Pensieri e immagini ispirate da un grande uomo.
Un personaggio strano e controverso, che ebbe delle intuizioni straordinarie che minarono l’ edificio culturale del suo tempo fu sicuramente Giordano Bruno.
Il carattere, poco propenso alla conciliazione condizionò tutta la sua vita, costringendolo fughe rocambolesche e indirizzandolo verso posizioni lontane da qualsiasi forma di compromesso.
A soli 17 anni, nel 1565 prese gli ordini religiosi entrando nel convento di San Domenico Maggiore di Napoli, cambiando il proprio nome da Filippo in Giordano.
Nel 1576, raggiunto da una denuncia di eresia, lasciò il convento di Napoli, fuggì a Roma e dopo breve tempo, raggiunse il nord Italia.
Nello stesso anno, il 1576, Giordano Bruno abbandonò l’abito domenicano, riassumendo il nome di Filippo e si spostò in Liguria, a Noli.
Purtroppo mancano prove storiche relative al tempo che Bruno trascorse nella cittadina ligure, ma si presume che si sia fermato alcuni mesi.
Come cita una lapide che si trova all’interno di un portico nolese: “insegnò la grammatica ai putti e a leggere la sfera a certi gentiluomini”.

Come evidenzia il Web, la Sfera citata da Bruno si riferiva al noto trattato di cosmologia di Giovanni da Sacrobosco:
“Il Tractatus de sphaera, noto anche come De sphaera mundi o semplicemente De sphaera, è un’opera di Giovanni Sacrobosco scritta nel 1230 circa. Esso fu in assoluto il trattato di astronomia più diffuso nel Medioevo: era usato in tutte le università ed il manoscritto fu copiato molte volte prima dell’invenzione della stampa. La prima copia stampata apparve a Ferrara nel 1472, da allora continuò ad essere stampato per altri due secoli ed ebbe numerosi commentari, tra cui il più famoso è quello dell’astronomo gesuita Christoph Clavius (1538-1612), dal titolo In sphaeram Iohannis de Sacro Bosco commentarius (Roma, 1581); … Il Tractatus de sphaera, essenzialmente basato sull’Almagesto di Tolomeo, è diviso in quattro capitoli: il primo tratta la struttura generale dell’universo; il secondo le sfere celesti; il terzo la rotazione giornaliera del cielo e le zone climatiche terrestri; il quarto i movimenti dei pianeti e le eclissi”.
Giordano Bruno si fermo a Noli per trovare anche un conforto economico, avendo posato l’abito da domenicano aveva perso i conseguenti privilegi.
Il Comune di Noli, forse per una ovvia assonanza con Nola la sua città natale, gli ispirò una naturale simpatia.
Ricordiamo che Noli fu una repubblica marinara indipendente e una città-stato che esistette dal 1192 al 1797, strinse una storica alleanza con la Repubblica di Genova nel XIII secolo, mantenendo la propria autonomia per quasi seicento anni fino all’arrivo delle truppe napoleoniche.
La cittadina, geograficamente protetta, accolse il nolano fornendogli anche una certa sicurezza. Raggiunse molte volte la vicina Savona, passando di fronte a quella scheggia di roccia che emerge dal mare e che oggi chiamiamo isola di Bergeggi.
Nel 1578 si reca a Ginevra dove si avvicina ai calvinisti… ma nuovamente entra presto in conflitto con loro e viene persino incarcerato. Nel 1581 giunge a Parigi e ottiene un posto come docente, dove pubblica un libro sull’arte della memoria. Tra il 1583 e il 1585 si trova a Londra dove pubblica il “De Infinito universo et mondi”. Successivamente raggiunge la Germania (1586-1591), e successivamente nel 1592 giunge a Venezia dove viene denunciato al tribunale dell’Inquisizione. Nel 1593 viene trasferito a Roma dove subisce un processo che dura 7 anni e nel 1600 viene arso vivo in Campo dei Fiori.
La figura di Bruno è veramente straordinaria e stimola oltremodo l’immaginazione. Non risulterà quindi difficile immaginare il nolano mentre percorre gli impervi sentieri posti sulla collina di Bergeggi ricoperta di pini marittimi, per raggiungere a piedi la vicina Savona.
Da quella collina, che oggi chiamiamo Capo Maiolo, si può osservare, oggi come allora, la piccola isola di Bergeggi. Probabilmente fu proprio quella piccola isola alta circa un terzo della piramide di Cheope ad aver ispirato quei pensieri liberi e meravigliosi, che invitavano la mente a contemplare e ad immaginare l’infinità dell’ universo e dei possibili infiniti altri mondi, ponendo le basi per il suo capolavoro “De l’infinito universo e mondi” che vedrà la luce a Londra dieci anni dopo.
La mente di Giordano era in grado di elaborare le idee più incredibili, scatenando di conseguenza le peggiori reazioni di quella categoria di prelati ignoranti e bigotti, che sorrisero solo quando lo videro ardere in Campo dei Fiori.
Giordano Bruno era al di sopra di quelle deboli menti e lo aveva già scoperto a Napoli quando faceva fatica a relazionarsi con monaci e novizi, poveri nello spirito fino alla più evidente stupidità.

L’orizzonte di quel mare che circondava la sua isola era la siepe vista da Leopardi, un limite che limite non era, una sorta di fionda che poteva proiettarlo nel cosmo, attraverso gli infiniti cieli dell’universo o degli universi.
Giordano sembrava ricordare le proprie vite passate, ovvero le sue radici metafisiche che lo ancoravano alla realtà del quotidiano per evitare che si perdesse attraverso quelle immagini di infiniti pianeti, infinite stelle e infiniti mondi abitati che lui solo poteva intuire.
Scoprire le verità con troppi secoli di anticipo può essere fatale, non solo pericoloso. Se Bruno vivesse oggi sarebbe probabilmente un disadattato, un uomo estremamente intelligente che usa le sue facoltà per scopi differenti da quelli convenzionali. Non vivrebbe nel lusso, farebbe molta fatica a farsi comprendere da quasi tutti i propri amici, e proseguirebbe a costruire una realtà difficilissima da condividere con gli altri… ma non sarebbe meno realizzato o più sereno di quanto non lo sia stato nella sua precedente incarnazione.
Ci piace immaginarlo ancora in contemplazione di quella piccola scheggia di Liguria circondata dall’azzurro di un mare che profuma di infinito.
Immagini da IA
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GIORDANO BRUNO, un personaggio all’Avanguardia, che se vivesse nel nostro tempo, sarebbe un Relatore perfetto in un Convegno articolato sugli Esopianeti e le molteplici Razze dimoranti. E non ci sarebbe scandalo, divulgando il concetto di Metempsicosi; e sarebbe doppiamente coraggioso nel parlare di Dio, come Entità che non può esistere come un ” Guerriero indisturbato, che appoggia la sua armatura in un angolo”, vegliando con pacatezza ciò che avviene o non avviene, ma ci parlerebbe della visione panteista di un Dio dentro la Natura:
“Mens Insita Omnibus”.
Sarebbe inoltre, il desiderato fautore della libertà di espressione, quella che sta barcollando sotto i nostri piedi.
Oggi, la Chiesa dovrebbe rivalutare maggiormente la sua figura, concedendo un potenziale perdono, poiché, comunque sia immaginato Dio, nella collettività umana, Egli è l’incarnazione dell’Amore e del Perdono!
Grazie per il tuo puntuale commento., Giordano Bruno non poteva essere considerato un uomo del proprio tempo, possedeva un quid di universalità che lo rendeva Uomo di tutti i tempi.
Forse avrebbe dovuto perdonare lui la Chiesa per non aver aperto gli occhi di fronte alle sue visioni, che dopo secoli si sono rivelate compatibili con la realtà.
Il suo destino era segnato. Il fatto che ancora oggi si discuta la validità dei suoi pensieri… dovrebbe farci riflettere sulla loro originalità.