveva de facto rinnegato la “Triplice Alleanza”. Dimenticando, tuttavia, che ai tempi del sisma Calabro Siculo del 1908 lo Stato Maggiore Austriaco aveva valutato l’ipotesi di approfittare dell’impegno dei militari italiani nei soccorsi per aggredire il Nord Italia e riprendersi il Veneto se non la Lombardia. Insomma, un livore che farebbe pensare “ma da che pulpito”.

Ma Brusasco aveva una tempra rara, era un militare tutto d’un pezzo, solido come una roccia e dall’animo saldo. Resse e sopportò tutto per due lunghissimi anni fino a quando l’alba di Vittorio Veneto rischiarò il cielo dei soldati italiani. Al suo ritorno in Italia gli anni passati tra le baracche di Mauthausen furono giustamente considerati ai fini dell’anzianità di servizio ed egli venne promosso maggiore e dopo qualche anno colonnello venendo posto, in verità solo temporaneamente, in congedo per infermità da causa di servizio nel 1924. (6) Le fatiche delle trincee e poi del lager ne avevano segnato il corpo profondamente ma, per fortuna, senza privarlo della sua lucidità e dello spirito sempre vigoroso e decisamente bersaglieresco.
Tuttavia il suo riposo fu assai breve perché già nel 1935 venne richiamato in servizio e posto in ruolo presso il Corpo d’Armata di Torino con un qualcosa di atteso, forse sospirato, e cioè la greca di generale di brigata. Promozione concessagli con decorrenza 16 giugno 1934. (7) Quali emozioni avrà provato il Brusasco a calzare, per la prima volta, il berretto con l’aquila regia cinto proprio da quella greca da generale?
Poco dopo, soli tre anni, ecco l’ultima grande soddisfazione giungergli con la promozione a generale di divisione. (8)

Ma quell’animo indomabile di veterano bersagliere non bastò a compensare i postumi della guerra e della prigionia. Gli anni successivi al conflitto furono tutti segnati da patimento e sofferenza compensati solo dalla stima, dalle benemerenze acquisite come la commenda dell’Ordine della Corona d’Italia, dalle costanti manifestazioni di stima e simpatia ricevute. Fu così che ai primi di ottobre del 1938 egli si spense nella sua Torino “Dopo 20 anni di inaudite sofferenze sopportate stoicamente con animo di vero eroe come fu in guerra” tra lo sconforto generale e la sofferenza della moglie Palmira Revial e della figlia Elisa. (9)

Il cordoglio fu vivo, sentito, pulsante ed i giornali non mancarono di ricordarne il grande valore militare ed umano:
In memoria del gen. Brusasco. Ieri fu celebrata la Messa di trigesima del generale di Divisione comm. Achille Brusasco. Egli era un invalido di guerra, decorato di medaglia d’argento al Valor militare, valorosissimo ufficiale e amato dai suoi bersaglieri, fra i quali era assai popolare per la sua modestia, il suo valore e la sua bontà. Prese parte a numerosi fatti d’armi dimostrando sempre, alla testa dei suoi bersaglieri, coraggio e saggezza mirabili. (10)
Oggi il generale Brusasco riposa nei Camp Elisi con i suoi soldati “bersagliere a vent’anni, bersagliere tutta la vita”. E forse, anche oltre!
Alessandro Mella
NOTE
1) Regio Decreto 3 marzo 1910, Bollettino Ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni.
2) Archivio Storico dell’Istituto del Nastro Azzurro.
3) La Stampa, 248, Anno L, 6 settembre 1916, p. 4.
4) Il Monferrato, 24, Anno VI, 11 giugno 1916, p. 2.
5) La Stampa, 158, Anno L, 8 giugno 1916, p. 5.
6) Regio Decreto 18 settembre 1924, Bollettino Ufficiale.
7) Ibid., 30 maggio 1935.
8) Ibid., 9 settembre 1937.
9) La Stampa, 233, Anno LXXII, 1° ottobre 1938, p. 7.
10) Ibid., 267, Anno LXXII, 10 novembre 1938, p. 6.
