Un contributo di Sonia Lotti
Presentiamo una recensione particolarmente toccante che descrive in modo encomiabile e con grande delicatezza, gli aspetti più profondi di una patologia troppo comune. Sonia Lotti, con grande maestria, dipinge una presentazione dai toni pastello che giunge al cuore del Lettore, coinvolgendolo senza retorica nel mondo di una realtà tutta da scoprire.
Di Sonia Lotti
«Vi fu il fondamentale incontro con uno specialista che intuì quale fosse il problema. Disse a mia madre molto schiettamente, in modo magari crudo: E’ gravissimo, è autistico, è come in una torre. Cammina nel suo mondo.». E chiuse con un’eloquente frase in milanese: – El va-. Come a dire, lui va, va per la sua strada.»
Senza veli, Lucy Lo Russo ci racconta la realtà sulla condizione che vive suo fratello e la sua famiglia. Questo romanzo è per lei la “nostra” storia dove narra le relazioni più intime tessute intorno alla vita di suo fratello. «Andrea non parla» è l’eloquente titolo del suo romanzo del 2023 edito da Fausto Lupetti editore. Andrea non parla ma Lucia Anna Tiziana Lo Russo ascolta, tace e proprio nel suo silenzio interiore scopre che la storia di Andrea va raccontata senza troppo gridare.
Lucy è la sua firma, il suo pseudonimo Pixie la Rouge. Un nome diverso per le varie pubblicazioni e le molte occasioni perché la personalità di Lucy è genuinamente camaleontica. Si laurea in Lingue e letterature straniere allo IULM di Milano quando ancora Francesco Alberoni era rettore. Tra i suoi professori nomi di spicco; basti pensare a Roncoroni, latinista esperto, a Pautasso intellettuale ben noto a Torino, a Gabriele Mandel Kan psichiatra, professore, violinista e ceramista ma soprattutto maestro sufi di inestimabile cultura: così là, imparò i semi dell’arte e della letteratura.
L’amore per il cinema e lo spettacolo la spinsero poi a specializzarsi in Comunicazioni Sociali presso l’Università Cattolica. Nel 1988 scrive «A Scuola di Seduzione, Capire, riscoprire e praticare l’arte del fascino» edito da Lupetti editori di Comunicazione con una copertina dove i suoi occhi intensi domano senza nessuna reticenza i lettori più feroci. La stessa intensità di sguardo pura e cristallina disegnata anche nel suo romanzo negli occhi di suo fratello.
Nel 2007 esce «Amateci così, Manuale di seduzione con 40 ricette di fascino», con Sperling & Kupfer, questa volta indirizzato ad un pubblico soprattutto maschile. Scrivere di Lucy, è raccontare una personalità poliedrica perché tra le molte cose che ha fatto c’è stata persino una carriera come cantante punk, una come cabarettista e qualche puntata al Costanzo show dove mostrava ai telespettatori, come si possa spingere un banale carrello del supermercato sprigionando un fascino inaspettato. In quelle puntate dove ci stupisce, oltre all’ironia e a una simpatia travolgente il profumo della seduzione è stato virale.

Nel 2004 due racconti “Cinque allora” sulla figura di John Coltrane pubblicato nel libro collettaneo «Jam Session, Storie di Jazz» edito da Lampi di Stampa a cura di Guido Michelone e «I Beatles: un mito dalla A alla Z» sempre a cura di Guido Michelone per Bompiani. Poi altri racconti, come «I left my heart in Corso Garibaldi 30-32», in «Milano Off 1989-198X» (Milieu, 2022) a cura di Stefano Ghittoni, ancora articoli come pubblicista per diverse testate e per alcuni giornali on line.
Oggi è docente in una scuola superiore di Milano. Tanta strada ma in questa vita non dimentica mai suo fratello perché quando Andrea ha bisogno di lei Lucy c’è:« Sì Andrea torno…Sai che se c’è da combattere, lo farò. Attingerò alle mie riserve di diplomazia per non perdere la battaglia. Comunque torno. Lo sai. Torno sempre.» Lo stesso Michelone con il quale instaura un rapporto di reciproca amicizia, autore peraltro del best seller «Vasco Rossi. Una vita spericolata in equilibrio sopra la follia» che scrive con Vittoria Chiarenza, nella prefazione di «Andrea non parla» scrive: « … a pettine si svolgono i temi cruciali relazionabili a quando si è famigliari di una persona disabile. Il tutto con una forza evocativa che forse davvero non ha pari con quanto accade nella letteratura odierna che si occupa- o finge di occuparsi- di questi temi.».
Avrei dovuto presentare il libro della Lo Russo a Torino al Salone del libro. Ma quel giorno un incidente ci fermò a Vercelli e a Torino non ci arrivammo. Tutti scendemmo dal treno a causa di un incidente avvenuto poco più avanti; un suicidio o un omicidio di una donna finita sotto il treno. La cosa interessante fu che né lei né io eravamo preoccupate. Ci doveva esser un perché per quella sosta e forse non stava tutto in quel drammatico incidente. E mi convinsi che il destino ci avesse salvate da una presentazione troppo breve che avrebbe richiesto una tempistica maggiore rispetto ai due quarti d’ora che ci erano stati concessi.
Insomma come si può liquidare in poco tempo un argomento così intenso come quello dell’autismo con tutto il suo vissuto e le sue implicazioni? Il fatto interessante fu che da Milano a Vercelli, Lucy ed io provammo la scaletta che mi ero fatta. Proprio a Vercelli avevamo finito, avremmo sforato solo di un quarto d’ora. Ma qualcosa di strano avvenne durante quella prova. Dopo aver parlato della storia del libro e di alcune vicende da lei narrate mi venne di dirle qualcosa del genere :«Lucy, ti conosco da molti anni, lo so che, come hai scritto con molta chiarezza nel tuo romanzo che Andrea ama il flipper, la musica rock.
Conosco gli sfondi che racconta la storia di Andrea. Sono: Milano, Roma, Torre Pellice, l’isola d’Elba, tua madre, la zia, la tata, la famiglia, tuo padre. So che per te è esistita l’accettazione e la condivisione con gli amici, hai permesso ai lettori di capire il conforto che hai trovato conoscendo i nuovi approcci di Comunicazione alternativa aumentativa e tutte le invenzioni geniali e talvolta folli che la medicina ha inventato dal giorno della diagnosi di Andrea ad oggi. So che Andrea al cinema è tranquillo e che le commedie con una trama semplice gli piacciono, che ama le figurine e gli piace sfogliare le riviste, lo so che gli piace il Jazz, hai scritto che la sua disabilità è un autismo non verbale nel quale dice solo consonanti e vocali di tanto in tanto.
Hai spiegato a chi legge quanto per la vostra famiglia e per Andrea sia stato necessario l’intervento delle istituzioni, le leggi, un tutore, le comunità socio sanitarie, il centro diurno. Le difficoltà, le diffidenze, le interpretazioni distorte, la discriminazione, le critiche, le insolenze e le follie emerse intorno alla gravità di Andrea sono tutti fatti che hai lasciato emergere. Poi un balsamo letterario perché tra le righe ho riconosciuto il tuo grande sentimento per Proust, la passione per la memoria con quel tuo controllo attento della sintassi delle subordinate elaborate con trattini. Mi hai detto che un maestro di scrittura per te è Raymond Carver proprio per quei non detti che diventano sottintesi e per quella lacunosità che lasciano spazio al lettore di immaginare.
Ma è l’affettività che emerge leggera dal tuo libro quella che assurge a momenti di tenerezza straordinaria che mi ha letteralmente lasciato senza fiato; è quanto l’affettività correlata con tua presenza siano oggi un reale punto di comunicazione tra te e Andrea. Con il tempo, sei cresciuta e diligentemente: dai racconti, dai manuali, alla forma più articolata e complessa del romanzo. In «Andrea non parla» si percepisce il senso dell’umana condizione con le sue sofferenze ma tu riesci a eliminare la sofferenza psicologica, mantieni l’attenzione, l’osservazione, la lucidità. Separi i pensieri oscuri come fossero nuvole nel cielo, appare un cielo molto più ampio, il cielo di chi osserva e sa raccontare la propria storia cancellando molte negatività, quello di chi va oltre le narrazioni della mente.
Come si evince dal tuo libro ne hai viste proprio tante, ma sei stata capace di raccogliere i fiori migliori, di separare le nuvole. Quando dentro una storia appare così visibilmente un cuore limpido, è perché quella storia sta sicuramente creando valore. Anche se il valore per molti è un’altalena, un’opzione ai confini del démodé, per altri resta fortunatamente una sana virtù.» Mi sorrise.Ci fosse stata una presentazione, avrei dovuto chiedere al pubblico se avessero domande da porre, dire che il libro era in vendita per chi avesse voluto acquistarlo, lei avrebbe dovuto scrivere dediche e vendere il suo libro. Avvenne tutto lo stesso perché, terminata la prova- presentazione in treno, in attesa della nostra sorte di viaggiatrici, senza sapere se mai avremmo potuto ripartire, tra persone furiose contro le negligenti ferrovie italiane, mentre agli sportelli promettevano bus riparatori mai arrivati, tra la gente che si chiedeva il perché di un suicidio così cruento o che si lamentava perché i propri impegni evaporavano come nubi al sole – due ragazze si avvicinarono a lei e timidamente le dissero che avevano seguito la prova della presentazione e che desideravano acquistare due copie.
Una, le pose una domanda alquanto puerile ovvero se fosse difficile scrivere un romanzo e lei rispose: «Abbastanza, è una sfida ma è anche edificante.» Apparentemente una risposta quasi banale ma dietro, per tutti quelli che scrivono, una verità inconfutabile. Il treno non arrivava, forse bisognava aspettare. Se devi aspettare, aspetta, se devi soffrire soffri, se devi gioire gioisci e la vita scorre. Lei, prese dallo zaino due copie di «Andrea non parla» , su una dedica mi cadde l’occhio: « Spero che la lettura della nostra storia possa illuminare in qualche modo la tua vita.» Da parte mia, è con gratitudine che ringrazio Lucy Lo Russo per avermi dato l’occasione di poter lasciare qualche riflessione su di lei e su «Andrea non parla» un libro di umano spessore, straordinariamente intelligente.

Recensione emozionante, molto coinvolgente.
Grazie Cristina, felice sia stata di tuo gradimento.