Il teo-filosofo, attore e regista Victor Vegan suggerisce di guardare al Calendario Giuliano come a una soluzione scientifica e universale che può trascendere le differenze culturali e religiose
Il tempo e la sua misurazione sono stati da sempre cruciali per l’umanità, influenzando l’agricoltura, la religione e la vita sociale. La ricerca in merito condotta da Victor Vegan si concentra sull’idea di un ritorno al Calendario Solare Giuliano come base per un sistema globale e unificato. Gli abbiamo rivolto qualche domanda su questo tema.
Partiamo dalle origini: quali principi guidarono l’umanità nella creazione dei primi calendari?
Fin dai tempi più remoti, l’uomo ha cercato di comprendere i cicli cosmici, in particolare i moti del Sole e della Luna, per scandire il tempo e le stagioni. Inizialmente, prevalse il ciclo lunare, con un anno di 12 lunazioni per un totale di 354 giorni. Tuttavia, questo risultava sfasato rispetto alle stagioni, che sono determinate dal percorso della Terra intorno al Sole.
Quindi, i calendari lunisolari come quello babilonese e successivamente quello ebraico cercarono di risolvere questa discordanza?
Esattamente. Questi sistemi, basati su cicli come quello metonico (dove 235 lunazioni corrispondono a quasi 19 anni solari), prevedevano l’intercalazione di un mese aggiuntivo per mantenere l’allineamento con l’anno solare e le stagioni. Gli Egizi, invece, si concentrarono precocemente sul ciclo solare, con un anno di 365 giorni netti (12 mesi di 30 giorni più 5 giorni aggiuntivi), regolato anche dalla riapparizione della stella Sirio che annunciava l’inondazione del Nilo.
Arriviamo al calendario romano. Sappiamo che fu un sistema inizialmente piuttosto caotico. Qual è il significato della riforma Giuliana?
Il calendario romano, prima della riforma, era un sistema complesso, influenzato anche da manipolazioni politiche attraverso le intercalazioni del mese “Mercedonio” da parte del Collegio dei Pontefici, che creavano notevoli sfasature (ad esempio, festività primaverili celebrate in pieno inverno).
La riforma promulgata da Giulio Cesare nel 46 a.C., con la consulenza dell’astronomo alessandrino Sosigene, fu epocale: segnò il passaggio definitivo al calendario solare. La durata media dell’anno fu fissata in 365 giorni e un quarto, introducendo il ciclo quadriennale (tre anni di 365 giorni e uno bisestile di 366). Questo giorno supplementare era il “bis sextus” (il sesto giorno ripetuto prima delle Calende di marzo).
Nonostante la sua accuratezza per l’epoca, il Calendario Giuliano accumulò comunque uno scarto, che portò alla riforma Gregoriana nel 1582. Perché oggi dovremmo riconsiderare, o in qualche modo rivalutare, il sistema Giuliano?
È cruciale capire che il problema dello scarto non invalida il concetto solare. L’anno Giuliano era più lungo dell’anno solare effettivo di circa 11 minuti, causando uno scarto di 10 giorni dopo 15 secoli, che Papa Gregorio XIII corresse con la sua riforma, arrivando al sistema che usiamo oggi.
Tuttavia, la proposta di cui parlo non è il Giuliano originale, ma il Calendario Solare Giuliano riveduto e corretto da Giuseppe Scaligero nel 1583, che introduce il concetto di Giorno Giuliano per la datazione astronomica.
Quali sono i vantaggi concreti di adottare questo sistema, e perché lo definisce un elemento di “armonia” e unione?
Il vantaggio è la sua precisione astronomica e la sua base puramente solare. È un sistema che non è in discussione negli studi accademici e scientifici: è approvato persino dagli astronauti della NASA.
Ma l’aspetto più significativo è la sua universalità potenziale. Oggi, il mondo non segue un unico calendario: gli ebrei usano un sistema lunisolare, i musulmani un calendario puramente lunare (l’Egira). Inoltre, il Giuliano è tuttora in uso come calendario ecclesiastico in diverse Chiese Ortodosse (Russa, Serba, Macedone, Georgiana, di Gerusalemme), motivo per cui si celebra il Natale il 7 gennaio e il Capodanno il 13 gennaio in molte aree del pianeta.
Quindi, lei suggerisce di guardare al Giuliano non come a un sistema religioso o datato, ma come a una soluzione scientifica e universale che può trascendere le differenze culturali e religiose?
Esattamente. Il problema del calendario non è una questione di gusti o di fedi, ma di uso scientifico e condiviso. La base solare, chiara e astronomicamente fondata, offre un punto di riferimento comune per tutte le culture.
Adottare una versione unificata e scientificamente precisa del calendario solare Giuliano – come quella perfezionata da Scaligero – potrebbe portare a un sistema di armonia per unire tutte le culture del pianeta, senza distinzioni di razza o di religione, fornendo un riferimento temporale coerente per tutte le attività globali. Cosa si dovrà ancora fare per capirlo? È una domanda a cui l’umanità deve rispondere con urgenza.
Victor Vegan ha dedicato a questa tematica il video “La vera storia del calendario” e l’articolo “ANATEMA AL CALENDARIO PAPALE (OPINIONE DELL’ARCIVESCOVO CHRYSOSTOMOS DI ETNA) E GIUSEPPE SCALIGERO ORGOGLIO ITALIANO”.
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