25 Aprile 2026

1 thought on “Pars Destruens – prima parte

  1. Il saggio di Marco Chiaravalle si colloca con forza e originalità nella più alta tradizione del pensiero critico europeo, toccando snodi teorici di vertiginosa complessità con una capacità analitica che rimanda a quel tipo di profondità che si potrebbe definire, con un termine di Giambattista Vico, sapienza poetica, ossia una forma di pensiero in cui logos e mythos, razionalità storica e visione simbolica, convivono e si sostengono reciprocamente. Quella di Chiaravalle è una metafisica della crisi, una diagnosi spietata ma lucida di un mondo nel quale la dialettica ha ceduto il posto alla reiterazione rituale di narrazioni vuote. Il suo antifascismo “dissolutivo” è la maschera ultima del Leviatano senza volto, dell’Impero senza centro. In un’epoca in cui tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria Marx, questa riflessione impone un ripensamento radicale non solo del passato, ma soprattutto del presente. Perché, come diceva Carl Schmitt, “il concetto di Stato presuppone il concetto di nemico”; e forse, aggiungerebbe Chiaravalle, il concetto di nemico presuppone ancora la possibilità del Politico. “Non è la caduta il problema, ma l’atterraggio”. Nell’epoca della caduta perpetua, Chiaravalle ci obbliga a porci la domanda più drammatica: atterreremo mai? E se sì, su quale suolo, in quale mondo, con quali uomini? Un saggio che andrebbe letto accanto ai Lineamenti di filosofia del diritto di Hegel e La società dello spettacolo di Debord. Per pensare ancora il Politico, in un tempo che non lo pensa più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *