La danza della vita è sorprendente, infinitamente flessibile, mirabile e vera.
La Bhagavad Gita, l’antico Vangelo indiano, racconta del conflitto fra due forze inconciliabili. È la storia del cercatore che, avendo acquisito la consapevolezza che la propria vita rappresenta un campo di battaglia, si accinge alla lotta con determinazione.
In un processo di cambiamento fondamentale, la conoscenza è essenziale. Innanzitutto l’allievo sul cammino dello sviluppo interiore deve saper riconoscere il suo diretto avversario: il sé aurale. Egli sa che l’essenza di questo processo è la rigenerazione della perduta unità di spirito, anima e corpo. È di vitale importanza la sua reazione all’appello della voce interiore, alle vibrazioni della Gnosi provenienti dalla patria lontana.
Da quel momento in poi parleranno in lui due voci: la voce della Gnosi nel suo cuore e quella vecchia, ben nota, dell’essere aurale, il sé karmico che cercherà di resistere con tutti i mezzi a sua disposizione a questo nuovo influsso, alla Luce della Gnosi, illogica, non condizionata.
Il cercatore diventa, nel suo sistema microcosmico, il campo di battaglia di due forze che, alla lunga, non possono convivere. Perciò si trova di fronte a una scelta fondamentale: una vita esteriore, mortale, con la sua potente forza di attrazione, oppure la vita nuova, ancora in sviluppo, fragile, innocente e pura. Una scelta fra tutto o niente. In mezzo c’è il cammino dell’allievo, che si configura come un ponte tra due mondi estranei l’uno all’altro. Su quel ponte non si può restare, ma lo si può usare per attraversarlo e andare dall’altra parte. Questo rappresenta un punto di rottura essenziale: se si sceglie la Gnosi, si dovrà spezzare l’egemonia e la presa dell’essere aurale, che rappresenta il passato e tutti i suoi legami.
Nella Luce gnostica, che ci chiama continuamente, che ci è così vicina, tutto ciò è possibile. Se, come cercatori, restiamo fedeli a quell’elemento delicato, innocente e puro, non dobbiamo temere di cadere vittime dei molti influssi che cercano di allontanarci dalla Gnosi, dalla libertà e dall’amore per l’umanità. Allora, in tutta umiltà, intraprendiamo il cammino da Betlemme al Golgota, al centro del nostro essere, senza più errare nella sfera di una vita esteriore e limitata.
Questo conflitto è descritto magnificamente nella Bhagavad Gita, dove il cercatore, Arjuna, è un principe erede di un regno che non è di questo mondo. Arjuna è di fronte a due eserciti, in ognuno dei quali si trovano amici, famigliari e conoscenti in attesa del segnale d’inizio che scatenerà il sanguinoso conflitto. È la rappresentazione dell’essere umano lacerato al suo interno, per mancanza di conoscenza. Dopo una lunga preparazione al combattimento, che aveva coinvolto i suoi sentimenti, i suoi pensieri e le sue azioni, Arjuna si trova ora davanti alla decisione finale e in lui scoppia la crisi.
Nel suo dialogo con Krishna, il suo auriga, ossia la sua guida interiore, prende coscienza di una realtà diversa da quella che conosceva: l’unità e l’interconnessione di tutte le vite. Krishna gli insegna che nel cuore esiste un elemento senza dimensione, che mette in comunicazione con l’universo: è il glorioso Brahman, che vive e agisce nel luogo più profondo del cuore. è l’essenza di tutto ciò che si muove, respira e si trasforma e contiene l’universo; Arjuna deve riconoscerlo come il proprio Sé.
Fonte: Lectorium Rosicrucianum
https://www.lectoriumrosicrucianum.it
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