Quando il potere scivolava lieve sulle acque del Po, tra storia e sogno
Le acque del Po si increspavano lievemente sotto il peso del Bucintoro reale, che avanzava maestoso tra le rive gremite di spettatori. Era il 4 settembre 1731, e Torino assisteva per la prima volta alla navigazione della sua nuova imbarcazione da parata: una sontuosa peota, simbolo del potere e della magnificenza della dinastia sabauda.
Commissionato da Vittorio Amedeo II, il Bucintoro fu costruito interamente a Venezia tra il 1729 e il 1731, sotto la supervisione dell’architetto di corte Filippo Juvarra. La Serenissima era da secoli maestra nell’arte navale e custodiva i segreti della costruzione delle sue famose imbarcazioni, nel celebre Arsenale, protetti da un rigido riserbo. Juvarra, durante un soggiorno veneziano, studiò da vicino quei modelli e collaborò con i maestri d’ascia e gli intagliatori locali per creare un’imbarcazione che coniugasse la tradizione lagunare con la raffinatezza sabauda.
La scelta di affidarsi ai veneziani non fu casuale: Vittorio Amedeo II desiderava conferire al suo regno un’aura di antica nobiltà, rifacendosi ai fasti delle grandi potenze marinare. Il progetto fu ambizioso: una barca di circa 16 metri di lunghezza, decorata con sontuosi intagli dorati, pitture allegoriche e ricchissimi drappi in velluto cremisi. Al centro svettava il “tiemo”, una cabina sfarzosa che avrebbe accolto il sovrano e la corte durante le cerimonie.
Il trasporto del Bucintoro fu di per sé un’impresa epica: con l’assistenza di tre barche e sette uomini, la barca venne trainata, lungo le rive, da buoi e cavalli e risalì lentamente il Po verso Torino, attraversando campagne e borghi in un viaggio che suscitò curiosità e stupore lungo tutto il percorso. Il viaggio durò circa un mese. Un disastroso temporale a Pavia, danneggiò alcune attrezzature ma dopo le opportune riparazioni, la barca riprese il viaggio.
Fu Carlo Emanuele III, figlio di Vittorio Amedeo II, a utilizzare per primo il Bucintoro nelle solenni manifestazioni pubbliche. La peota sabauda divenne così protagonista di regate, feste fluviali, cerimonie dinastiche, rappresentando non solo un capolavoro artistico ma anche uno strumento di legittimazione politica. Ogni uscita sul Po era un teatro di potere, dove il re si mostrava ai sudditi nella sua piena magnificenza.
Tuttavia, l’opera straordinaria del Bucintoro non poté sottrarsi all’usura del tempo e al mutare dei costumi. Nel corso dell’Ottocento, con l’affermarsi di nuovi stili di rappresentanza e il declino delle grandi cerimonie fluviali, l’imbarcazione fu abbandonata. Nel 1869, Vittorio Emanuele II la donò alla città di Torino; pochi anni dopo, venne collocata nel Museo Civico, dove rimase esposta per decenni.
Col tempo, le dorature si offuscarono, i tessuti si logorarono, e il Bucintoro parve destinato a una lenta scomparsa. Fu solo grazie a un ambizioso progetto di restauro, presso il “Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale”, che l’imbarcazione ritrovò il suo splendore originario. Il lavoro durò due anni e richiese un minuzioso intervento su legni, dorature, decorazioni e tessuti, riportando alla luce ogni dettaglio della straordinaria manifattura settecentesca.
Oggi, il Bucintoro dei Savoia è esposto nella Scuderia Grande della Reggia di Venaria Reale, unico esemplare originale sopravvissuto di peota veneziana del XVIII secolo. Imponente nella sua eleganza, continua a raccontare la storia di un’epoca in cui il fiume Po divenne palcoscenico di fasti regali, e in cui l’ambizione dei Savoia si vestì dei colori scintillanti della gloria veneziana.
Mentre il visitatore si sofferma a osservare i fregi dorati, le allegorie scolpite, i riflessi cangianti dei drappi, può forse percepire ancora l’eco lontana di quelle feste d’acqua, di quei pomeriggi in cui il potere scivolava lieve sulle acque, tra storia e sogno.
Vi invito a visionare sul mio Canale YouTube un breve filmato, protagonista la prestigiosa imbarcazione: https://www.youtube.com/shorts/ETvARX81_Is
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