Il cenotafio di Umberto Biancamano a San Giovanni di Moriana (di Alessandro Mella)
Volendo ripercorrere i luoghi d’origine di Casa Savoia bisogna varcare i nostri confini e scendere nell’omonima regione francese. Ovviamente le mete più significative rimangono l’incantevole Abazia di Altacomba e l’antica capitale Chambery ma, lungo la via per raggiungerle, vale davvero la pena fare una piccola tappa a San Giovanni di Moriana ove sorge la cattedrale dedicata al santo che offrì il nome al paese.
La prima costruzione fu voluta da Gontrano sovrano dei Franchi che la fece edificare attorno alla fine del ‘500. Fu proprio questo Re a decidere di scorporare la Moriana e la Val di Susa dalla diocesi di Torino, attraverso il concilio di Chalon Sur Saone, faticando però ad ottenere il riconoscimento pontificio dell’operazione a causa delle comprensibili proteste del vescovo di Torino.
Nei secoli che seguirono le irruzioni dei saraceni furono tali e tanto violente e distruttive che anche la cattedrale venne devastata dal loro infausto passaggio.

La stessa fu riedificata solo dopo il 1000 e dopo una complessa crisi dinastica legata al riconoscimento del legittimo successore al Sacro Romano Impero. Fu in questo contesto che sorse la figura quasi leggendaria di Umberto I Biancamano il quale assunse la titolarità della Val Moriana e qui iniziò a consolidare la dinastia di Savoia, la più antica d’Europa.
In quel momento così complesso la magnifica struttura, edificata in stile romanico, iniziò a veder luce crescendo progressivamente e trovando compimento attorno al 1075. Dopo secoli di alterne vicissitudini il vescovo Carlo Giuseppe Filippa della Martiniana prese l’iniziativa per trasferire il cimitero antistante e in quel momento Carlo Emanuele III rispose l’aggiunta dell’attuale portico frontale. Durante gli scavi per edificarlo avvenne il rinvenimento di cinque antiche tombe del periodo medievale le cui salme furono attribuite allo stesso Umberto I Biancamano, ad Amedeo I di Savoia ed a Bonifico di Savoia nonché ai vescovi Thibaud e Burcardo.

Ma fu dopo la caduta di Napoleone, e nel pieno della Restaurazione, che il nuovo Re di Sardegna, Carlo Felice, volle avviare un’intensa opera volta a restituire alla dinastia le sue radici più remote rilegandola saldamente alla Savoia anche attraverso il recupero e ripristino dell’antico sito di Altacomba devastato ai tempi del governo repubblicano rivoluzionario francese. Una scelta voluta, probabilmente, anche per riaffermare nei simboli e nella tradizione quell’assolutismo nel quale egli credeva fermamente e che suo fratello, Vittorio Emanuele I, aveva assunto come impegno al Congresso di Vienna dell’ormai lontano 1815. In questo contesto il sovrano dispose anche l’edificazione di un monumento funebre all’antico fondatore della Casa di Savoia. Il cenotafio fu realizzato, nel 1826, dai fratelli Cacciatori provenienti dalla capitale sardopiemontese Torino:
È fama che Umberto Biancamano venisse sepolto nel vestibolo di Saint Jean de Maurienne in Savoia; il fatto è che gli fu eretto molto tempo dopo la sua morte un sepolcro in quella Chiesa, ove riposano altresì le ossa di Amedeo II e di Bonifacio l’Orlando. (1)

Con la successiva cessione della Savoia, in seguito agli accordi tra Camillo Cavour e Napoleone III, all’Impero Francese i legami tra quel territorio e la Real Casa di Sardegna e poi d’Italia subirono un parziale ridimensionamento anche nell’approccio culturale come qui, simpaticamente e con un tatto di ironia, possiamo percepire:

Da Modane scendo rapidamente per la valle di Moriana – popolata ora di gigantesche officine – fino a San Giovanni di Moriana, sede di Sottoprefettura. Sotto l’atrio del Duomo è un imponente sarcofago. Ne chiedo notizie a un giovanetto, che mi risponde: “C’est le monument d’Humbert Biancamano. Il paraît que c’était un vieux conte du pays”. Ammiro la disinvoltura scolastica dei sistemi pedagogici francesi, diretti a far dimenticare il passato della grande, forte, gloriosa Savoia! E chiudo, con riserva di continuare, se la bicicletta non sarà presto riparata dal bravo meccanico di Chambéry. R. Ottolenghi. (2)
Oggi il monumento funebre si trova ancora nella sua collocazione originale. San Giovanni di Moriana offre l’impressione di un antico e placido paese di provincia ove domina una certa quiete quasi alpestre. Vi si giunge facilmente in auto e la cattedrale appare rapidamente agli occhi dell’avventore con le bellezze dei suoi interni, l’antico chiostro, il portico d’ingresso, i decori e le reminiscenze del passato. E in un angolo, sulla sinistra, quei marmi dedicati ad una figura così importante della nostra storia eppure così trascurata. In quell’opera artistica il turista attento potrà riconoscere, idealmente e dal punto di vista emozionale, il retaggio del millenario percorso della dinastia che concorse all’unificazione di questa nostra cara Italia. Un merito che troppo spesso fingiamo di dimenticare in preda ad una mortificante ingratitudine. (3)
Alessandro Mella
NOTE
1) L’Eco della Zizzola,6, Anno VI, 7 febbraio 1890, p. 2.
2) La Bollente, 39, Anno XXV, 28 settembre 1911, p. 2.
3) La storia della Real Casa di Savoia, oltre che su molti testi dedicati, è stata ampiamente trattata nella XXXIII edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana curata da Andrea Borella.

La Tomba, il sarcofago e la quaestio delle origini di Casa Savoia: lo stendardo bianco con l’Aquila nera e le Alpi. Qui giustamente nasce e scende in Val di Susa la dinastia che con i suoi uomini ed il loro imprinting concorreranno a quel processo di unificazione dello Stato Italia, che con il tempo però dimentica la gratitudine degli eventi riducendo e modificando anche i testi scolastici di Storia tacciati di esaltazione della casa Savoia e del periodo fascista. Riconoscere il valore culturale e ricordarlo e’ un dovere che il bell’articolo di Mella richiama. Grazie
Ezio Claudio Ostellino