Voi non avete bisogno né di labbra né di lingua per pregare. Ma di un muto e desto cuore, di un Desiderio Maestro, di un Pensiero Maestro e soprattutto di una Volontà Maestra che non dubiti né esiti.
IL LIBRO DI MIRDAD – Cap. 13. Sulla preghiera
Voi pregate invano quando vi rivolgete ad ogni
dio eccetto che a voi stessi.
Poiché in voi è il potere di attrarre, così come in voi è
quello di respingere.
Ed in voi sono le cose che desiderate attrarre,
così come in voi sono quelle che volete respingere.
Poiché, l’esser capaci di ricevere una cosa,
vuol dire pure saperla concedere.
Dove c’è fame, c’è cibo.
Dove c’è cibo, ci dev’essere anche la fame.
Per essere afflitti dal dolore della fame,
bisogna saper gustare il piacere della sazietà.
Già nella richiesta sta il soddisfacimento della stessa.
Non è forse la chiave una garanzia per la serratura?
Non è forse la serratura una garanzia per la chiave?
Non sono forse la serratura e la chiave garanzie per la porta?
Non abbiate fretta d’importunare il Fabbro
ogniqualvolta perdete una chiave o la collocate nell’errato sito.
Il Fabbro ha fatto il proprio lavoro, e molto bene;
non bisogna quindi chiedergli di rifarlo.
Fate voi il vostro lavoro e lasciate in pace il Fabbro;
poiché lui, dopo aver finito con voi, ha ben altro da fare.
Rimuovete il tanfo e l’immondizia dalla vostra memoria
e sicuramente troverete la chiave.
Quando Dio, l’Indescrivibile, espresse voi,
espresse Sé Stesso in voi.
Quindi, anche voi siete indescrivibili.
Non di una frazione di Sé Stesso ha Dio dotato voi,
poiché Egli non è frazionabile,
ma della Sua completa, indivisibile, indicibile divinità ha Egli investito tutti voi.
Potreste forse aspirare ad una maggiore eredità?
E chi o che cosa possono impedirvi di entrarne in possesso,
eccetto la vostra stessa timidezza e cecità?
Ma invece d’esser grati della propria eredità
e di cercare la maniera per entrarne in possesso,
alcuni esseri umani
– gli ingrati ciechi! –
desidererebbero fare di Dio una specie di fosso dei rifiuti
in cui scaricare i propri mal di denti e mal di pancia,
le proprie perdite in affari e controversie,
le proprie vendette e notti insonni.
Mentre altri desidererebbero che Dio fosse la loro
esclusiva tesoreria in cui poter trovare,
tutte le volte che lo desiderano,
gli orpellati ninnoli del mondo che essi bramano.
Ed altri ancora desidererebbero che Dio fosse una specie di privato contabile capace, non solo di registrare debiti e crediti,
ma anche di riscuotere i crediti
e di mostrare sempre un attraente attivo bilancio in loro favore.
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Già, numerosi e vari sono i compiti che gli uomini assegnano a Dio.
Solo pochi uomini, tuttavia, sembrano pensare che,
se veramente Dio avesse tanti compiti, li adempirebbe da solo,
senza che alcun essere umano Lo incitasse o Glieli ricordasse.
Rammentate forse a Dio le ore in cui far sorgere il sole e far tramontar la luna?
Gli ricordate forse i grani di granturco che germogliano in quel campo laggiù?
Gli rammentate forse quel ragno che tesse il suo magistrale ritiro?
Gli rimembrate forse i passerotti di quel nido?
Richiamate forse alla Sua memoria
le innumerevoli cose che riempiono quest’infinito universo?
Perché, allora, pressate i vostri sparuti sé,
con tutte le loro insignificanti esigenze, sulla Sua memoria?
Credete forse che Egli vi ritenga meno meritevoli di favori
dei passeri, del granturco e dei ragni?
Perché, come loro, non ricevete i vostri doni
e non vi occupate del vostro lavoro
senza far tanto baccano, senza inginocchiarvi,
senza stendere le braccia
e senza scrutare ansiosamente il domani?
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E dove credete sia Dio,
che urlate nel Suo orecchio i vostri capricci e futilità, i vostri elogi ed accuse?
Non è forse Egli in voi, dappertutto?
Non è il Suo orecchio molto più prossimo alla vostra bocca
di quanto la lingua non lo sia al palato?
A Dio basta la divinità di cui voi avete il seme.
Se Dio, dopo avervi dato il seme della Sua divinità,
dovesse anche averne cura,
quali meriti avreste voi?
E quale sarebbe il lavoro della vostra vita?
E se voi non aveste alcun lavoro da fare
– poiché volete che sia Dio a farlo per voi –
quale valore, allora, avrebbe la vostra vita?
A che cosa servirebbero tutte le vostre preghiere?
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Non esponete a Dio le vostre innumerevoli ansie e speranze.
Non implorateLo di aprirvi le porte di cui vi ha fornito le chiavi.
Ma esplorate la vastità dei vostri cuori,
poiché nell’immensità del cuore si trova la chiave di ogni porta.
E nella spaziosità del cuore si trovano tutte le cose di cui avete sete e fame, siano esse cattive o buone.
Un potente ospite, pronto ad eseguire il vostro più piccolo comando,
si trova ai vostri ordini.
Se opportunamente equipaggiato, saggiamente disciplinato
ed intrepidamente comandato,
gli si può chiedere di saltar l’eternità
e di spazzar via ogni barriera che lo divide dal suo obbiettivo.
Se mal equipaggiato, erroneamente disciplinato
e timidamente comandato,
esso si agita oppure frettolosamente,
si ritira davanti al più piccolo ostacolo portandosi dietro l’arma sconfitta.
Quell’ospite, o monaci, altri non è che l’insieme di quei minuscoli globuli rossi che ora stanno silenziosamente fluendo nelle vostre vene;
ognuno di essi è un miracolo di resistenza
e una completa e veritiera testimonianza di tutta la vostra vita
e di tutta la Vita nei suoi più intimi dettagli.
Nel cuore, questo ospite si raccoglie;
dal cuore, esso defluisce.
Perciò, il cuore è tanto famoso e riverito.
Da esso sgorgano le vostre lacrime di gioia e di dolore.
In esso irrompono i vostri timori di Vita e di Morte.
Le vostre voglie ed i vostri desideri costituiscono
l’equipaggiamento di quest’ospite.
La vostra Mente ne è il disciplinatore.
La vostra Volontà, l’istruttore ed il comandante.
Quando riuscite ad equipaggiare il vostro sangue
con un Desiderio Maestro
capace di far tacere e di eclissare ogni altro desiderio,
ad affidare ad un Pensiero Maestro la disciplina
e ad investire una Volontà Maestra di autorità e comando,
allora potrete esser certi dell’esaudimento di quel desiderio.
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Come potrebbe un santo conseguire la santità,
se non purgando il proprio flusso sanguigno
di ogni desiderio e pensiero incompatibile con la santità,
per poi dirigerlo, con incrollabile volontà,
verso nessun altro obbiettivo eccetto la santità?
Io vi dico che ogni santo desiderio,
ogni santo pensiero ed ogni santa volontà, da Adamo fino ad oggi,
si precipiteranno ad aiutare l’uomo tanto intento a conseguir la santità.
Poiché, com’è sempre stato, ovunque le acque cercheranno il mare
ed i raggi di luce cercheranno il sole.
Come potrebbe un assassino attuare il suo disegno,
se non caricando il proprio sangue di una frenetica sete di uccidere, schierandone le cellule in serrate file
sotto la frusta dell’omicida pensiero maestro, quindi ordinando loro,
con implacabile volontà, di sferrare il colpo fatale?
Io vi dico che ogni assassino, da Caino fino ad oggi,
si precipiterà spontaneamente per rafforzare e per sostenere l’umana mano che è così ebbra di omicidio.
Poiché, com’è sempre stato, ovunque i corvi si assoceranno con i corvi
e le iene con le iene.
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Pregare, quindi, significa infondere nel sangue un
Desiderio Maestro,
un Pensiero Maestro
ed una Volontà Maestra.
Significa intonare il sé fino ad armonizzarlo perfettamente
con l’oggetto della preghiera.
L’atmosfera di questo pianeta, riflessa in ogni dettaglio nei vostri cuori,
sta fluttuando con i vaganti ricordi di tutte le cose
di cui è stata testimone sin dalla sua nascita.
Nessuna parola od azione, nessun desiderio o sospiro,
nessun fuggevole pensiero o transitorio sogno,
nessun respiro umano od animale,
nessuna ombra, nessuna illusione,
ha mancato di marcare in essa il proprio mistico corso fino ad oggi,
e lo farà fino alla fine del tempo.
Armonizzate il vostro cuore con una qualsiasi di tali cose,
ed esso si precipiterà sicuramente sulle corde per suonare.
Voi non avete bisogno né di labbra né di lingua per pregare.
Ma di un muto e desto cuore,
di un Desiderio Maestro,
di un Pensiero Maestro e,
soprattutto,
di una Volontà Maestra che non dubiti né esiti.
Poiché le parole servono a poco
se il cuore non è presente e vigile in ogni loro sillaba.
E quando il cuore è presente e vigile,
la lingua farebbe bene ad andarsene a dormire
od a nascondersi dietro sigillate labbra.
Ne avete voi alcun bisogno di templi per pregare.
Chi non riesce a trovare un Tempio nel proprio cuore,
non potrà mai trovare il proprio cuore in tempio alcuno.
Tutto questo, però, lo dico a voi ed a quelli come voi,
ma non ad ogni essere umano.
Poiché, per la maggior parte, gli uomini sono ancor dei derelitti.
Essi sentono il bisogno di pregare, ma ignorano come farlo.
Essi possono pregare con parole, ma sono incapaci di trovare alcuna “parola” all’infuori di quelle che vengono loro messe in bocca.
Essi si sentono persi ed intimoriti
quando viene loro chiesto di percorrere la vastità dei loro cuori,
ma appaiono rasserenati e confortati quando stanno fra le mura dei templi
e nei greggi di creature come loro.
Lasciate che essi ereggano i loro templi.
Lasciate che cantino le loro preghiere.
Ma voi, ed ogni essere umano,
io incarico di pregare per il Discernimento.
Aver fame di qualunque altra cosa significherebbe non venir mai saziati.
Ricordate.
La chiave della Vita è la Parola Creativa.
La chiave della Parola Creativa è l’Amore.
La chiave dell’Amore è il Discernimento.
Riempite i vostri cuori con questi
e risparmiate alle vostre lingue il dolore delle molte parole,
affrancate le vostre menti dal peso delle molte preghiere
e liberate i vostri cuori dalla schiavitù di tutti quegli dei
che desiderano assoggettarvi con un dono;
che vogliono carezzarvi con una mano
solo per colpirvi con l’altra;
che sono contenti e benevoli quando li elogiate,
ma diventano adirati e vendicativi quando li rimproverate;
che non vi odono senza essere chiamati
e non vi danno senza essere implorati;
ed avendovi dato, troppo spesso se ne pentono:
dei il cui incenso sono le vostre lacrime, la cui gloria è la vostra vergogna.
Si, liberate i vostri cuori da tutti questi dei,
in modo da trovare in essi il solo Dio che,
riempiendovi di Se Stesso,
vi renderebbe sazi per sempre.
Pubblicato per la prima volta in Libano nel 1948 – prima in inglese e poi tradotto in arabo – da Mikhail Naimy, amico e accolito di Kahlil Gibran, “Il libro di Mirdad” è scritto in larga parte sotto forma di dialogo. Narra la storia di un misterioso straniero, Mirdad, che va in visita al remoto monastero della montagna dell’Arca e lì si assume il ruolo di insegnante e di guida spirituale per i nove allievi che si è scelto.
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