Il suo capolavoro è considerato “Episodio delle Cinque Giornate (Combattimento a Palazzo Litta)”, esposto al Museo del Risorgimento a Milano
Il 6 gennaio 1819 nasce a Caprezzo, piccolo borgo dell’attuale provincia del Verbano-Cusio-Ossola, uno dei protagonisti meno celebrati, ma più affascinanti della pittura ottocentesca italiana: Baldassare Verazzi, artista capace di attraversare il Risorgimento, l’Europa e l’America Latina lasciando ovunque un segno riconoscibile.
Gli anni della formazione e i primi successi
Trasferitosi giovanissimo a Milano, Verazzi studia all’Accademia di Brera dal 1833 al 1842, in un ambiente artistico in piena trasformazione. Nel 1851 perfeziona la sua formazione presso Francesco Hayez, maestro del romanticismo italiano, da cui eredita la sensibilità narrativa e l’attenzione per la storia come teatro di passioni civili.
Gli anni Cinquanta dell’Ottocento segnano anche i suoi primi riconoscimenti ufficiali: nel 1851 vince il Premio Canonica con “La parabola del Samaritano”, mentre nel 1854 ottiene il Premio Mylius con “Raffaello Sanzio da Urbino presentato da Bramante al pontefice Giulio II”.

Il capolavoro del Risorgimento
La sua opera più celebre resta però “Episodio delle Cinque Giornate (Combattimento a Palazzo Litta)”, oggi esposta al Museo del Risorgimento di Milano. Un dipinto che restituisce con forza drammatica e partecipazione emotiva il clima insurrezionale del 1848, trasformando la cronaca in un racconto epico e collettivo. È il quadro che più di ogni altro lega Verazzi alla memoria civile del Paese.
L’avventura latino-americana
Nel 1855 l’artista sceglie una strada inusuale per un pittore italiano dell’epoca: emigra in America Latina, dove trova nuove committenze e un pubblico entusiasta. A Buenos Aires realizza le scenografie del Teatro Colón, mentre a Montevideo affresca la Rotonda del cimitero cittadino.
In Argentina diviene celebre per il quadro “Allegoria del generale Justo José de Urquiza”, oggi conservato nel Salon Blanco del Palazzo del Governo a Paranà: un’opera che unisce simbolismo politico e raffinatezza formale, testimonianza della sua capacità di adattarsi a contesti culturali diversi senza perdere identità.
Un’eredità diffusa tra Italia e Sud America
Le opere di Verazzi sono oggi conservate in importanti musei di Buenos Aires e Montevideo, oltre che all’Accademia di Brera e alla Galleria d’Arte Moderna di Milano. Numerosi suoi lavori si trovano anche in chiese e cappelle del Nord Italia, dal Varesotto al Pavese, dal Milanese al Verbano-Cusio-Ossola, dove rimangono preziose tracce della sua attività religiosa e devozionale.
Il ritorno sul Lago Maggiore
Rientrato in Italia, Verazzi si stabilisce a Lesa, sulle rive del Lago Maggiore, senza mai interrompere il legame con Caprezzo. Proprio nel suo paese natale realizza le ultime opere, tra cui “La Madonna delle Grazie” (1878) e “San Rocco soccorre gli appestati” (1879). Muore a Lesa il 18 gennaio 1886.
La sua eredità artistica prosegue con il figlio Serafino Verazzi (1875–1945), anch’egli pittore apprezzato.
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