Il Giardino di Bad, vista sulle Langhe
In Alta Langa, una festa agostana fra due oasi di fede e relax
Dal 31 luglio al 10 agosto 2025 il piccolo paese di Lequio Berria si veste a festa in occasione dei festeggiamenti per il suo patrono. Ricco anche il programma degli avvenimenti, fra i quali si possono segnalare: sabato 2 agosto, grande costinata in piazza e festa della leva 2007 e della “preleva” 2008; il giorno successivo, mercatino e Santa Messa alle ore 11, nel pomeriggio concerto sul castello con quartetto d’archi dell’orchestra B. Bruni di Cuneo (che suona, ormai, d’abitudine, per il ferragosto piemontese in quota, ripreso in diretta dalla RAI); il giorno 5 si tiene la fiera di agosto con degustazioni e prodotti tipici; il 6 agosto, alle ore 21, si svolge la processione con “flambueaux” al Santuario della Madonna della Neve; il 7 agosto, alle 21, si proietta il film Onde di terra, con la partecipazione di Paolo Tibaldi; sabato 9, a partire dalle 20, la manifestazione “Mangia ed d’andà”, una passeggiata sotto le stelle, per le vie del paese, degustando i piatti della tradizione.
Dove ci troviamo?

Lequio Berria è un piccolo comune della provincia di Cuneo, a 834 metri di altezza, dove le Langhe si definiscono già “alte”, confinante con altri piccoli paesi di quel territorio dai nomi quasi mitologici: Albaretto della Torre, Arguello, Benevello, Borgomale, Bosia, Cravanzana, Rodello. Qualche nome è poetico, altri rimandano al Medioevo, come Benevello e Borgomale, due paesi che si fronteggiano e traggono i loro nomi dall’esito di antiche battaglie. Come vedremo fra poco, a Lequio Berria si possono apprezzare un piccolo e raccolto santuario mariano e un’area di ristoro e riposo unica nel suo genere: Il Giardino di Bad, una creazione nata dal cuore e dalle mani di Fiorella Rapalino.
Il toponimo del Comune potrebbe derivare dal termine celtico “leak” (pietra miliare), forse per la posizione del paese, luogo strategico per dominare il territorio circostante e passo obbligato per gli eserciti di passaggio in queste terre. Nominato fin dall’Anno Mille in un diploma dell’imperatore Ottone III, vive secoli oscuri e tormentati fino al 1601, quando viene annesso alle proprietà del Duca Carlo Emanuele I di Savoia. In quel secolo viene costruito un massiccio castello di cui non rimangono tracce visibili. Il suo patrono è San Lorenzo e si festeggia il 10 agosto.
Il santuario mariano di Lequio Berria, intitolato alla Madonna della Neve, è situato sulla dorsale che si protende verso la valle del fiume Belbo, in posizione panoramica. Di fondazione molto antica, è stato per secoli sede della parrocchia; dell’edificio quattrocentesco rimane la torre campanaria. Verso la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento la chiesa aveva ancora funzioni di parrocchiale con il titolo di San Giorgio, raffigurato con la spada, la croce, l’elmetto e lo scudo. Con l’edificazione della nuova chiesa di San Lorenzo e Angeli Custodi la parrocchia si sposta nel centro del paese, Madonna della Neve mantiene il culto come santuario mariano.

All’interno, l’edificio a tre navate è senza transetto, con abside rettangolare; presenta nella navata centrale copertura a volte e a crociera, in quelle laterali a botte; conserva, inoltre, il primitivo pavimento in cotto. L’altare è sormontato da una tela con la Vergine, copia di un’opera originale rubata da ignoti nel 1985. Il dipinto originale, di rara bellezza, era in stile rinascimentale, attribuito alla scuola raffaellesca. Nell’abside si trova una Madonna con Bambino, di rara bellezza, del Quattrocento. Nella sacrestia sono stati trovati numerosi stendardi di associazioni religiose dei paesi langaroli, lasciati in omaggio alla Vergine durante i pellegrinaggi che da tutta la Diocesi di Alba si effettuavano fino al santuario.
Gustavo Strafforello (1), erudito e divulgatore ottocentesco di origine ligure, la descrive così, nella sua opera La patria. Geografia dell’Italia. Provincia di Cuneo – Volume 1 – Torino 1891:
«Lequio Berria (834 ah.). In colle, presso la strada ad Alba, a 10 chilometri da Diano d’Alba, con parrocchiale di San Lorenzo e Congregazione di carità. Frumento, segale, granturco, castagne, uve squisite e molta selvaggina.
Cenni storici. — Sotto i marchesi di Savona aveva un castello che nel 1173 fu atterrato dagli abitanti. Ottone Del Carretto lo vendè a Manfredo marchese di Saluzzo, il cui discendente Manfredo IV ne investì il proprio fratello Giovanni signore di Dogliani. Questi lo lasciò al figlio Goffredo, che fu il capostipite dei signori di Lequio, il cui dominio andò poi diviso fra due rami, spenti i quali, passò a Michele Antonio signore della Manta.
Coll. elett. Cuneo III (Alba) — Dioc. Alba — P2 a Diano d’Alba, T. a Bossolasco.»
Lequio Berria, come detto, può vantare un’area attrezzata privata, “Il Giardino di Bad”, esperienza multiforme nata nel 2022, che i proprietari rendono disponibile a chi ne voglia fruire con una semplice prenotazione telefonica o a mezzo mail. Non esiste un motivo per questo nome, la zona in cui si trova l’area è così chiamata da tempi immemorabili. La fantasia, la creatività e la manualità di Fiorella Rapalino e il lavoro recente del marito Marco Busca hanno reso possibile il risultato finale, insieme a due persone che non ci sono più, ricordate con una targa poco dopo l’ingresso.
Tutto è immerso nel verde, si cammina fra dolci saliscendi con vista sulla Valle Belbo e si perde il senso del tempo. Un grande giardino fra pini e piante da frutto. I dislivelli fanno rivivere un territorio povero, un tempo coltivato soltanto a nocciole, con tanta fatica dei contadini, che una campagna avara ha sfamato per secoli.
Le Langhe Alte sono anche questo, un ambiente ben diverso dalla rinomata città delle torri e del palio degli asini! Siamo nel territorio amato da Beppe Fenoglio che, non lontano da qui, viveva amicizie e affetti e trovava ispirazioni a San Benedetto Belbo.
L’area del Giardino di Bad è un vero insieme di delizie: una vecchia bicicletta appoggiata non a caso; il bassorilievo di un animale esotico ti sorprende dove non lo aspetteresti; il pozzo dell’acqua ricorda un’aia di cascina, panche e tavolini sistemati in luoghi diversi, per godere lo spettacolo naturale che si offre allo sguardo: a sinistra le case di Lequio Berria, di fronte il campanile e la sagoma di Madonna della Neve.
Discendendo gli scalini, in una alternanza di listelli in legno e piastrelle, le rose segnano il cammino. Due cerchi concentrici richiamano l’attenzione all’infinito di questa Langa poco conosciuta, ed è un diverso infinito di colline che si apre e fa volare lontano la fantasia. La ruota di un carro ricorda la fatica degli spostamenti, quando le strade erano sterrate e faticose. Aiuole recintate di bottiglie conficcate nel terreno richiamano la vocazione della Langhe ricche, dove si producono vini rinomati (Dogliani e Monforte sono appena su un altro versante, a pochi chilometri da qui). Una Madonna orante e una Sacra Famiglia dentro un tubo di cemento rappresentano un originale presepe per tutto l’anno. E una vasca riattata, piena d’acqua, con le ninfee che vi crescono, riporta al clima di una villa rinascimentale, quando i giardini servono anche a regalare delizie e riposo ai loro proprietari.
Dopo questa immersione nell’ambiente naturale, una sosta per rifocillarsi è possibile, gli amanti della carne possono scegliere fra la cottura con la griglia o sulla pietra, in stile rustico. Viandante che cerchi la pace dell’anima, qui puoi fermarti ad ammirare l’infinito e a domandarti quale sia il nome della rosa. Tutte le indicazioni utili si possono trovare sul sito www.giardinodibad.it

Un augurio di buon viaggio a chiunque voglia scoprire Lequio Berria, durante la sua festa e tutto l’anno!
Note
(1) Gustavo Strafforello nasce il 12 luglio 1818 a Porto Maurizio (Imperia), da Leonardo, esponente di una numerosa famiglia che commercia olii; non si conosce il nome della madre. Studia nel collegio barnabita di Finale. Già nei primi Anni Quaranta dell’Ottocento collabora con i giornali torinesi Il Subalpino (poi Rivista italiana) e Letture di famiglia, con il giornale popolare di Parma Il Facchino e altre testate. Nel 1848 si trasferisce a Torino, dove entra in stretti rapporti con l’editore Giuseppe Pomba. Dopo l’Unità d’Italia, tra le sue più assidue collaborazioni giornalistiche si segnalano quelle per la Rivista europea e per La Civiltà italiana, quest’ultima diretta da Angelo De Gubernatis. Dagli Anni Sessanta diventa un protagonista del genere della letteratura “lavorista”, volta a divulgare le virtù dell’operosità, dell’impegno nel lavoro e dell’attitudine al sacrificio. Smisurata la sua produzione letteraria; l’attenzione per la geografia fisica ed economica assume in lui forme sistematiche con l’ambiziosa opera La patria. Geografia dell’Italia, che compila «colla collaborazione di altri distinti scrittori» a partire dal 1890 in trentadue volumi (Torino 1890-1905). Coniugato con Teresa Cicala, muore a Porto Maurizio tra il 3 e il 4 marzo 1903.
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