Antologia curata da Francesco Luigi Oddo (Recensione di Alessandro Mella)
Non è facile ricostruire la storia di un paese complesso come l’Italia. Nato grazie alla vocazione, allo spirito, al pensiero di tanti intellettuali che ad esso hanno dedicato vite intere, spesso tormentose, nonché pensieri ed opere. La premessa fondamentale per poter comprendere questa nostra Italia è proprio esplorarne le personalità più vivaci. Un compito non semplice per chi si occupa di storia ma che diventa particolarmente importante quando le figure del passato mostrano di aver lasciato, dietro la loro esperienza terrena, un retaggio importante, da non abbandonare all’oblio.
È il caso di Napoleone Colajanni, espressione di una Sicilia autentica e dallo spirito pugnace. Nato a Castrogiovanni (attualmente Enna) il 28 aprile 1847, infervorato dagli ideali risorgimentali, come Garibaldi fu repubblicano e socialista. Di un socialismo e di un repubblicanesimo scevri da faziosità, ipocrisie e interessi personali. Un idealismo vissuto sulla pelle viva, anche indossando la camicia rossa e non solo nelle vittorie ma soprattutto nei momenti più difficili, come all’Aspromonte o all’Agro Romano. Uomo coraggioso, decorato al valore militare, fu anche intellettuale e politico di raro spessore. Come tutti, o quasi, i protagonisti di quel tempo fu massone come documentato anche da Aldo A. Mola nei suoi scritti. Massone libero di pensiero e pronto al confronto con i suoi fratelli anche quando questo poteva tramutarsi in polemica politica. Libero, appunto, da ogni schema e vincolato solo al rapporto fiduciario con i propri elettori ed alla fedeltà alle proprie idee.
Colajanni fu meridionalista quando preoccuparsi del Mezzogiorno equivaleva a cercare le radici storiche di un problema secolare senza ricorrere alle facili rivendicazioni cui oggi uno pseudo-meridionalismo fa ricorso con troppa ed imbarazzante facilità. Egli fu una mente libera, contrario a chiudersi in schemi di partito, pronto a discutere tutto ed il contrario di tutto ma sempre partendo da una solida base d’onestà intellettuale. Una virtù, questa, non comune in Italia. Repubblicano quando non conveniva esserlo (facile essere repubblicani in repubblica o monarchici in monarchia), parlamentare dal 1890 alla morte con uno sguardo sempre attento alle masse popolari in movimento, Colajanni fu espressione della Sinistra che sapeva comprendere il ruolo destinato dai percorsi storici allo stato. Lo dimostrò il suo rispetto, non privo di senso critico, verso chi lo “Stato” lo stava costruendo: Giovanni Giolitti, al quale nulla risparmiò sul piano politico, riconoscendone, però, l’onestà personale.
Non esitò a manifestare rispetto (ricambiato) verso Vittorio Emanuele III che, pur re agli occhi di un repubblicano, gli sembrò essere il compromesso ideale per un’evoluzione della nazione in senso progressista e libertario, come dimostrato dalle molte aperture e dal riformismo dei primi anni del ‘900.
E quello stato, che si stava edificando, Colajanni lo conosceva poiché aveva percorso il cammino un tempo comune per tutti i “politici”: i consigli comunali, quelli provinciali e poi l’elezione alla Camera. Era un sentiero che formava, una palestra politica che offriva al futuro amministratore pubblico una visione complessiva e permetteva di portare, sul serio, la periferia al centro. Di far udire la voce delle provincie nelle aule parlamentari.
Dotato di solido buon senso, ostile alle faziosità ed alla violenza gratuita, incline alla mediazione, Colajanni fu sempre autenticamente democratico e pronto ad opporsi a qualunque deriva reazionaria. Lo dimostrò con la sua posizione critica verso Crispi e Rudinì. Pur avendo combattuto nella giovinezza, non fu mai propugnatore dell’uso della forza, tanto nei conflitti sociali quanto nei contenziosi internazionali. Dovette assistere ai grandi cambiamenti che sconvolsero l’Europa tra il 1914 e gli anni ’20. Interventista seppur socialista, fu ostile alla deriva marxista di una parte della sinistra del suo tempo, a conferma di un amore sincero per la libertà in tutte le sue forme.
Il 2 settembre 1921 egli si spense nella sua città d’origine. Era anno chiave per l’Italia. Al rito laico della traslazione del milite ignoto a Roma, infatti, si aggiunsero la nascita del Partito Comunista con la scissione dei socialisti al congresso di Livorno e la mutazione dei Fasci di Combattimento in partito al congresso di Roma. Furono le premesse per l’avvio di una fase tormentosa per la nostra storia nazionale. La morte gli risparmiò la pena d’assistervi. Come si sarebbe comportato Colajanni, per esempio, di fronte alla secessione aventiniana? Forse sarebbe rimasto sugli scranni con Giolitti? Non lo sapremo mai, ma il suo spirito battagliero lo lascia immaginare.
Tuttavia, alle domande senza risposta segue, oggi una notizia conforta: la pubblicazione del volume curato dal prof. Luigi Francesco Oddo per BastogiLibri (Roma, una antologia degli scritti di Colajanni sapientemente inquadrata dalla prefazione dal già citato Aldo Mola.
L’opera, voluta dalla Libera Università trapanese “Tito Marrone” e introdotta dal suo presidente prof. Antonino Tobia, affiancato da Vincenzo Vitrano, offre ai lettori una formidabile raccolta dei pensieri di un protagonista politico della Nuova Italia.
Il volume è ricco di notizie, testi, riferimenti e spunti di riflessioni distribuiti, cronologicamente, su quasi 350 pagine. Frutto di uno sforzo notevole e di un grande impegno da parte del curatore e delle persone che hanno supportato la sua opera meritoria, esso offre un ulteriore tassello del complesso mosaico che fu la storia patria: mosaico mai terminato e in perpetua costruzione, da osservare, leggere e capire. Il libro è reperibile su tutti i canali commerciali online, in libreria o direttamente presso l’editore.
Alessandro Mella
Napoleone Colajanni, Note autobiografiche e considerazioni politiche
A cura di Francesco Luigi Oddo
Editore: BastogiLibri
Collana: De monarchia
Codice EAN: 9788855012737
Anno edizione: 2025
Anno pubblicazione: 2025
Dati: 352 pp., brossura
