Chiara Tiboni
Un incontro con Chiara Tiboni, clavicembalista e coordinatrice dell’Istituto di Musica Antica del Conservatorio di Milano
Per Alessandro Scarlatti sembra adattarsi alla perfezione il celebre verso con cui Lorenzo Da Ponte descrive l’araba fenice nel libretto del Così fan tutte mozartiano: «Che vi sia ciascun lo dice / Dove sia nessun lo sa».
In altre parole, bene o male chi conosce almeno un po’ la musica classica ha sentito parlare del compositore palermitano di cui quest’anno si celebra il terzo centenario della scomparsa, ma quanti possono dire di avere ascoltato qualche sua opera?
Per cercare di fare un po’ di chiarezza sull’importanza di quello che molti continuano a considerare tra gli esponenti più emblematici della Scuola Napoletana, che per quasi un secolo e mezzo influenzò il gusto musicale di tutta l’Europa, ho incontrato Chiara Tiboni, cembalista e coordinatrice dell’Istituto di Musica Antica del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, che sabato 27 settembre alle ore 17.30 sarà di scena nel Refettorio del Seminario Vescovile di Asti.
Il nostro incontro si è aperto con la constatazione di un paradosso non da poco, ossia che la riscoperta filologica in atto nel mondo della musica da oltre mezzo secolo ha da un lato favorito la rivalutazione di compositori anche molto marginali e dall’altro trascurato in maniera clamorosa uno dei giganti del Barocco internazionale.
La risposta della mia interlocutrice non si fa attendere:
«Iniziamo con il dire che Alessandro Scarlatti è senza dubbio una figura centrale nella storia della musica barocca italiana. La sua importanza può essere compresa su più livelli, in quanto – da fondatore della Scuola Napoletana – contribuì a fissare molte convenzioni formali, tra cui l’uso sistematico dell’aria col da capo.
La sua scrittura si distingue per una grande raffinatezza melodica e per l’uso di un’orchestra più ampia rispetto ai suoi predecessori. La sua produzione è vastissima, in quanto compose circa 115 opere teatrali, oltre a oratori, più di 600 cantate e lavori sacri di altissimo livello.
Purtroppo, nonostante il suo peso storico, il suo repertorio è relativamente poco eseguito e inciso. Le ragioni sono molteplici, forse perché molte opere di Scarlatti, pur avendo un’enorme importanza storica, risultano meno “spettacolari” per il pubblico moderno rispetto a quelle di Händel, Vivaldi o Monteverdi, che offrono contrasti drammatici più immediati.
Inoltre, gran parte delle sue opere rimane manoscritto o in edizioni specialistiche poco diffuse, rendendone difficile la programmazione. Inoltre, le opere di Scarlatti furono concepite per corti e teatri specifici, un fatto che ne complica l’adattamento alle sale moderne. Per questi motivi, il suo repertorio vive soprattutto in ambiti specialistici, festival barocchi o incisioni mirate, piuttosto che nel grande repertorio da sala».
Oltre a questo mare magnum che intimidisce anche gli interpreti più navigati ad avventurarsi alla scoperta del corpus scarlattiano, alcuni addetti ai lavori ritengono questo compositore troppo obsoleto rispetto ad altri autori contemporanei o di poco posteriori come Vivaldi e Bach…
«A questa obiezione si può rispondere sottolineando che Scarlatti non è “obsoleto”, ma pionieristico, in quanto contribuì a codificare l’opera seria e l’aria col da capo, influenzando Händel e tutto il Settecento. Se Vivaldi e Bach portano a maturità il concerto e la cantata, è anche grazie alle basi che lui aveva già posto».
Una disamina chiara e del tutto condivisibile, che però mi aveva lasciato una domanda più personale: ma Chiara Tiboni come ha scoperto le opere di questo compositore?
«Ho incontrato Alessandro Scarlatti dapprima attraverso le sue arie e le cantate, poi come cembalista, confrontando le sue pagine con quelle del figlio Domenico: da un lato la chiarezza formale e teatrale del padre, dall’altro l’audacia virtuosistica del figlio. Questo dialogo mi ha fatto scoprire la ricchezza e l’attualità di entrambi».
A questo punto il nostro discorso si è focalizzato sul concerto in programma ad Asti, di cui ho chiesto una chiave di lettura.
«Questo concerto guida a scoprire la sorprendente varietà della produzione di Scarlatti, compositore che fu al tempo stesso operista, maestro di musica sacra, autore di opere per tastiera e innovatore strumentale. Le sinfonie e le pagine orchestrali mostrano la sua vena brillante e teatrale, con la tromba protagonista in brani di grande effetto, mentre le toccate e le fughe per tastiera ci portano nel suo laboratorio più intimo, fatto al tempo stesso di rigore contrappuntistico e fantasia. Nella musica sacra, come i Concerti sacri op. 2 o il Rorate caeli, emerge invece una scrittura intensa e lirica, che fonde coerentemente l’eleganza liturgica con il pathos dell’opera. L’elemento teatrale torna poi in brani come Tu piangi o Quella tromba, dove il sacro si colora di dramma e di emozione».
Per esprimere al meglio queste fascinose sfumature espressive, bisogna però accostarsi a queste opere con un approccio storicamente informato, che ne rispetti lo stile e i contenuti…
«Alla base di questo concerto c’è un rigoroso lavoro di ricerca musicologica, che significa studio delle fonti originali, confronto con le edizioni critiche e attenzione alla prassi esecutiva storica. Non si tratta solo di “riprodurre” il passato, ma di comprenderlo a fondo: dalle ornamentazioni vocali, al rapporto con i testi poetici e all’uso degli spazi sonori. Questo approccio permette di dare al pubblico esecuzioni vive e autentiche, frutto non solo di sensibilità artistica, ma anche di rigore scientifico e di restituire a Scarlatti tutta la freschezza e la forza espressiva che avevano le sue opere al tempo della loro creazione».
La freschezza e la forza espressiva cui ha fatto cenno Tiboni sono tra le caratteristiche più tipiche dei giovani interpreti come quelli che si esibiranno ad Asti. Per scoprire chi saranno i protagonisti della serata, ho chiesto alla mia ospite di parlarmi di loro.
«L’Istituto di Musica Antica del Conservatorio di Milano è uno dei centri più completi in Italia per lo studio e la pratica della musica storica, dal Rinascimento al primo Classicismo. Riunisce le cattedre di strumenti antichi – dal clavicembalo al violino barocco, dalla viola da gamba al liuto, dal flauto traversiere al canto barocco – offrendo agli studenti un percorso al tempo stesso ampio e molto specialistico. Accanto alle lezioni individuali, grande spazio è dato alla musica d’insieme e ai progetti concertistici. La rassegna “Primavera Antica”, per esempio, porta i nostri studenti a esibirsi non solo in Conservatorio, ma anche in luoghi simbolici di Milano, come il Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci, San Maurizio, il Monastero Maggiore e molti altri. Inoltre, l’istituto ospita spesso masterclass e seminari tenuti da artisti di fama internazionale, da Olivier Baumont a Hopkinson Smith. Va poi detto che l’Istituto partecipa anche ad attività internazionali e all’Erasmus, per esempio con i Blended Intensive Programme (BIP), che quest’anno si sono concretizzati nell’esecuzione dell’oratorio La Resurrezione di Händel, un progetto che ha coinvolto studenti e docenti di diversi paesi. Il punto di forza del nostro Istituto è quello di unire alta formazione accademica con un’intensa attività performativa, formando musicisti capaci di vivere la musica antica non solo come repertorio da studiare, ma come esperienza viva e attuale».
Prima di salutare Chiara Tiboni, non potevo mancare di farle una domanda sui suoi progetti futuri.
«Attualmente sono molto impegnata nella docenza di Clavicembalo e Tastiere Storiche al Conservatorio di Milano, dove coordino laboratori, masterclass e la stagione concertistica “Primavera Antica”. Un altro aspetto centrale della mia attività è il Festival Internazionale de L’Architasto: Il Clavicembalo, da me fondato e organizzato dal 2008. L’evento, che si svolge ogni anno a Roma, ha l’obiettivo di rinnovare lo splendore che la tastiera conobbe nella capitale tra il XVII e il XVIII secolo, proponendo concerti e masterclass dedicati alla musica barocca e agli strumenti storici. Svolgo inoltre una intensa attività concertistica in Italia e all’estero, sia come cembalista solista sia come continuista, collaborando con solisti e gruppi di spicco del panorama internazionale della musica antica. Sono anche coinvolta in progetti internazionali Erasmus, che mi permettono di collaborare con istituzioni estere e di promuovere lo scambio culturale e artistico a livello europeo».
Sabato 27 settembre 2025 – ore 17.30
Refettorio del Seminario Vescovile
Piazzetta Seminario 1 – Asti
ALESSANDRO SCARLATTI 300
Alessandro Scarlatti (1660-1725)
Sinfonia di concerto grosso n. 2 in re maggiore
Toccata e Andante in sol maggiore
Jam sole clarior
Rorate caeli
Mortales, non auditis?
Fuga in re minore primi toni
Sinfonia A Battaglia, pensieri
Fuga in sol minore secundi toni
De le querce i rami altissimi (Il giardino di rose)
Tu piangi (La vergine addolorata)
Quella tromba
Solisti ed ensemble strumentale dell’Istituto di Musica Antica del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano
Chiara Tiboni, direttrice
Ingresso: € 5
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